La crisi economica vista dal consiglio comunale di Sestu

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Sestu, Fornaci Scanu

Sestu, come tutti i comuni della Sardegna, in questi ultimi anni sta fortemente risentendo della crisi economica. Hanno chiuso i battenti molti esercizi commerciali e altrettante aziende hanno cessato l’attività e mandato a casa i lavoratori. Nel nostro territorio la crisi sta investendo in modo particolare il settore dell’edilizia che negli ultimi decenni, trainato dalla convulsa espansione dell’abitato, aveva registrato un notevole sviluppo. Ultima in ordine di tempo, ora anche Fornaci Scanu, storica azienda produttrice di laterizi e altri materiali da costruzione, ha messo in mobilità i suoi operai (circa 60) e si teme che presto la stessa sorte toccherà anche agli impiegati.

L’ordine del giorno e la vertenza Fornaci Scanu. Su sollecitazione delle parti sindacali il consiglio comunale di Sestu, nella seduta di martedì 21 ottobre, ha discusso un ordine del giorno finalizzato a impegnare il Comune in iniziative concrete e azioni di stimolo nei confronti di tutti i soggetti istituzionali, Regione in testa, che più del comune, imbrigliato dai vincoli del patto di stabilità, possono svolgere un ruolo nell’individuazione di adeguate soluzioni tese a scongiurare la chiusura definitiva degli stabilimenti dell’azienda. Un fatto, questo, che avrebbe gravi ripercussioni economiche e sociali nel nostro territorio e non solo.

Il dibattito. Presentando l’ordine del giorno, il sindaco Aldo Pili ha illustrato il ruolo che le Fornaci Scanu da circa cinquant’anni svolgono nell’economia di Sestu e dell’intera Sardegna. Molte infrastrutture dell’isola sono state realizzate con i materiali forniti dalle Fornaci Scanu. Si tratta dunque di un’azienda che ha maturato una notevole capacità di pensare e progettare. La sua chiusura comporterebbe quindi, insieme alla perdita di posti di lavoro, la dissipazione di conoscenza e professionalità. Il comune di Sestu – ha sostenuto il vicesindaco Sergio Cardia – non se ne può disinteressare, anche perché in passato ha favorito in vario modo l’insediamento di questa azienda nel suo territorio. E a questo proposito ha ricordato quanto sofferta e tormentata fu la vicenda degli espropri. Nel seguire il dibattito che si è sviluppato intorno a questo argomento ho annotato gli interventi che mi sono sembrati più utili a ricostruire la vicenda ed esemplificativi delle posizioni (e contraddizioni) politiche presenti nell’attuale consiglio comunale di Sestu:

Massimiliano Bullita (Forza Italia): la politica nulla può contro i soggetti finanziari che detengono il controllo dell’economia. L’esponente di Forza Italia ha individuato la causa immediata delle difficoltà in cui si dibattono le Fornaci Scanu nella crisi dell’edilizia e nella concorrenza rappresentata da nuovi materiali da costruzione presenti oggi sul mercato, più isolanti ed economici. La causa remota della crisi sarebbe invece da individuare nell’impossibilità della politica di incidere sulle scelte economiche. L’economia – secondo il consigliere Bullita – è in mano a pochi soggetti finanziari (banche, agenzie di rating) che agiscono su dimensioni planetaria e vanificano ogni possibilità di pianificare lo sviluppo dei territori da parte dei governi nazionali e locali. E’ certamente un’analisi condivisibile. Dire però, come fa Massimiliano Bullita, che all’origine della crisi ci sono in definitiva le pratiche speculative irresponsabili adottate dagli agenti della finanza, significa anche riconoscere, come fanno i più autorevoli economisti, che la crisi che ha investito le economie occidentali (a partire da quella americana) è la conseguenza dell’aumento della diseguaglianza e quindi dell’intensificazione dello sfruttamento e della perdita di valore del lavoro; dell’introduzione di contratti all’insegna della precarietà giovanile che costituisce ormai di fatto la variante moderna della servitù delle società del passato. Significa in ultima analisi riconoscere che all’origine della crisi c’è l’ideologia neoliberista a cui, come è noto, il pensiero politico di Forza Italia si rifà.

