“Dove finisce Roma”…la staffetta della coscienza del mondo continua

Nel libro Dopo l’ultimo testimone (Einaudi 2009) di David Bidussa viene riportato un commento di Furio Colombo su Schindler’s List “Steven Spielberg, uomo giovane nato molto tempo dopo la guerra, viene avanti e dice: datemi il pacco dei documenti, tocca a me portarlo un po’ più avanti. L’operazione, come sempre è avvenuto nella storia della cultura, è questa: io mi impossesso di tutto quello che sappiamo di questa storia, e la racconto come so raccontarla io, con l’impronta, lo stile, i modi del mio tempo. