Un piano per il centro storico di Sestu

Sergio CardiaIl 18 dicembre scorso si è tenuto, nella sala consiliare, un incontro pubblico per l’elaborazione del piano particolareggiato del centro storico del comune di Sestu. L’amministrazione infatti ha scelto di raggiungere l’obiettivo attraverso una metodologia di lavoro basata sulla condivisione delle scelte con i cittadini. Per questo, a partire dal giugno dello scorso anno, sono stati programmati diversi appuntamenti che mirano a coinvolgere in modo diretto la popolazione e i residenti delle zone interessate in particolare. Nel corso dell’ultimo incontro (il terzo dall’avvio dell’iter) i tecnici incaricati di stilare il piano hanno relazionato sul lavoro svolto sin qui e illustrato nel dettaglio i documenti prodotti. Si tratta di 12 tavole per i vari comparti in cui è suddiviso il paese e tante schede per ciascuna delle unità edilizie che ne fanno parte (consultabili nel sito del comune). A ciò si aggiungono i rilievi fotogrammetrici che mostrano le tipologie delle coperture. Mancano però alcuni dati essenziali che non è stato possibile rinvenire negli archivi ma che risultano fondamentali per la definizione degli indici fondiari, sulla base dei quali si stabilisce quanto è lecito costruire su ciascun fondo. I residenti della zona sono stati pertanto invitati a visionare le schede, a valutarne la corrispondenza con la realtà e a fornire eventualmente i dati mancanti. Di seguito l’assessore all’urbanistica, Sergio Cardia, spiega perché è necessario dotarsi di un piano particolareggiato per il centro storico e quali risultati si vogliono ottenere.

Assessore Cardia, Sestu è uno dei centri del Campidano di Cagliari che più di altri, negli ultimi decenni, ha subito profonde trasformazioni sotto il profilo urbanistico e architettonico. Si può davvero ancora parlare dell’esistenza di un centro storico?

Negli anni che vanno dal 1995 al 2004 i residenti a Sestu sono aumentati di circa 6.500 unità. La mancanza di aree di espansione residenziale ha determinato che una buona metà dei nuovi residenti si siano insediati nel nucleo urbano preesistente e per l’altra metà nei quartieri nuovi di Cortexandra, Dedalo e Ateneo. Per avere un quadro completo delle migrazioni interne, ai nuovi residenti si devono sommare anche i 1400/1600 nuovi abitanti che non hanno trasferito la residenza ma sono comunque domiciliati a Sestu. Questa premessa ci aiuta a capire quale livello di pressione abbia subito negli ultimi decenni il  tessuto urbano preesistente. Gli effetti sono stati le convulse demolizioni e ricostruzioni con l’utilizzo massimo degli indici di edificabilità e, purtroppo, molte libere interpretazioni sui volumi non computabili e sulle distanze. Il tutto è avvenuto senza alcuna attenzione alla presenza di importanti case campidanesi o padronali, testimonianze della cultura contadina sestese.

Piano particolareggiato centro storico 3Cosa è rimasto dunque della vecchia Sestu?

I due nuclei “storici” del paese, che si trovano rispettivamente in “parte de  susu” (intorno alla chiesa di San Salvatore) e in “parte de jossu” (intorno alla piazzetta Dettori, Funtana de stulasa) sono negli anni stati largamente trasformati. Più precisamente sono stati manipolati con la costruzione di piccole/medie palazzine a prospetto ed altezze variabili. E questo è avvenuto senza il parallelo rinnovo delle reti dei servizi (acqua, fogne, gas, illuminazione), senza parcheggi e strade adeguate. Per cui oggi è difficile parlare di “Centro storico” a Sestu. La nostra proposta per il Piano Urbanistico Comunale in origine prevedeva il mantenimento di una zona B1, regolamentata con norme ispirate alla conservazione dei caratteri distintivi ancora presenti, al controllo del  numero delle nuove unità residenziali insediabili e alla caratterizzazione degli interventi in armonia con quelli “storici” ancora presenti. La Regione – Assessorato all’Urbanistica – nel 2010, interpretando le norme del Piano Paesaggistico regionale, ci impose l’adozione del “Centro matrice” come centro storico. E cosi fu. La contraddizione di quella imposizione e’ però  palesemente riscontrabile nella realtà.

