Alberi monumentali e buste più grandi per il secco. Ecco i problemi di Sestu.

Osservo con attenzione i temi su cui le varie forze politiche che ambiscono ad amministrare il comune si stanno concentrando nell’imminenza della campagna elettorale. La raccolta differenziata e il verde pubblico in particolare sono tra quelli che più di altri mi hanno incuriosito. Al riguardo sono state prodotte sul primo tema una petizione popolare da parte dei Riformatori sardi, sul secondo un’istanza al consiglio comunale da parte del Movimento 5 stelle.

Perché tanto interesse per questi argomenti? A fronte di tanto impegno e data la singolarità degli argomenti viene da chiedersi se esista davvero un interesse collettivo da tutelare. Se si leggono con attenzione le domande poste e le risposte date al riguardo, sorgono infatti non poche perplessità.

Sulla raccolta differenziata i Riformatori chiedevano la semplificazione del servizio e insieme la riduzione delle percentuali di secco indifferenziato. Nel volantino, datato ottobre 2014, proponevano tra le misure da adottare per raggiungere quegli obiettivi la distribuzione di buste per il secco di maggiori dimensioni; la possibilità di conferire la carta e il cartone fuori dai bidoni in dotazione; il ritiro settimanale degli olii usati. L’amministrazione ha risposto che si tratta di misure che non riflettono reali e diffuse esigenze della popolazione e soprattutto sono inadeguate rispetto al risultato che si propongono di ottenere. Le buste del secco adottate sino al 2014 – si legge nella delibera di giunta n. 3 del 20/01/2015 –  avevano una notevole capacità (110 litri), più che sufficiente per il consumo medio delle famiglie. Buste di dimensioni maggiori sarebbero state più fragili e avrebbero comportato un inutile aggravio di spesa per i cittadini, posto che per i rifiuti eccezionalmente prodotti in eccesso esiste l’ecocentro. Del tutto infondata è risultata essere anche la richiesta di ritiro settimanale di olii usati giacché la quantità di olio che si ritirava con il servizio mensile era talmente bassa che la ditta che se ne occupava ha interrotto il servizio proponendo in alternativa dei raccoglitori nel centro abitato. Infine la carta e il cartone. Conferirla fuori dai bidoni è sconveniente per ragioni di decoro e per motivi di ordine pratico ed economico. La carta può spargersi nell’abitato nel caso non infrequente di vento e se piove si bagna e quindi la piattaforma di conferimento non la accetta alle condizioni concordate. Vale a dire la paga notevolmente meno, con conseguente aggravio di spesa per l’intera collettività.

novitc3a0Nessuna delle soluzioni proposte dai Riformatori è stata presa in considerazione. Di contro le misure  adottate dall’amministrazione, entrate in vigore quest’anno, per supplire alle carenze del servizio e potenziarlo (in particolare la raccolta unificata di vetro e latine e il riutilizzo del bidone giallo per  il secco indifferenziato) precedono e superano in gran parte la petizione. Per quanto non rappresentino ancora l’ottimo (ma quale comune in Sardegna, paragonabile a Sestu, l’ha raggiunto?) si fondano sul dato reale dell’aumento nell’ultimo anno di oltre 9 punti percentuali di raccolta differenziata e, a me sembra, si attestano su un buon equilibrio tra costi e benefici.

Gli alberi monumentali sono invece al centro dell’interesse del Movimento 5 stelle. Secondo quanto disposto dal decreto del ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del 23/10/2014 anche i cittadini possono segnalare gli eventuali alberi monumentali presenti nel territorio comunale. Per questa ragione i grillini hanno presentato un’istanza al consiglio comunale chiedendo che venisse data adeguata informazione sul censimento. Riferendo in consiglio comunale al riguardo, l’assessore competente Stefania Manunza ha precisato  che per favorire la partecipazione dei cittadini nella segnalazione degli esemplari che hanno le caratteristiche previste dalla legge “l’Amministrazione ha dato disposizioni agli uffici di rendere pubbliche le informazioni in merito all’iniziativa ministeriale, mettendo inoltre a disposizione sul portale comunale e in stampa tutta la modulistica necessaria.”

Piazza I maggio con albero monumentale - Foto di Roberto Bullita

Albero monumentale di Piazza I Maggio – Foto di Roberto Bullita

Cosa si intende per albero monumentale? Nel 2006, ottemperando a quanto disposto dalla precedente legislazione in materia, il Comune di Sestu aveva comunicato all’Ente Foreste della Regione Sardegna gli alberi monumentali presenti nel territorio sestese, identificando fra quelli con i requisiti allora previsti il leccio di Piazza I Maggio e l’eucalipto di Piazza Sant’Antonio. Per meglio capire cosa si intende attualmente per “albero monumentale” riporto di seguito la definizione che ne dà la nuova legge: a) l’albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l’albero secolare tipico, che possano essere considerati come rari esempi di maestosita’ e longevita’, per eta’ o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarita’ botanica e peculiarita’ della specie, ovvero che rechino un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali; b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani; c) gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private. Si capisce subito che, date queste caratteristiche, pur con tutta la buona volontà dei cittadini, difficilmente sarà possibile aggiornare l’elenco del 2006.

