La crisi economica vista dal consiglio comunale di Sestu

fornaci scanu

Sestu, Fornaci Scanu

Sestu, come tutti i comuni della Sardegna, in questi ultimi anni sta fortemente risentendo della crisi economica. Hanno chiuso i battenti molti esercizi commerciali e altrettante aziende hanno cessato l’attività e mandato a casa i lavoratori. Nel nostro territorio la crisi sta investendo in modo particolare il settore dell’edilizia che negli ultimi decenni, trainato dalla convulsa espansione dell’abitato, aveva registrato un notevole sviluppo. Ultima in ordine di tempo, ora anche Fornaci Scanu, storica azienda produttrice di laterizi e altri materiali da costruzione, ha messo in mobilità i suoi operai (circa 60) e si teme che presto la stessa sorte toccherà anche agli impiegati.

L’ordine del giorno e la vertenza Fornaci Scanu. Su sollecitazione delle parti sindacali il consiglio comunale di Sestu, nella seduta di martedì 21 ottobre, ha discusso un ordine del giorno finalizzato a impegnare il Comune in iniziative concrete e azioni di stimolo nei confronti di tutti i soggetti istituzionali, Regione in testa, che più del comune, imbrigliato dai vincoli del patto di stabilità, possono svolgere un ruolo nell’individuazione di adeguate soluzioni tese a scongiurare la chiusura definitiva degli stabilimenti dell’azienda. Un fatto, questo, che avrebbe gravi ripercussioni economiche e sociali nel nostro territorio e non solo.

Il dibattito. Presentando l’ordine del giorno, il sindaco Aldo Pili ha illustrato il ruolo che le Fornaci Scanu da circa cinquant’anni svolgono nell’economia di Sestu e dell’intera Sardegna. Molte infrastrutture dell’isola sono state realizzate con i materiali forniti dalle Fornaci Scanu. Si tratta dunque di un’azienda che ha maturato una notevole capacità di pensare e progettare. La sua chiusura comporterebbe quindi, insieme alla perdita di posti di lavoro, la dissipazione di conoscenza e professionalità. Il comune di Sestu – ha sostenuto il vicesindaco Sergio Cardia – non se ne può disinteressare, anche perché in passato ha favorito in vario modo l’insediamento di questa azienda nel suo territorio. E a questo proposito ha ricordato quanto sofferta e tormentata fu la vicenda degli espropri. Nel seguire il dibattito che si è sviluppato intorno a questo argomento ho annotato gli interventi che mi sono sembrati più utili a ricostruire la vicenda ed esemplificativi delle posizioni (e contraddizioni) politiche presenti nell’attuale consiglio comunale di Sestu:

Massimiliano Bullita (Forza Italia): la politica nulla può contro i soggetti finanziari che detengono il controllo dell’economia. L’esponente di Forza Italia ha individuato la causa immediata delle difficoltà in cui si dibattono le Fornaci Scanu nella crisi dell’edilizia e nella concorrenza rappresentata da nuovi materiali da costruzione presenti oggi sul mercato, più isolanti ed economici. La causa remota della crisi sarebbe invece da individuare nell’impossibilità della politica di incidere sulle scelte economiche. L’economia – secondo il consigliere Bullita – è in mano a pochi soggetti finanziari (banche, agenzie di rating) che agiscono su dimensioni planetaria e vanificano ogni possibilità di pianificare lo sviluppo dei territori da parte dei governi nazionali e locali. E’ certamente un’analisi condivisibile. Dire però, come fa Massimiliano Bullita, che all’origine della crisi ci sono in definitiva le pratiche speculative irresponsabili adottate dagli agenti della finanza, significa anche riconoscere, come fanno i più autorevoli economisti, che la crisi che ha investito le economie occidentali (a partire da quella americana) è la conseguenza dell’aumento della diseguaglianza e quindi dell’intensificazione dello sfruttamento e della perdita di valore del lavoro; dell’introduzione di contratti all’insegna della precarietà giovanile che costituisce ormai di fatto la variante moderna della servitù delle società del passato. Significa in ultima analisi riconoscere che all’origine della crisi c’è l’ideologia neoliberista a cui, come è noto, il pensiero politico di Forza Italia si rifà.

21102014441

Sestu, consiglio comunale del 21 ottobre 2014

Elio Farris (Sinistra Ecologia e Libertà): una strategia aziendale poco lineare. Fermo restando il contesto di forte crisi economica in cui si trovano ad operare tutte le aziende, in particolare quelle del settore dell’edilizia, SEL per tramite del capogruppo Elio Farris ha espresso alcune perplessità sul comportamento poco coerente tenuto dalla direzione delle Fornaci Scanu. Recentemente l’azienda aveva fatto consistenti investimenti (anche utilizzando contributi pubblici) per adeguare le fabbriche di Sestu e Guspini a nuove lavorazioni e rendere i prodotti tradizionali più competitivi sul mercato. Tutto faceva presagire il rilancio della produzione e il mantenimento in organico delle maestranze. La scelta di mettere in mobilità gli operai è stata pertanto, oltreché inaspettata, rivelatrice di una strategia industriale che va in una direzione opposta a quella della produzione di beni. Nonostante le numerose sollecitazioni dei lavoratori attraverso le organizzazioni sindacali, l’azienda non ha mai presentato un piano industriale e non ha mai chiarito quale sia il suo vero obiettivo. Utile e indispensabile è dunque che l’amministrazione e il consiglio comunale di Sestu stiano affianco ai lavoratori dell’azienda e ne seguano la vertenza, promuovendo nel contempo tutte le azioni che si riterranno utili per scongiurare il loro licenziamento.