In che modo il piano particolareggiato ridisegnerà l’assetto del centro storico?

Per ipotizzare un percorso di “ ricostruzione del centro storico” si  parte da una analisi dettagliata dell’esistente. Si procede censendo, una per una, tutte  le unità immobiliari e classificandole in base al livello attuale di conservazione del lotto catastale originario e del fabbricato. Da questa analisi scaturisce la proposta del livello di conservazione e trasformazione da assegnare ad ogni unità. In questa fase abbiamo proposto quattro livelli di conservazione: alta, media, bassa, nessuna. Si parla di Piano Particolareggiato perché con questo strumento si definiscono le regole per ogni singola unità residenziale. Si definiscono inoltre i contorni del prospetti o facciate, delle altezze, degli allineamenti stradali e del tipo di illuminazione pubblica. L’obiettivo è quello di ridare omogeneità e regolarità ad ogni quartiere/rione. Nei prossimi giorni, nel sito del Comune, saranno presenti le schede analitiche che danno un’idea precisa delle proposte e del risultato atteso a fine percorso. Un percorso che si prevede lungo e impegnativo.

Piano particolareggiato centro storico 2I tecnici, in occasione dell’ultimo incontro, hanno detto che l’indice fondiario derivante dai dati che si possiedono è molto elevato, tale da non giustificare certi limiti antropici. Cosa significa?

Come ho detto sopra, si parte dall’esistente, dal censimento di ogni singola unità: dimensione lotto, superficie coperta e quindi volume insediato. Da questa prima analisi scaturisce un indice fondiario più alto di quello prescritto: 3 mc/mq. Ciò è dovuto al fatto che si lavora sulle carte aereo fotogrammetriche disponibili. Quindi aggetti, balconi, scale esterne concorrono a sviluppare volumetrie che in realtà non sono state concessionate. Non solo, i volumi vengono conteggiati sui lotti al netto delle cessioni per eventuali arretramenti. In realtà però i volumi raramente superano i 3 mc/mq. Verrà pertanto elaborata una tabella sui volumi effettivamente concessionati o esistenti ante 1967 che dirà con certezza quanto esiste realmente e quindi quanto non si potrà più realizzare e quanto si potrà invece edificare ex novo.

Qual è il senso del coinvolgimento dei cittadini nell’elaborazione del piano per il centro storico?

Lo sforzo di coinvolgere il più possibile i cittadini residenti e i tecnici è motivato innanzitutto dalla volontà di ricercare una sempre positiva oltreché necessaria condivisione delle scelte. Allo stesso tempo deriva dalla necessità di sostenere adeguatamente il nuovo processo di programmazione degli interventi. Ciò rappresenta una piccola rivoluzione rispetto al precedente percorso che ha portato alle ultime norme sulle zone B1. Dunque: non più il mio lotto, il mio progetto, il mio prospetto ma il progetto di una parte di un disegno più ampio, almeno rionale o di quartiere. In quest’ottica il mio diventa il nostro, della comunità. Perché il bello, lo storico, la vivibilità dev’essere di tutta la comunità. Una piccola rivoluzione appunto.

Sandra Mereu

La rotatoria della discordia: parla il sindaco Aldo Pili.

