“I dannati dell’Asinara” – Percorso bibliografico attraverso “l’altra faccia della guerra”

U.S._6 ottobre 2015Relazione 1915-1916Interludio di Sardegna0668_001

Le due facce della guerra. Gli studi recenti  stanno mettendo in luce il duplice volto della Prima guerra mondiale. Da un lato c’è la guerra tramandata dai libri di storia, quella combattuta con “gloria e onore” dai soldati al fronte. Dall’altro lato c’è la guerra a lungo sottaciuta o rimossa, quella dei morti per malattia e dei prigionieri di guerra. La Sardegna ne rappresenta un esempio emblematico. Il primo aspetto è rappresentato dalle “eroiche” vicende della Brigata Sassari; il secondo dalla tragica storia dei prigionieri austro-ungarici deportati nell’isola dell’Asinara.

(Leggi l’articolo integrale nella Pagina del Blog dedicata ai Cent’anni dalla Prima Guerra mondiale)

Leggere o rileggere “Un anno sull’altipiano” a cent’anni dalla prima guerra mondiale.

Un-anno-sullAltipiano.-CopertinaUn anno sull'altipiano_3

In corrispondenza delle ricorrenze legate ai momenti salienti che hanno segnato l’avvio alla Prima guerra mondiale (1914-1918), si stanno svolgendo in diverse parti d’Europa toccanti manifestazioni commemorative. La Grande guerra fu, più di altre, una vera e propria catastrofe collettiva. Gli storici parlano di 60 mila persone coinvolte, 8 milioni di morti, 7 milioni di dispersi, 21 milioni di feriti.

Oggi non esistono più testimoni viventi di quella tragica esperienza ma il ricordo di devastazione lasciato dalla Prima guerra mondiale è arrivato inalterato sino alle nuove generazioni attraverso i racconti familiari. In tutta Europa, la tradizione dei pellegrinaggi ai luoghi della memoria della Grande guerra continua ad essere portata avanti proprio dai nipoti e pronipoti dei combattenti di allora.

Associato al ricordo della Grande guerra, per noi sardi in particolare, c’è anche quello di un eroico personaggio: Emilio Lussu. Come ufficiale della Brigata Sassari, insieme agli altri soldati sardi da cui la brigata era fondamentalmente composta, Emilio Lussu combatté sul fronte, nell’Altipiano di Asiago. Partecipò alle più terribili e devastanti azioni di guerra, ricevendo per il suo coraggio numerose decorazioni e promozioni. Sono certamente questi i motivi principali per cui molti sardi, in questi ultimi mesi, stanno leggendo o rileggendo “Un anno sull’altipiano”. Per gli stessi motivi diverse biblioteche dell’isola e associazioni di lettori hanno in programmazione cicli di pubbliche letture di questo straordinario libro, che è considerato una delle più importanti testimonianze della Prima Guerra Mondiale.

Un anno sull'atlipiano_2“Un anno sull’altipiano” è un libro di memorie di guerra. Emilio Lussu lo scrisse tra il 1936 e il 1937, durante l’esilio in Francia. Uscì a Parigi nel 1938 per le Edizioni Italiane di Cultura. Einaudi lo pubblicò per la prima volta in Italia nel 1945. Il libro dunque prese forma molti anni dopo gli avvenimenti raccontati, attraverso un lavoro di selezione e focalizzazione degli episodi che avevano “maggiormente colpito” l’autore e di ciò che gli era “rimasto impresso”. Questo fatto, insieme a una serie di artifici letterari inventati da Lussu, fanno sì che “Un anno sull’altipiano” sia molto più di un diario di guerra in senso stretto. Alberto Asor Rosa, nella prefazione all’Edizione Ilisso 1999, lo definisce un “racconto epico”, “un libro che si legge, e furiosamente torna a leggersi”, persino – come lui stesso dichiara di aver fatto – “una decina di volte”.

Per noi pronipoti della sfortunata generazione che prese parte alla Prima guerra mondiale, leggere per la prima volta questo libro o rileggerlo con maggiore consapevolezza da adulti (qualora lo avessimo letto alle scuole medie come libro per le vacanze), è senza dubbio un’esperienza che può dare un senso alle commemorazioni in corso. Significa concentrarsi sulla “generazione perduta”, su quei milioni di morti e sull’impressionante numero di mutilati che causò.