Michela Mura (dissidente PD): come ti strumentalizzo il dramma. Sulla stessa lunghezza d’onda dell’opposizione di destra rappresentata da Antonio Mura, la consigliera comunale di quella parte del PD che si è collocata fuori dalla maggioranza ha ritenuto esercizio inutile discutere sulla vertenza Fornaci Scanu e più proficuo evidenziare invece quanto l’amministrazione non avrebbe, a suo dire, fatto a sostegno delle attività produttive del Comune. Incapace di cogliere i principi che ispiravano il documento e il ruolo politico che può effettivamente svolgere il consiglio comunale rispetto a una questione di simile portata, ne ha minimizzato l’efficacia riducendo il tutto a semplice attestazione di solidarietà ai lavoratori dell’azienda. Dopo aver di fatto dichiarato la sua stessa impotenza, ha però pensato di sfruttare l’occasione per l’ennesimo affondo nei confronti dell’amministrazione comunale. Lo ha fatto con i modi e i metodi che la contraddistinguono, cioè mettendo insieme una serie di accuse prive di fondamento o palesemente false. La più eclatante è stata quella per cui il comune starebbe utilizzando i cantieri di lavoro per fini elettorali. Accusa grave di per sé che qualunque amministratore responsabile dovrebbe oltreché pronunciare anche provare. La verità è che i cantieri di lavoro che danno sollievo alla disoccupazione sono interamente finanziati dalla Regione, sia quelli ordinari, che si rinnovano annualmente, che quelli straordinari che sono stati avviati in quest’ultimo periodo in seguito a un bando che risale a settembre 2013 (quindi alla precedente amministrazione regionale di centro-destra). Con questa misura straordinaria l’assessorato regionale al lavoro ha selezionato migliaia di disoccupati di tutta la Sardegna, tra cui 32 cittadini di Sestu. In tutta questa partita il Comune ha svolto un semplice ruolo di smistamento dei curriculum per destinare i lavoratori ai vari cantieri (manutenzione strade, verde pubblico, assistenza amministrativa negli uffici, etc.) in ragione delle loro caratteristiche e capacità. Su ogni considerazione di correttezza e buon senso in Michela Mura prevale evidentemente l’ansia di gettare discredito sull’amministrazione, nella speranza che almeno le persone disinformate la seguano.

Alla fine della seduta tutti i consiglieri hanno votato e approvato il documento discusso.

 Sandra Mereu

Sestu è il regno del crimine e dell’illegalità. Cosi almeno a qualcuno appare…

08072014400

Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Nella seduta del consiglio comunale di martedì 8 luglio, per buona parte del tempo sono stati discussi due argomenti: commercio abusivo e ordine pubblico. La prima cosa che viene in mente, a leggerli così vicini, è che i due temi hanno in comune il mancato rispetto delle regole. Chi ha seguito il dibattito in consiglio comunale (i soliti 20 aficionados) ha però potuto cogliere anche altri aspetti di comunanza. In entrambi i casi, nel trattare gli argomenti, si faceva leva su una rappresentazione inquietante della realtà sestese.

Il primo argomento, quello inerente al commercio abusivo, prendeva le mosse da un’interrogazione sollecitata da un articolo pubblicato sull’Unione Sarda domenica 18 maggio. In quell’articolo l’ex assessore al Commercio, Maria Fedela Meloni, dichiarava che “i negozianti hanno paura di denunciare gli abusivi perché temono ritorsioni” e a causa delle tante rivendite abusive di frutta, verdura e pesce gli esercenti regolari vengono “disturbati e soffocati”. L’ex assessore denunciava quindi l’esistenza, a Sestu, di un vero e proprio clima di terrore e auspicava, per questo, un “giro di vite” sui controlli avviati durante la sua gestione. Il consigliere dell’opposizione Antonio Mura, allarmato dalla situazione descritta nell’articolo, ha dunque chiesto spiegazioni all’assessore competente in carica. Rispondendo nel merito delle affermazioni contenute nell’articolo, Stefania Manunza ha a sua volta dichiarato quanto segue: “il numero dei produttori agricoli autorizzati alla vendita diretta è notevolmente inferiore a quello indicato nell’articolo: al momento risultano in attività 77 produttori (non 119) e, negli ultimi due anni, c’è stata una sola cancellazione. Quanto alle pescherie, gli esercizi autorizzati sono 3”. Riguardo ai controlli ha quindi replicato: “negli ultimi anni sono state comminate 5 sanzioni per esercizio abusivo del commercio, solo una delle quali da parte della Polizia Locale. E ha infine così concluso il suo intervento:Non mi risulta che siano state messe in atto azioni specifiche durante il mandato dell’ex Assessora Meloni. Ma al momento si stanno intensificando i controlli per garantire il rispetto delle regole e tutelare così gli stessi operatori e tutti i cittadini”. L’assessore Stefania Manunza dunque, pur non nascondendo l’esistenza del fenomeno dell’abusivismo, ha fornito una rappresentazione della realtà molto meno drammatica di quella dipinta nell’articolo dell’Unione Sarda, costruito intorno alle dichiarazioni del suo predecessore. Una rappresentazione che lo stesso consigliere Mura non ha potuto fare a meno di confermare.