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Aldo Pili, sindaco del comune di Sestu

Nella seduta del consiglio comunale del 17 luglio,  a margine dell’approvazione della delibera per la costruzione di una rotatoria spartitraffico in via Monserrato, un consigliere dell’opposizione auspicava la costituzione di un comitato di cittadini – un comitato “No Ring”, lo definiva – per contestare l’esecuzione di quest’opera. Neanche il tempo di dirlo, il comitato fa la sua comparsa nella piazzetta delimitata da via Monserrato e via Tripoli con relativo apparato di striscioni e tavolini. Il comitato, ufficialmente composto dagli abitanti del rione, sta raccogliendo firme a sostegno della richiesta di fermare la costruzione della rotatoria. Il motivo principale della protesta è legato al ridimensionamento della piazzetta che la costruzione della rotatoria comporta e quindi alla riduzione di uno spazio verde e ombroso, fatto di qualche albero e una serie di alti cespugli. Sostengono la protesta dei residenti del quartiere le forze politiche dell’opposizione, compresi i tre consiglieri dissidenti del PD, che sostanzialmente considerano la rotatoria un’opera inutile e non risolutiva dei problemi del traffico in quella zona. A completare il quadro le ripetute e pesanti minacce ricevute nei giorni scorsi dal vicesindaco Sergio Cardia (anche assessore all’urbanistica) per spingerlo a desistere dalla realizzazione dell’opera. Ma quali sono le ragioni che portano l’amministrazione comunale a ritenerla invece utile? Lo abbiamo chiesto al sindaco Aldo Pili.

Sig. Sindaco, qual è l’utilità di una rotatoria in via Monserrato, all’altezza dell’incrocio con via Bologna e via Tripoli?

La realizzazione della rotatoria, secondo i progetti ideati dall’amministrazione da vari anni, ha la funzione di regolatore del traffico automobilistico in un punto cruciale del nostro sistema viario. Nessuno può negare che la crescita esponenziale della popolazione di Sestu in questi ultimi quindici anni rende urgente adeguare con efficienza l’intero sistema ai fabbisogni attuali di mobilità, per cui la sua realizzazione rientra in questa logica. Oltretutto, quel particolare contesto viario è messo sempre più a dura prova dal traffico proveniente dai centri ad ovest della SS 131 e da quello del bacino del Parteolla e Trexenta diretto verso il policlinico e la annessa sede universitaria. Inoltre, la rotatoria consentirà ai mezzi pesanti e ai pullman snodati di poter manovrare con maggiore facilità e funzionalità in un punto oggi molto difficile.  Peraltro,  tale opera rientra nella programmazione generale della sistemazione delle strade locali che finora hanno conservato una configurazione urbanistica più adatta al vecchio centro agricolo che a quello moderno e dinamico quale è la nostra cittadina.

Le forze politiche dell’opposizione sostengono che non si tratti di un’opera prioritaria e che sarebbe più utile destinare le risorse stanziate ad altri scopi, come la sistemazione delle strade o delle fognature. Cosa risponde a queste obiezioni?

La risposta è molto semplice. Le motivazioni che ho esposto in precedenza danno la misura della esigenza di intervenire quanto prima in quella parte del sistema. Favorendo peraltro, fatto non secondario, l’attenuazione del pericolo rappresentato dal deflusso delle acque da via Bologna nei momenti di grande piovosità. Per quanto riguarda la lamentela della sistemazione delle strade, forse certe persone piuttosto che farsi  accecare da pregiudizi o furori ideologici da nostalgici conservatori, dovrebbero semplicemente osservare la realtà o ascoltare quanto viene ripetuto continuamente o leggere quanto viene scritto nei programmi annuali e pluriennali dell’amministrazione per capire che si sta portando avanti un grande investimento nelle strade di Sestu. Ciò grazie allo sforzo di questa amministrazione che, a differenza di altre, sta portando avanti investimenti come mai era avvenuto negli ultimi vent’anni. Per quanto riguarda le fogne, la cecità si accompagna a una certa ignoranza di chi dovrebbe sapere ma non fa nulla informarsi, nonostante io personalmente abbia spiegato più volte queste tematiche. Ma proprio per non lasciare nulla di intentato, ribadisco anche per chi non vuole ascoltare che l’investimento nel sistema fognario, importante e fondamentale per la nostra realtà, non è compito dell’amministrazione ma della “A.T.O.” che per motivi politici ben noti non ha certo favorito il nostro fabbisogno in questi ultimi anni.