“Un anno sull’altipiano” è narrato in prima persona, come se le vicende raccontate si stessero svolgendo in quel momento. La finzione letteraria restituisce la guerra “in diretta”, senza mediazioni, “come è accaduto in alcuni, pochi, grandi films di guerra”, scrive Asor Rosa. Emilio Lussu riesce così nell’intento di fornire uno straordinario documento sulla Prima guerra mondiale: sulla follia, l’atrocità e l’insensatezza che l’hanno caratterizzata. *

Sandra Mereu

* Questo articolo è pubblicato anche nella pagina del blog dedicato ai “100 anni dalla prima guerra mondiale”

Europeana 1914-1918

Europeana 1914-1918

Centenario della Grande Guerra

Fotografie, lettere, memorie
EUROPEANA

(Clicca sull’immagine per accedere al sito Europeana 1914-1918)

Storie di guerra. Nel 2014 si commemorerà il Centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale. Il progetto “europeana 1914-1918, storie di famiglia” vuole ricordare cosa significò per i soldati e le loro famiglie quel difficile momento storico e costruire un archivio digitale per raccontare la storia delle persone coinvolte nel conflitto affinché non vengano dimenticate. Quasi 700 mila vittime, oltre un milione tra mutilati e feriti, per una mobilitazione generale che ha visto correre alle armi oltre 5,5 milioni di uomini. Sono questi i numeri della Prima guerra Mondiale sul fronte italiano, 41 mesi di atrocità e morte, dal 24 maggio del 1915 all’armistizio del 4 novembre 1918. E’ passato un secolo, musei di tutt’Europa possiedono cimeli d’ogni genere, le vicende della Grande Guerra sono state raccontate attraverso libri, film e convegni; eppure c’è ancora molto da scoprire, soprattutto nei cassetti e nei bauli dimenticati in soffitta.

Europeana è l’archivio digitale d’Europa. Il progetto “1914-1918 storie di famiglia” è nato in Germania nel 2011 con l’obiettivo di raccontare memorie e cimeli di famiglie coinvolte nella guerra non solo quindi racconti e oggetti dei soldati al fronte ma anche dei civili. In Germania sono state organizzate nove giornate di raccolta in cui sono state digitalizzate 40.000 immagini, tra cui: diari inediti, mappe disegnate a mano, ritratti e fotografie che raccontano la vita sotto il fuoco nemico e la quotidinaità delle famiglie in attesa dei propri cari. Il progetto è stato ampliato e oggi coinvolge 10 paesi europei, l’obiettivo è quello di creare un unico archivio digitale della Prima Guerra Mondiale. In Italia l’iniziativa è patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico e la Fondazione Museo storico del Trentino. Dopo la prima e fortunata giornata di raccolta organizzata a Trento il 16 marzo scorso ha fatto seguito quella di Roma del 15 maggio.

Chi non ha potuto partecipare alle due giornate di raccolta italiane,  ma vuole condividere in rete e quindi contribuire a preservare le proprie storie di famiglia, può ancora farlo. E’ sufficiente scattare autonomamente foto digitali di cimeli o fare la scansione di lettere, fotografie, diari, o digitalizzare film e materiale audio o altro materiale che risale agli anni 1914-1918 e sono legati alla Prima Guerra Mondiale.  Quindi deve registrarsi sul sito www.europeana1914-1918.eu  e caricare direttamente il materiale nell’archivio online. Una volta che le informazioni saranno esaminate dagli esperti, verranno rese disponibili al mondo intero.

“Echi di guerra e di speranza” di Ignazio Deidda

echi di guerrA quasi cent’anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, in tutta l’Europa si preparano iniziative di carattere storico-culturale (censimenti, ricerche scientifiche, mostre documentarie)  per ricordare gli avvenimenti  e i protagonisti di quel tragico conflitto bellico, che cambiò profondamente il corso della storia. 

A Elmas, Giovedì 14 marzo alle ore 18, nella sala riunioni della Biblioteca comunale, Equilibri presenterà il libro di Ignazio Deidda “Echi di guerra e di speranza”, avvincente racconto autobiografico di un ufficiale sardo, stampato postumo a cura dell’ammiraglio Giuliano d’Este. Il libro sarà presentato da Giorgio Spiga con interventi di Paolo Marcias e Maria Deidda.

Quasi un romanzo questo libro postumo di Ignazio Deidda, non una storia della guerra 1915-18, ma il racconto della sua vita “veramente vissuta” da giovane durante tutta quella guerra. Il libro conduce il lettore nella straordinaria esperienza quotidiana di quegli anni e la fa vivere insieme a lui, con garbo e spesso con una vena di bonaria ironia, anche nei momenti difficili o nelle circostanze più decisamente personali ed importanti, fino a farlo entrare nel “salotto buono di casa” per il fidanzamento ufficiale con la fanciulla dei suoi sogni, che sarà poi la sua sposa. Non nasconde nulla delle vicende narrate, con una precisione che potrebbe sembrare pignoleria e che invece rivela un amore sconfinato per la VERITA’ come lui stesso confessa. I suoi pensieri, in quegli anni lontani erano rivolti alla Patria da servire, alla famiglia, ma erano anche quelli affidati alle speranze dell’amore, grande ricchezza della gioventù. Parole di guerra, dunque, ma anche parole di speranza e di amore che s’intrecciano quasi continuamente fra loro nel lungo racconto e che forse rimarranno nella memoria di chi le avrà lette in queste pagine. (G. D’Este)