08072014404

Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Il secondo argomento riguardava l’ordine pubblico. Qui il dramma si è fatto tragedia. Nella mozione presentata dal consigliere Paolo Cau, finalizzata a sostenere la necessità di dotare il comune di una caserma dei Carabinieri, ha descritto Sestu come fosse il Bronx o uno di quei comuni della Sicilia controllati dalla mafia. Il nostro comune – a detta del consigliere Cau – sarebbe un luogo dove le “rapine con sequestro di persona” sono cronaca quotidiana; dove “non si contano più i furti presso le abitazioni” e lo spaccio di droga ha raggiunto “livelli mai visti”, per non parlare degli incendi dolosi ai veicoli. E anche questi ultimi “non si contano più”. Dulcis in fundo, Sestu è un luogo dove “persino i morti non vengono lasciati in pace”, a causa dei furti di statue e degli atti di vandalismo ai danni dei monumenti del cimitero. Al consigliere Cau ha replicato, con argomenti seri e convincenti, il consigliere della maggioranza Elio Farris. “La piaga sociale della droga – è stata una delle osservazioni di Elio Farris – è tutt’altro che a livelli mai visti. Sestu vanta piuttosto il triste e poco invidiabile record di aver avuto quasi un’intera generazione falcidiata dalla droga. Quella dei ragazzi nati tra la fine degli anni ’50 e la prima metà degli anni ’60. Decine e decine di ragazzi”. Negli anni ’80/’90, quando quel dramma si consumava, – ha raccontato – una caserma a Sestu c’era, ed era anche ben comandata. Ma questo fatto non ha impedito che ciò accadesse e che quella gioventù si bruciasse. “Nessuno di noi pensa – ha tenuto a precisare Elio Farris – che la caserma dei carabinieri non sia necessaria”. Ma la situazione – è stata la sua conclusione – oggi non consente al comune di costruire la caserma con risorse proprie perché ciò comporterebbe una drastica riduzione dei servizi essenziali e obbligatori erogati dal comune.

Il concetto è stato ripreso e precisato dal vicesindaco Sergio Cardia. Dopo aver ripercorso la vicenda che ha fatto sì che Sestu rimanesse priva di una caserma dei Carabinieri, il vicesindaco ha ricordato che la costruzione delle caserme è appunto una competenza dello Stato centrale. Puntando il dito sulle scelte dello Stato che taglia le risorse per il buon funzionamento delle forze dell’ordine e smette di costruire caserme per presidiare il territorio, Cardia si è dunque domandato se l’errore non sia proprio quello di farsi carico di un compito che dovrebbe spettare ad altri livelli di governo. Nondimeno ha stigmatizzato le affermazioni del consigliere Cau che descrivendo Sestu come “terra di nessuno” ha operato una vera e propria “distorsione della realtà“. “Sestu – ha dichiarato il vicesindaco – non ha più problemi di analoghi comuni con pari numero di abitanti”. Raccontare Sestu in quel modo – per Cardia – non aiuta a risolvere i problemi, al contrario “provoca solo danni”.

Mi dicono che alla fine della seduta, tutti i consiglieri hanno votato una versione epurata dagli “eccessi” della mozione di Paolo Cau. A noi attoniti cittadini non resta che prendere atto di quanta disonestà intellettuale si nasconda dietro simili falsificazioni della realtà, fatte al solo scopo di trarne vantaggio politico e/o personale. Abituiamoci dunque a fare la tara e a verificare la veridicità di quello che ci raccontano. Si avvicinano le elezioni comunali: l’esercizio risulterà assai utile.

Sandra Mereu

Un piano per il centro storico di Sestu

Sergio CardiaIl 18 dicembre scorso si è tenuto, nella sala consiliare, un incontro pubblico per l’elaborazione del piano particolareggiato del centro storico del comune di Sestu. L’amministrazione infatti ha scelto di raggiungere l’obiettivo attraverso una metodologia di lavoro basata sulla condivisione delle scelte con i cittadini. Per questo, a partire dal giugno dello scorso anno, sono stati programmati diversi appuntamenti che mirano a coinvolgere in modo diretto la popolazione e i residenti delle zone interessate in particolare. Nel corso dell’ultimo incontro (il terzo dall’avvio dell’iter) i tecnici incaricati di stilare il piano hanno relazionato sul lavoro svolto sin qui e illustrato nel dettaglio i documenti prodotti. Si tratta di 12 tavole per i vari comparti in cui è suddiviso il paese e tante schede per ciascuna delle unità edilizie che ne fanno parte (consultabili nel sito del comune). A ciò si aggiungono i rilievi fotogrammetrici che mostrano le tipologie delle coperture. Mancano però alcuni dati essenziali che non è stato possibile rinvenire negli archivi ma che risultano fondamentali per la definizione degli indici fondiari, sulla base dei quali si stabilisce quanto è lecito costruire su ciascun fondo. I residenti della zona sono stati pertanto invitati a visionare le schede, a valutarne la corrispondenza con la realtà e a fornire eventualmente i dati mancanti. Di seguito l’assessore all’urbanistica, Sergio Cardia, spiega perché è necessario dotarsi di un piano particolareggiato per il centro storico e quali risultati si vogliono ottenere.

Assessore Cardia, Sestu è uno dei centri del Campidano di Cagliari che più di altri, negli ultimi decenni, ha subito profonde trasformazioni sotto il profilo urbanistico e architettonico. Si può davvero ancora parlare dell’esistenza di un centro storico?

Negli anni che vanno dal 1995 al 2004 i residenti a Sestu sono aumentati di circa 6.500 unità. La mancanza di aree di espansione residenziale ha determinato che una buona metà dei nuovi residenti si siano insediati nel nucleo urbano preesistente e per l’altra metà nei quartieri nuovi di Cortexandra, Dedalo e Ateneo. Per avere un quadro completo delle migrazioni interne, ai nuovi residenti si devono sommare anche i 1400/1600 nuovi abitanti che non hanno trasferito la residenza ma sono comunque domiciliati a Sestu. Questa premessa ci aiuta a capire quale livello di pressione abbia subito negli ultimi decenni il  tessuto urbano preesistente. Gli effetti sono stati le convulse demolizioni e ricostruzioni con l’utilizzo massimo degli indici di edificabilità e, purtroppo, molte libere interpretazioni sui volumi non computabili e sulle distanze. Il tutto è avvenuto senza alcuna attenzione alla presenza di importanti case campidanesi o padronali, testimonianze della cultura contadina sestese.

Piano particolareggiato centro storico 3Cosa è rimasto dunque della vecchia Sestu?