Questioni marginali. Appare dunque abbastanza evidente che, in  entrambi i casi, si tratta di questioni del tutto marginali nel panorama dei problemi generali della comunità, se non addirittura di falsi problemi. Ciò che non è ben chiaro è se l’attenzione riservata a questi argomenti sia frutto della difficoltà che certe forze politiche hanno nell’individuare problemi veri e di carattere generale o se invece essa non sia piuttosto il prodotto dell’ansia che le assale in campagna elettorale, quando l’esigenza di dimostrare la propria esistenza diventa una pressante necessità.

Sandra Mereu

Un sindaco donna? Certo. Ma di sinistra.

sondaggio AblativIl profilo del nuovo sindaco. L’Unione sarda ha riportato nei giorni scorsi il parzialissimo risultato di un sondaggio lanciato sul sito di una nota società di informatica che opera nel nostro comune. Il sondaggio mira a definire il profilo del nuovo sindaco. Il risultato che il quotidiano proponeva all’attenzione dei lettori si basava però sulle risposte di una cinquantina di persone, o forse anche meno dato che una stessa persona può votare da diversi apparecchi, pc tablet smartphone. Un campione troppo limitato per considerare i suoi desiderata come la proiezione di ciò che vogliono realmente gli elettori di Sestu. Evidentemente il sondaggio era un pretesto per attirare l’attenzione di un ampio pubblico sul più generale tema delle elezioni comunali. Gettare il sasso nello stagno può essere un modo per stimolare il dibattito e far scaturire nuove e più concrete notizie in proposito.

Parliamone, dunque. Dal sondaggio emergeva il profilo di un sindaco di genere femminile con laurea. Non si conoscono le ragioni che hanno spinto i votanti a fare questa scelta. Forse avevano in mente qualcuno. Ma è più probabile che volessero semplicemente indicare in astratto le qualità più importanti del sindaco ideale per Sestu. Lo dimostra il fatto che la caratteristica a mio avviso più significativa, cioè la collocazione politica, è passata in subordine.

Perché una donna laureata? L’elezione di un sindaco donna sarebbe effettivamente una grande novità. Sarebbe la prima donna sindaco nella storia del comune. Il riconoscimento e la conferma anche nelle istituzioni del ruolo paritario che le donne rivestono in una società democratica. Un segno di progresso. Il fatto però che la si voglia anche laureata lascia perplessi. Si intravede una riserva mentale che contrasta con l’immagine di una comunità di elettori capace di fare una scelta evoluta e libera da pregiudizi. Nasce insomma il sospetto che proprio perché donna le venga richiesto un surplus di garanzie.

Riconosciuta la piena parità di diritti e di doveri alle donne, occorrerebbe però smetterla di spacciare come verità scientifica la favola della diversità delle donne in politica. Secondo questa teoria le donne sarebbero portatrici di un valore aggiunto, conseguenza di doti innate proprie del genere femminile, riconoscibili nella dolcezza e gentilezza che si esaltano nel ruolo di moglie e madre. Questa concezione risente di forti venature maschiliste ma soprattutto è priva di ogni attinenza con la realtà. Per capire quanto sia infondata basterebbe considerare che in Europa le più brutali e assai poco compassionevoli misure liberiste che hanno portato al licenziamento di migliaia di lavoratori, ridotto in povertà le loro famiglie e fatto piangere i loro bambini sono state portate avanti da capi di stato donne. La Tatcher era una gentile e garbata signora che la sera raccontava le favole ai nipotini eppure non si è fatta intenerire dalla disperazione dei minatori del Galles. La stessa triste sorte è toccata più di recente ai greci, baciati dalla “sensibilità femminile” di Angela Merkel.

Un sindaco donna a Sestu io certo lo vorrei. Purché di sinistra. In questo schieramento negli ultimi anni sono emerse diverse personalità che potrebbero egregiamente ricoprire questo ruolo. Alcune di loro, penso ad Anna Crisponi e a Stefania Manunza, oltre all’esperienza come amministratori del comune hanno maturato anche una più ampia esperienza politica come delegate nelle assemblee nazionali dei rispettivi partiti di appartenenza. I tempi dunque a Sestu sono maturi non solo per avere una donna sindaco ma anche per sceglierla tra diverse donne di notevole spessore politico.

Sandra Mereu