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Sestu, consiglio comunale del 21 ottobre 2014

Elio Farris (Sinistra Ecologia e Libertà): una strategia aziendale poco lineare. Fermo restando il contesto di forte crisi economica in cui si trovano ad operare tutte le aziende, in particolare quelle del settore dell’edilizia, SEL per tramite del capogruppo Elio Farris ha espresso alcune perplessità sul comportamento poco coerente tenuto dalla direzione delle Fornaci Scanu. Recentemente l’azienda aveva fatto consistenti investimenti (anche utilizzando contributi pubblici) per adeguare le fabbriche di Sestu e Guspini a nuove lavorazioni e rendere i prodotti tradizionali più competitivi sul mercato. Tutto faceva presagire il rilancio della produzione e il mantenimento in organico delle maestranze. La scelta di mettere in mobilità gli operai è stata pertanto, oltreché inaspettata, rivelatrice di una strategia industriale che va in una direzione opposta a quella della produzione di beni. Nonostante le numerose sollecitazioni dei lavoratori attraverso le organizzazioni sindacali, l’azienda non ha mai presentato un piano industriale e non ha mai chiarito quale sia il suo vero obiettivo. Utile e indispensabile è dunque che l’amministrazione e il consiglio comunale di Sestu stiano affianco ai lavoratori dell’azienda e ne seguano la vertenza, promuovendo nel contempo tutte le azioni che si riterranno utili per scongiurare il loro licenziamento.

Michela Mura (dissidente PD): come ti strumentalizzo il dramma. Sulla stessa lunghezza d’onda dell’opposizione di destra rappresentata da Antonio Mura, la consigliera comunale di quella parte del PD che si è collocata fuori dalla maggioranza ha ritenuto esercizio inutile discutere sulla vertenza Fornaci Scanu e più proficuo evidenziare invece quanto l’amministrazione non avrebbe, a suo dire, fatto a sostegno delle attività produttive del Comune. Incapace di cogliere i principi che ispiravano il documento e il ruolo politico che può effettivamente svolgere il consiglio comunale rispetto a una questione di simile portata, ne ha minimizzato l’efficacia riducendo il tutto a semplice attestazione di solidarietà ai lavoratori dell’azienda. Dopo aver di fatto dichiarato la sua stessa impotenza, ha però pensato di sfruttare l’occasione per l’ennesimo affondo nei confronti dell’amministrazione comunale. Lo ha fatto con i modi e i metodi che la contraddistinguono, cioè mettendo insieme una serie di accuse prive di fondamento o palesemente false. La più eclatante è stata quella per cui il comune starebbe utilizzando i cantieri di lavoro per fini elettorali. Accusa grave di per sé che qualunque amministratore responsabile dovrebbe oltreché pronunciare anche provare. La verità è che i cantieri di lavoro che danno sollievo alla disoccupazione sono interamente finanziati dalla Regione, sia quelli ordinari, che si rinnovano annualmente, che quelli straordinari che sono stati avviati in quest’ultimo periodo in seguito a un bando che risale a settembre 2013 (quindi alla precedente amministrazione regionale di centro-destra). Con questa misura straordinaria l’assessorato regionale al lavoro ha selezionato migliaia di disoccupati di tutta la Sardegna, tra cui 32 cittadini di Sestu. In tutta questa partita il Comune ha svolto un semplice ruolo di smistamento dei curriculum per destinare i lavoratori ai vari cantieri (manutenzione strade, verde pubblico, assistenza amministrativa negli uffici, etc.) in ragione delle loro caratteristiche e capacità. Su ogni considerazione di correttezza e buon senso in Michela Mura prevale evidentemente l’ansia di gettare discredito sull’amministrazione, nella speranza che almeno le persone disinformate la seguano.

Alla fine della seduta tutti i consiglieri hanno votato e approvato il documento discusso.

 Sandra Mereu

Sestu è il regno del crimine e dell’illegalità. Cosi almeno a qualcuno appare…

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Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Nella seduta del consiglio comunale di martedì 8 luglio, per buona parte del tempo sono stati discussi due argomenti: commercio abusivo e ordine pubblico. La prima cosa che viene in mente, a leggerli così vicini, è che i due temi hanno in comune il mancato rispetto delle regole. Chi ha seguito il dibattito in consiglio comunale (i soliti 20 aficionados) ha però potuto cogliere anche altri aspetti di comunanza. In entrambi i casi, nel trattare gli argomenti, si faceva leva su una rappresentazione inquietante della realtà sestese.