I due nuclei “storici” del paese, che si trovano rispettivamente in “parte de  susu” (intorno alla chiesa di San Salvatore) e in “parte de jossu” (intorno alla piazzetta Dettori, Funtana de stulasa) sono negli anni stati largamente trasformati. Più precisamente sono stati manipolati con la costruzione di piccole/medie palazzine a prospetto ed altezze variabili. E questo è avvenuto senza il parallelo rinnovo delle reti dei servizi (acqua, fogne, gas, illuminazione), senza parcheggi e strade adeguate. Per cui oggi è difficile parlare di “Centro storico” a Sestu. La nostra proposta per il Piano Urbanistico Comunale in origine prevedeva il mantenimento di una zona B1, regolamentata con norme ispirate alla conservazione dei caratteri distintivi ancora presenti, al controllo del  numero delle nuove unità residenziali insediabili e alla caratterizzazione degli interventi in armonia con quelli “storici” ancora presenti. La Regione – Assessorato all’Urbanistica – nel 2010, interpretando le norme del Piano Paesaggistico regionale, ci impose l’adozione del “Centro matrice” come centro storico. E cosi fu. La contraddizione di quella imposizione e’ però  palesemente riscontrabile nella realtà.

In che modo il piano particolareggiato ridisegnerà l’assetto del centro storico?

Per ipotizzare un percorso di “ ricostruzione del centro storico” si  parte da una analisi dettagliata dell’esistente. Si procede censendo, una per una, tutte  le unità immobiliari e classificandole in base al livello attuale di conservazione del lotto catastale originario e del fabbricato. Da questa analisi scaturisce la proposta del livello di conservazione e trasformazione da assegnare ad ogni unità. In questa fase abbiamo proposto quattro livelli di conservazione: alta, media, bassa, nessuna. Si parla di Piano Particolareggiato perché con questo strumento si definiscono le regole per ogni singola unità residenziale. Si definiscono inoltre i contorni del prospetti o facciate, delle altezze, degli allineamenti stradali e del tipo di illuminazione pubblica. L’obiettivo è quello di ridare omogeneità e regolarità ad ogni quartiere/rione. Nei prossimi giorni, nel sito del Comune, saranno presenti le schede analitiche che danno un’idea precisa delle proposte e del risultato atteso a fine percorso. Un percorso che si prevede lungo e impegnativo.

Piano particolareggiato centro storico 2I tecnici, in occasione dell’ultimo incontro, hanno detto che l’indice fondiario derivante dai dati che si possiedono è molto elevato, tale da non giustificare certi limiti antropici. Cosa significa?

Come ho detto sopra, si parte dall’esistente, dal censimento di ogni singola unità: dimensione lotto, superficie coperta e quindi volume insediato. Da questa prima analisi scaturisce un indice fondiario più alto di quello prescritto: 3 mc/mq. Ciò è dovuto al fatto che si lavora sulle carte aereo fotogrammetriche disponibili. Quindi aggetti, balconi, scale esterne concorrono a sviluppare volumetrie che in realtà non sono state concessionate. Non solo, i volumi vengono conteggiati sui lotti al netto delle cessioni per eventuali arretramenti. In realtà però i volumi raramente superano i 3 mc/mq. Verrà pertanto elaborata una tabella sui volumi effettivamente concessionati o esistenti ante 1967 che dirà con certezza quanto esiste realmente e quindi quanto non si potrà più realizzare e quanto si potrà invece edificare ex novo.

Qual è il senso del coinvolgimento dei cittadini nell’elaborazione del piano per il centro storico?

Lo sforzo di coinvolgere il più possibile i cittadini residenti e i tecnici è motivato innanzitutto dalla volontà di ricercare una sempre positiva oltreché necessaria condivisione delle scelte. Allo stesso tempo deriva dalla necessità di sostenere adeguatamente il nuovo processo di programmazione degli interventi. Ciò rappresenta una piccola rivoluzione rispetto al precedente percorso che ha portato alle ultime norme sulle zone B1. Dunque: non più il mio lotto, il mio progetto, il mio prospetto ma il progetto di una parte di un disegno più ampio, almeno rionale o di quartiere. In quest’ottica il mio diventa il nostro, della comunità. Perché il bello, lo storico, la vivibilità dev’essere di tutta la comunità. Una piccola rivoluzione appunto.

Sandra Mereu

La rotatoria della discordia: parla il sindaco Aldo Pili.

aldo pili_sindaco di sestu

Aldo Pili, sindaco del comune di Sestu

Nella seduta del consiglio comunale del 17 luglio,  a margine dell’approvazione della delibera per la costruzione di una rotatoria spartitraffico in via Monserrato, un consigliere dell’opposizione auspicava la costituzione di un comitato di cittadini – un comitato “No Ring”, lo definiva – per contestare l’esecuzione di quest’opera. Neanche il tempo di dirlo, il comitato fa la sua comparsa nella piazzetta delimitata da via Monserrato e via Tripoli con relativo apparato di striscioni e tavolini. Il comitato, ufficialmente composto dagli abitanti del rione, sta raccogliendo firme a sostegno della richiesta di fermare la costruzione della rotatoria. Il motivo principale della protesta è legato al ridimensionamento della piazzetta che la costruzione della rotatoria comporta e quindi alla riduzione di uno spazio verde e ombroso, fatto di qualche albero e una serie di alti cespugli. Sostengono la protesta dei residenti del quartiere le forze politiche dell’opposizione, compresi i tre consiglieri dissidenti del PD, che sostanzialmente considerano la rotatoria un’opera inutile e non risolutiva dei problemi del traffico in quella zona. A completare il quadro le ripetute e pesanti minacce ricevute nei giorni scorsi dal vicesindaco Sergio Cardia (anche assessore all’urbanistica) per spingerlo a desistere dalla realizzazione dell’opera. Ma quali sono le ragioni che portano l’amministrazione comunale a ritenerla invece utile? Lo abbiamo chiesto al sindaco Aldo Pili.

Sig. Sindaco, qual è l’utilità di una rotatoria in via Monserrato, all’altezza dell’incrocio con via Bologna e via Tripoli?