Nella seduta del consiglio in cui è stata approvata la realizzazione della rotatoria si sono sentite motivazioni contrarie basate su opposti presupposti. Da un lato c’era chi (Michela Mura, consigliere dissidente del PD) lamentava la mancanza di una visione d’insieme e quindi considerava l’opera una soluzione di carattere contingente; dall’altro chi invece (Luciano Muscas, consigliere dei Riformatori) vi accusava di voler realizzare un’opera che guarda al futuro ma di nessuna utilità nell’immediato. Come si inquadra la rotatoria di via Monserrato nell’idea di sviluppo urbano che ha in mente questa amministrazione?

Chi come la consigliera Mura lamenta la mancanza di una visione di insieme, dovrebbe non farsi condizionare da sterili e inutili pregiudizi nei confronti degli amministratori. Se fosse un po’ più serena e libera da un sentimento che è rivolto in tutt’altra direzione rispetto ai temi amministrativi, si accorgerebbe che questa amministrazione ha sempre operato, non solo in questo settore ma in tutti quelli di competenza, con un intento programmatorio generale, rivolto a ricercare le soluzioni migliori per l’intera comunità. Per quanto riguarda la seconda osservazione, mi pare che i chiarimenti si evincano dalle considerazioni già svolte.

Da tempo “piazzetta Pertini” non assolve a quella che è una delle funzioni tipiche di una piazza: favorire l’aggregazione dei cittadini. Ciò è in parte legato alla sua posizione al centro di strade sempre più trafficate e rumorose, in parte alla mancanza di panchine in cui sedersi. Prima del divampare della protesta infatti a nessuno veniva in mente di godere dell’ombra degli alberi portandosi una sedia da casa. Il suo valore sta dunque nella presenza stessa degli alberi, che abbelliscono il quartiere e aiutano a depurare l’aria. Che fine faranno quegli alberi una volta costruita la rotatoria? E come si pensa di supplire al “danno” estetico e salutare?

Innanzitutto, gli alberi non verranno abbattuti ma semplicemente rimossi e trapiantati nelle aree del quartiere Dedalo su cui stiamo intervenendo con investimenti continui per migliorare la vivibilità della zona, nonostante le grandi difficoltà frapposte dal fallimento. Il danno estetico, se di ciò si può parlare, verrà del tutto attenuato dall’arredo urbano che a breve e nel medio termine arricchirà la zona e non solo. E’ opportuno ricordare, tra l’altro, che finora la Piazza Pertini era abbandonata e per nulla frequentata proprio per le condizioni ambientali del sito.

La protesta contro la rotatoria si interseca con il diffuso bisogno dei cittadini di disporre di più aree di verde pubblico curato e attrezzato. Non le sembra che il Comune dovrebbe dare decise risposte anche a questa sentita esigenza?

L’amministrazione fin dai primi momenti si è preoccupata del verde pubblico. Non come fatto singolo o episodico, cioè cura di uno o pochi alberi o messa a dimora di qualche tratto di manto erboso. Invito tutti a fare memoria di come erano le nostre piazze nel 2005,  il parco comunale  e il cimitero, per capire quale grande passo in avanti sia stato fatto. Continueremo ancora nel miglioramento del sistema con progetti realizzabili che riguardano le aree interne all’abitato oggi non gestite dal comune, in quanto non competente, e stiamo per proporre al consiglio l’approvazione di un regolamento generale per la cura e la gestione del verde, che permetterà senza dubbio di fare progressi in questo ambito. Tutto per il benessere della nostra comunità che è sempre il nostro primo interesse. Ringrazio per l’attenzione. Giungano ai lettori di Sestu Reloaded e ai concittadini tutti i più cordiali saluti.

Sandra Mereu