Il primo argomento, quello inerente al commercio abusivo, prendeva le mosse da un’interrogazione sollecitata da un articolo pubblicato sull’Unione Sarda domenica 18 maggio. In quell’articolo l’ex assessore al Commercio, Maria Fedela Meloni, dichiarava che “i negozianti hanno paura di denunciare gli abusivi perché temono ritorsioni” e a causa delle tante rivendite abusive di frutta, verdura e pesce gli esercenti regolari vengono “disturbati e soffocati”. L’ex assessore denunciava quindi l’esistenza, a Sestu, di un vero e proprio clima di terrore e auspicava, per questo, un “giro di vite” sui controlli avviati durante la sua gestione. Il consigliere dell’opposizione Antonio Mura, allarmato dalla situazione descritta nell’articolo, ha dunque chiesto spiegazioni all’assessore competente in carica. Rispondendo nel merito delle affermazioni contenute nell’articolo, Stefania Manunza ha a sua volta dichiarato quanto segue: “il numero dei produttori agricoli autorizzati alla vendita diretta è notevolmente inferiore a quello indicato nell’articolo: al momento risultano in attività 77 produttori (non 119) e, negli ultimi due anni, c’è stata una sola cancellazione. Quanto alle pescherie, gli esercizi autorizzati sono 3”. Riguardo ai controlli ha quindi replicato: “negli ultimi anni sono state comminate 5 sanzioni per esercizio abusivo del commercio, solo una delle quali da parte della Polizia Locale. E ha infine così concluso il suo intervento:Non mi risulta che siano state messe in atto azioni specifiche durante il mandato dell’ex Assessora Meloni. Ma al momento si stanno intensificando i controlli per garantire il rispetto delle regole e tutelare così gli stessi operatori e tutti i cittadini”. L’assessore Stefania Manunza dunque, pur non nascondendo l’esistenza del fenomeno dell’abusivismo, ha fornito una rappresentazione della realtà molto meno drammatica di quella dipinta nell’articolo dell’Unione Sarda, costruito intorno alle dichiarazioni del suo predecessore. Una rappresentazione che lo stesso consigliere Mura non ha potuto fare a meno di confermare.

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Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Il secondo argomento riguardava l’ordine pubblico. Qui il dramma si è fatto tragedia. Nella mozione presentata dal consigliere Paolo Cau, finalizzata a sostenere la necessità di dotare il comune di una caserma dei Carabinieri, ha descritto Sestu come fosse il Bronx o uno di quei comuni della Sicilia controllati dalla mafia. Il nostro comune – a detta del consigliere Cau – sarebbe un luogo dove le “rapine con sequestro di persona” sono cronaca quotidiana; dove “non si contano più i furti presso le abitazioni” e lo spaccio di droga ha raggiunto “livelli mai visti”, per non parlare degli incendi dolosi ai veicoli. E anche questi ultimi “non si contano più”. Dulcis in fundo, Sestu è un luogo dove “persino i morti non vengono lasciati in pace”, a causa dei furti di statue e degli atti di vandalismo ai danni dei monumenti del cimitero. Al consigliere Cau ha replicato, con argomenti seri e convincenti, il consigliere della maggioranza Elio Farris. “La piaga sociale della droga – è stata una delle osservazioni di Elio Farris – è tutt’altro che a livelli mai visti. Sestu vanta piuttosto il triste e poco invidiabile record di aver avuto quasi un’intera generazione falcidiata dalla droga. Quella dei ragazzi nati tra la fine degli anni ’50 e la prima metà degli anni ’60. Decine e decine di ragazzi”. Negli anni ’80/’90, quando quel dramma si consumava, – ha raccontato – una caserma a Sestu c’era, ed era anche ben comandata. Ma questo fatto non ha impedito che ciò accadesse e che quella gioventù si bruciasse. “Nessuno di noi pensa – ha tenuto a precisare Elio Farris – che la caserma dei carabinieri non sia necessaria”. Ma la situazione – è stata la sua conclusione – oggi non consente al comune di costruire la caserma con risorse proprie perché ciò comporterebbe una drastica riduzione dei servizi essenziali e obbligatori erogati dal comune.

Il concetto è stato ripreso e precisato dal vicesindaco Sergio Cardia. Dopo aver ripercorso la vicenda che ha fatto sì che Sestu rimanesse priva di una caserma dei Carabinieri, il vicesindaco ha ricordato che la costruzione delle caserme è appunto una competenza dello Stato centrale. Puntando il dito sulle scelte dello Stato che taglia le risorse per il buon funzionamento delle forze dell’ordine e smette di costruire caserme per presidiare il territorio, Cardia si è dunque domandato se l’errore non sia proprio quello di farsi carico di un compito che dovrebbe spettare ad altri livelli di governo. Nondimeno ha stigmatizzato le affermazioni del consigliere Cau che descrivendo Sestu come “terra di nessuno” ha operato una vera e propria “distorsione della realtà“. “Sestu – ha dichiarato il vicesindaco – non ha più problemi di analoghi comuni con pari numero di abitanti”. Raccontare Sestu in quel modo – per Cardia – non aiuta a risolvere i problemi, al contrario “provoca solo danni”.

Mi dicono che alla fine della seduta, tutti i consiglieri hanno votato una versione epurata dagli “eccessi” della mozione di Paolo Cau. A noi attoniti cittadini non resta che prendere atto di quanta disonestà intellettuale si nasconda dietro simili falsificazioni della realtà, fatte al solo scopo di trarne vantaggio politico e/o personale. Abituiamoci dunque a fare la tara e a verificare la veridicità di quello che ci raccontano. Si avvicinano le elezioni comunali: l’esercizio risulterà assai utile.

Sandra Mereu