La realizzazione della rotatoria, secondo i progetti ideati dall’amministrazione da vari anni, ha la funzione di regolatore del traffico automobilistico in un punto cruciale del nostro sistema viario. Nessuno può negare che la crescita esponenziale della popolazione di Sestu in questi ultimi quindici anni rende urgente adeguare con efficienza l’intero sistema ai fabbisogni attuali di mobilità, per cui la sua realizzazione rientra in questa logica. Oltretutto, quel particolare contesto viario è messo sempre più a dura prova dal traffico proveniente dai centri ad ovest della SS 131 e da quello del bacino del Parteolla e Trexenta diretto verso il policlinico e la annessa sede universitaria. Inoltre, la rotatoria consentirà ai mezzi pesanti e ai pullman snodati di poter manovrare con maggiore facilità e funzionalità in un punto oggi molto difficile.  Peraltro,  tale opera rientra nella programmazione generale della sistemazione delle strade locali che finora hanno conservato una configurazione urbanistica più adatta al vecchio centro agricolo che a quello moderno e dinamico quale è la nostra cittadina.

Le forze politiche dell’opposizione sostengono che non si tratti di un’opera prioritaria e che sarebbe più utile destinare le risorse stanziate ad altri scopi, come la sistemazione delle strade o delle fognature. Cosa risponde a queste obiezioni?

La risposta è molto semplice. Le motivazioni che ho esposto in precedenza danno la misura della esigenza di intervenire quanto prima in quella parte del sistema. Favorendo peraltro, fatto non secondario, l’attenuazione del pericolo rappresentato dal deflusso delle acque da via Bologna nei momenti di grande piovosità. Per quanto riguarda la lamentela della sistemazione delle strade, forse certe persone piuttosto che farsi  accecare da pregiudizi o furori ideologici da nostalgici conservatori, dovrebbero semplicemente osservare la realtà o ascoltare quanto viene ripetuto continuamente o leggere quanto viene scritto nei programmi annuali e pluriennali dell’amministrazione per capire che si sta portando avanti un grande investimento nelle strade di Sestu. Ciò grazie allo sforzo di questa amministrazione che, a differenza di altre, sta portando avanti investimenti come mai era avvenuto negli ultimi vent’anni. Per quanto riguarda le fogne, la cecità si accompagna a una certa ignoranza di chi dovrebbe sapere ma non fa nulla informarsi, nonostante io personalmente abbia spiegato più volte queste tematiche. Ma proprio per non lasciare nulla di intentato, ribadisco anche per chi non vuole ascoltare che l’investimento nel sistema fognario, importante e fondamentale per la nostra realtà, non è compito dell’amministrazione ma della “A.T.O.” che per motivi politici ben noti non ha certo favorito il nostro fabbisogno in questi ultimi anni.

Nella seduta del consiglio in cui è stata approvata la realizzazione della rotatoria si sono sentite motivazioni contrarie basate su opposti presupposti. Da un lato c’era chi (Michela Mura, consigliere dissidente del PD) lamentava la mancanza di una visione d’insieme e quindi considerava l’opera una soluzione di carattere contingente; dall’altro chi invece (Luciano Muscas, consigliere dei Riformatori) vi accusava di voler realizzare un’opera che guarda al futuro ma di nessuna utilità nell’immediato. Come si inquadra la rotatoria di via Monserrato nell’idea di sviluppo urbano che ha in mente questa amministrazione?

Chi come la consigliera Mura lamenta la mancanza di una visione di insieme, dovrebbe non farsi condizionare da sterili e inutili pregiudizi nei confronti degli amministratori. Se fosse un po’ più serena e libera da un sentimento che è rivolto in tutt’altra direzione rispetto ai temi amministrativi, si accorgerebbe che questa amministrazione ha sempre operato, non solo in questo settore ma in tutti quelli di competenza, con un intento programmatorio generale, rivolto a ricercare le soluzioni migliori per l’intera comunità. Per quanto riguarda la seconda osservazione, mi pare che i chiarimenti si evincano dalle considerazioni già svolte.

Da tempo “piazzetta Pertini” non assolve a quella che è una delle funzioni tipiche di una piazza: favorire l’aggregazione dei cittadini. Ciò è in parte legato alla sua posizione al centro di strade sempre più trafficate e rumorose, in parte alla mancanza di panchine in cui sedersi. Prima del divampare della protesta infatti a nessuno veniva in mente di godere dell’ombra degli alberi portandosi una sedia da casa. Il suo valore sta dunque nella presenza stessa degli alberi, che abbelliscono il quartiere e aiutano a depurare l’aria. Che fine faranno quegli alberi una volta costruita la rotatoria? E come si pensa di supplire al “danno” estetico e salutare?

Innanzitutto, gli alberi non verranno abbattuti ma semplicemente rimossi e trapiantati nelle aree del quartiere Dedalo su cui stiamo intervenendo con investimenti continui per migliorare la vivibilità della zona, nonostante le grandi difficoltà frapposte dal fallimento. Il danno estetico, se di ciò si può parlare, verrà del tutto attenuato dall’arredo urbano che a breve e nel medio termine arricchirà la zona e non solo. E’ opportuno ricordare, tra l’altro, che finora la Piazza Pertini era abbandonata e per nulla frequentata proprio per le condizioni ambientali del sito.

La protesta contro la rotatoria si interseca con il diffuso bisogno dei cittadini di disporre di più aree di verde pubblico curato e attrezzato. Non le sembra che il Comune dovrebbe dare decise risposte anche a questa sentita esigenza?

L’amministrazione fin dai primi momenti si è preoccupata del verde pubblico. Non come fatto singolo o episodico, cioè cura di uno o pochi alberi o messa a dimora di qualche tratto di manto erboso. Invito tutti a fare memoria di come erano le nostre piazze nel 2005,  il parco comunale  e il cimitero, per capire quale grande passo in avanti sia stato fatto. Continueremo ancora nel miglioramento del sistema con progetti realizzabili che riguardano le aree interne all’abitato oggi non gestite dal comune, in quanto non competente, e stiamo per proporre al consiglio l’approvazione di un regolamento generale per la cura e la gestione del verde, che permetterà senza dubbio di fare progressi in questo ambito. Tutto per il benessere della nostra comunità che è sempre il nostro primo interesse. Ringrazio per l’attenzione. Giungano ai lettori di Sestu Reloaded e ai concittadini tutti i più cordiali saluti.

Sandra Mereu

Inconsulte parole o inedita “poesia”?

DSCF8816Qualcuno sa come interpretare il messaggio criptico contenuto nello striscione che campeggiava ieri nell’ormai famosa piazzetta di via Monserrato, tristemente balzata alle cronache in questi ultimi giorni per le minacce fatte al vicesindaco Sergio Cardia? E’ un messaggio ironico quello che vi si legge? O è una minaccia? Esiste davvero un signor “Pinisceddu setti concas” o dobbiamo pensare che si tratti di una metafora “poetica”?  In attesa che qualcuno ci spieghi l’arcano, è indubbio che il testo di questo striscione, interpretato alla lettera, anche alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni a Sestu, suoni decisamente inquietante.

Ci sarebbe da domandare a chi ora deplora “il tentativo di esasperare il tono del confronto” se queste sono espressioni accettabili per una protesta che vorrebbe essere legittimo confronto democratico. Ma ci sarebbe anche da domandarsi se, oltre alle motivazioni ufficiali sostenute dagli abitanti del quartiere – cioè la riduzione della piazzetta e quindi la perdita in quello spazio di tre alberi che verrebbero trasferiti altrove – e alla fisiologica resistenza alle novità, non ci sia anche qualcos’altro.

Il vicesindaco Sergio Cardia, nelle dichiarazioni riportate sulla stampa, spiega l’aggressione subita come il frutto di “profonda irresponsabilità da parte di chi fomenta la protesta” (Unione Sarda del 28/07/2013). Sarebbe forse opportuno che nelle sedi dovute il vicesindaco chiarisse il senso dei suoi più che legittimi timori. Intanto gli esprimiamo la nostra piena solidarietà, riconoscendo il suo convinto impegno per la soluzione dei problemi della nostra comunità.

Sandra Mereu

Idee per il centro storico

Venerdì 8 giugno 2012, nell’aula consiliare di Sestu, si è tenuta un’assemblea pubblica per la stesura del piano particolareggiato che dovrà definire l’assetto del centro storico. A chi era presente è stato chiaramente spiegato che quell’incontro era il primo passaggio di un iter che si prevede lungo e articolato, alla base del quale è stata programmaticamente posta una metodologia di lavoro incentrata sulla condivisione delle scelte con i cittadini. E’ stato inoltre evidenziato un aspetto che risulta importante per valutare con obiettività i pregi e i limiti del piano che sarà approvato, cioè il fatto che per effetto del vecchio piano di fabbricazione un centro storico omogeneo, come vediamo in altri centri vicini, in realtà a Sestu non esiste più. Resistono invece, all’interno del perimetro cosiddetto di prima matrice, solo alcuni episodi, spesso non contigui tra loro, che vale comunque la pena di tutelare e recuperare. Ma l’aspetto più interessante e, a mio avviso, assai apprezzabile, consiste nel fatto che il piano particolareggiato si muove intorno a un’idea di riqualificazione finalizzata a migliorare l’estetica e la vivibilità del centro storico. Alla base di questa idea c’è la convinzione che il decoro urbano non sia un fatto privato ma qualcosa che riguarda l’intera collettività: un bene comune. Facciate rifinite, strade lastricate, cubature adattate all’indice medio di ogni singolo isolato, materiali dell’edilizia tradizionale, maggiore viabilità pedonale, sistemi di illuminazione armonizzati col contesto, sono gli esiti che in linea di massima si vogliono raggiungere. “Animare il centro storico per questa amministrazione non significa però aumentarne la densità abitativa”. Così ha replicato l’assessore Sergio Cardia a chi, intervenendo al dibattito, ha posto invece come prioritaria e cogente proprio l’esigenza di favorire, nelle scelte che si faranno, l’aumento del numero degli abitanti.

Si punta sulla qualità del vivere, in linea con la visione che ha ispirato il piano urbanistico comunale di recente adozione e in coerenza con una precisa analisi della realtà di riferimento. I dati demografici che riguardano Sestu ci dicono infatti che negli ultimi vent’anni la popolazione è cresciuta di quasi 6000 persone. In questo lasso di tempo, in particolare l’incremento che si colloca tra il 1995 e il 2004 ha avuto un impatto sul tessuto urbano e sulla qualità della vita degli abitanti del paese tutt’altro che indolore. Sono sorti nuovi quartieri ad altissima densità abitativa e nel perimetro del paese le vecchie case unifamiliari hanno lasciato il posto a palazzine, dove nuovi e vecchi residenti si sono dovuti adattare a vivere in piccoli e scomodi appartamenti. La maggioranza della popolazione ha valutato negativamente gli effetti di questo violento inurbamento non accompagnato da un’adeguata regolamentazione dello sviluppo edilizio e ha per questo favorito un cambio di amministrazione. La nuova giunta di centro-sinistra ha interpretato il disagio della comunità operando scelte urbanistiche tese a frenare il carico di popolazione nel centro urbano e prevedendo nel PUC nuove zone di espansione urbanistica che tengono conto del trend positivo di crescita della popolazione (vedi il grafico), confermato anche dai dati dell’ultimo censimento (21.000 abitanti circa). Definire “consumo di territorio” queste scelte, come fa qualcuno, nel comune con il più alto tasso di natalità e con l’età media più bassa di tutta la Sardegna (una delle regioni più spopolate d’Italia), dove il centro storico è stato snaturato e intasato da un eccesso di abitazioni e di auto, dove di contro esistono vaste distese di territorio in cui l’attività agricola convive accanto ad aree di incolto improduttivo, appare quanto mai improprio. E’ una lettura distorta della realtà, frutto di schemi ideologici preconcetti. Il rallentamento dell’economia e lo stallo del mercato immobiliare provocato dalla contingente crisi economica non può essere un valido argomento per mettere in discussione un piano urbanistico che necessariamente deve prevedere lo sviluppo nel lungo periodo.

Nessun fenomeno di spopolamento è in atto a Sestu, tanto meno nel centro storico, ma è pur vero – come qualcuno ha fatto notare – che alla base di un buon piano ci deve essere un accurato studio sociologico della realtà in essere e delle conseguenze che la sua applicazione può comportare. Il primo dato da cui si dovrebbe partire è che non ci troviamo in una metropoli e che dunque modelli validi per una grande città non necessariamente lo sono anche per un centro di medie dimensioni come Sestu. Ciò significa che la riduzione degli spazi privati a vantaggio di una maggiore densità abitativa nel centro storico, così come nelle altre zone, non verrebbe certo compensata dalla varietà di servizi e dalla disponibilità di vaste aree attrezzate di verde pubblico, come può avvenire nelle grandi città. E forse non si dovrebbe neppure trascurare il fatto che spesso i residenti delle zone interessate dalla riqualificazione sono anziani che provengono dal mondo contadino, per ciò abituati a vivere in case caratterizzate dalla continuità tra spazi chiusi e spazi aperti. Sono magari persone che oggi tirano a campare con pensioni al minimo con le quali non si possono certo permettere di viaggiare o farsi le vacanze tre o quattro volte l’anno per compensare, con la vista di vasti orizzonti e di bei paesaggi, il senso di oppressione e soffocamento che deriva da una vita quotidiana trascorsa in un’appartamento di 45/50 metri quadri.

Sandra Mereu

Le varianti al piano urbanistico e l’intesa che non c’è

Il Consiglio Comunale  a metà Dicembre dell’anno appena trascorso ha approvato alcune varianti alle Norme di Attuazione e al Regolamento Edilizio del Piano Urbanistico Comunale, approvato in via definitiva nel maggio del 2010. Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettati su un tema qualificante dell’attuale amministrazione, quale è appunto il PUC, le decisioni adottate non hanno registrato un’unanime consenso tra le fila della maggioranza. Tanto basta, come cittadini, per domandarsi in cosa consistono le modifiche apportate e perché risultano così inaccettabili per una parte della maggioranza di centro-sinistra. L’assessore all’Urbanistica Sergio Cardia (Per l’Unità della Sinistra), nella chiacchierata sull’argomento che di seguito riportiamo, chiarisce il punto di vista dell’Amministrazione. (Sandra Mereu)

Assessore Cardia, perché è stato necessario apportare alcune varianti al PUC dopo poco più di un’anno dalla sua approvazione?

Innanzitutto va detto che si tratta di varianti alle Norme di Attuazione e al Regolamento Edilizio del Piano Urbanistico Comunale che pertanto riguardano esclusivamente le norme applicative e non invece gli aspetti cartografici sulla destinazione d’uso delle aree. A partire dal maggio 2010, cioè da quando il PUC è stato definitivamente approvato, sono emerse situazioni nuove che hanno reso necessaria una puntualizzazione nelle norme e precisazioni nel richiamo a norme sovraordinate. Ovviamente tutti gli aggiustamenti realizzati sono stati condivisi con gli organi tecnici del Comune. L’occasione è stata utile per introdurre alcune modifiche necessarie a migliorare l’impostazione complessiva dello strumento urbanistico. A questo scopo abbiamo previsto: la premialità di volumetria (+5%) per gli edifici totalmente autosufficienti nei consumi energetici; la possibilità di monetizzare una parte dei parcheggi nel centro storico con il travaso di volumetrie dalle zona A e B1 nelle nuove zone di espansione; la possibilità, anche in caso di accorpamento di più lotti, di realizzare la residenza aziendale  nelle zone agricole.

Quali miglioramenti concreti i cittadini possono aspettarsi da un aumento di volumetria che lascia chiaramente intravedere vantaggi economici per specifiche categorie?

E’ esattamente il contrario di quello che sembra. Da questo strumento ci aspettiamo un risparmio energetico e la riduzione di emissione di CO2 nell’aria a partire dalle nuove costruzioni. Il tutto all’interno di un progetto più ampio che l’Amministrazione Comunale sta portando avanti per realizzare il risparmio e l’efficienza energetica negli edifici comunali e nella pubblica illuminazione, oltre che con la produzione di energia da fotovoltaico in tutti i tetti degli edifici pubblici. Ci stiamo con ciò allineando a quanto prevede la Comunità Europea che promuove e finanzia l’utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili sia per uso civile che produttivo. Paesi come la Germania, che non hanno certamente il nostro livello di insolarizzazione, vantano una produzione di energia da fotovoltaico 40/50 volte superiore alla nostra. Lo Stato Italiano, a sua volta, incentiva con il conto energia la produzione di energia alternativa. In questo contesto un premio volumetrico del 5% per favorire la costruzione di edifici residenziali totalmente autonomi nei consumi energetici appare, piuttosto nitidamente, un modo serio e responsabile di incentivare una nuova politica energetica, come ormai fanno tanti Comuni. Se anche esiste un vantaggio per gli imprenditori questo resta decisamente sullo sfondo e ha una portata marginale rispetto ai ben più rilevanti vantaggi che ne trae l’intera collettività.

 Cosa si vuole ottenere invece con il travaso di volumetria e la “monetizzazione” dei parcheggi del centro storico?

Anche qui bisogna andare oltre l’apparenza. Monetizzare i parcheggi è solo un termine tecnico con il quale si intende un modo per rimuovere le cause che rappresentano un ostacolo alla realizzazione nel centro storico e nelle zone B1 di attività commerciali e artigianali, consentendo di “pagare” una quota non superiore al 50% della dotazione di aree destinate a parcheggio (mantenendo comunque il requisito minimo previsto dalla legge Tognoli). Mentre con un travaso di volumetria in pratica si punta a liberare “spazi” all’interno del centro storico da destinare a verde attrezzato o a parcheggi, dando ai privati la possibilità di cedere gratuitamente al Comune aree che vi ricadono in cambio della possibilità di edificare nelle nuove zone di espansione. Una follia, come vorrebbe farla apparire qualcuno, o un’utile strumento per rendere efficace e praticabile il rilancio e la riqualificazione del centro storico all’interno di un piano particolareggiato che si prefigge di governare lo sviluppo delle attività commerciali e dei servizi?

Effettivamente la necessità di decongestionare il centro allo stato attuale sembra essere più cogente della necessità di non consumare il territorio. Speriamo piuttosto che si realizzi la coincidenza di proprietari di aree nel centro storico che siano anche proprietari di aree nelle zone di espansione, presupposto di questa norma. Passiamo ora alla terza variante, quella che interessa le zone agricole. E’ ostilità preconcetta vederci il pericolo di cementificazione della campagna?

Prima di passare alle conclusioni forse è meglio introdurre alcuni elementi di contesto. Chi conosce la realtà locale sa bene che la superficie media agricola a Sestu è di circa 8.000 mq – quindi molto inferiore all’ettaro previsto nella versione originaria del PUC – e i lotti medi sono inferiori ai 6.000 mq. Con la variante al PUC viene data la possibilità a tutti gli agricoltori locali di realizzare la residenza di servizio dell’azienda agricola con l’accorpamento di più lotti (massimo tre) a condizione che la superficie minima d’intervento sia aumentata del 50%: da1 a1,5 ettari  nelle zone E1 e da 2 a 3 ettari nelle zone E2. La ritengo una norma che rimuove elementi di iniquità senza stravolgere l’assetto ambientale delle nostre campagne, che per essere coltivate e salvaguardate hanno bisogno di essere vissute. Oltre ad astratte enunciazioni di principio, non ho sentito da parte dei detrattori alcuna osservazione nel merito della proposta.

In genere gli ambientalisti seri contestano le scelte che mirano a sradicare i contadini dalla terra facendo morire l’agricoltura a vantaggio di esecrabili operazioni di speculazione edilizia. Qui è innegabile che si va nella direzione opposta. Chi si oppone a scelte che hanno un chiaro segno politico?

Chi si è opposto alle varianti al PUC, prima in Commissione ambiente e territorio e poi in Consiglio, non è un segreto: è una parte del Partito Democratico, che ha opposto prima un voto di astensione poi un palese voto contrario. Ora, non stupisce nessuno che sul merito della questione possa esserci una discussione, anche aspra, ma che ad alimentarla sia ancora una volta la capogruppo consiliare del PD che è anche segretaria di quel partito, per giunta con motivazioni alquanto singolari e palesemente preconcette, al limite del processo alle intenzioni, non può non suscitare inquietanti interrogativi. Chi si oppone a queste scelte, peraltro, a parole si dichiara favorevole al fotovoltaico e poi al lato pratico fa da sponda a teorici e tuttologi che militano tra le fila di forze politiche dell’opposizione.

Sta dicendo che quella parte del PD che ha contestato le varianti al PUC non ha una sua visione autonoma sulle questioni urbanistiche?

Ci si nasconde dietro astratte e fantasiose discussioni accademiche, dimenticando volutamente che amministrare vuol dire prima di tutto avere il coraggio di farsi carico di proposte reali e concrete, onestamente e con trasparenza, cercando di salvaguardare l’interesse comune dei cittadini e ben sapendo in partenza che non si riuscirà mai a rispondere a tutte le esigenze. Altrimenti si corre il rischio di esser un giorno il santo protettore degli imprenditori edili e un altro quello di chi vuole rovinare l’imprenditoria locale. Disturba che ad assecondare queste posizioni non siano i soliti noti o l’opposizione consiliare, ma proprio gli esponenti di una forza politica che ha un ruolo determinante nella maggioranza che amministra il Comune.

Quale è il ruolo dell’Urbanistica nello sviluppo di un Comune?

L’urbanistica serve a conciliare la pluralità degli interessi e delle aspettative dei singoli, attraverso regole/norme che permettono di mediare contrapposizioni e conflitti per un beneficio collettivo ed equamente distribuito. La mia libertà non può limitare la tua, e viceversa. Come ha detto un famoso urbanista dal nome roboante “quello che sta fuori l’edificio è di tutti […] perchè vive e segna la vita di tutti noi”.

Quindi lei non pensa che le regole siano uno strumento di oppressione della creatività umana?

Per me non è affatto scandaloso che una proposta progettuale tenga conto del contesto in cui si inserisce. E non penso che il piano dei colori previsto all’interno della zona A e B1 (parte più vecchia, se non più storica del centro urbano) sia uno strumento che mortifica la libertà dell’individuo, la creatività e le sue capacità tecniche. La considero semplicemente una norme di buon senso che si inserisce nella visione che sta alla base del nostro mandato relativamente alla gestione dell’urbanistica: il superamento della mancanza di programmazione, se non addirittura dell’anarchia, che ha caratterizzato precedenti epoche e che ci ha consegnato un paese tutt’altro che esteticamente godibile e funzionalmente vivibile. Noi stiamo tentando di trovare il giusto equilibrio tra crescita programmata e regolamentata del paese e intrapresa economica e reddituale. Facile a dirsi, un’impresa la sua realizzazione. Per capirlo basta pensare agli oltre quarant’anni trascorsi e ai tre tentativi falliti prima di avere un nuovo strumento urbanistico, e provare a ricordare quante sono state le amministrazioni che hanno incontrato la loro fine proprio sugli strumenti urbanistici.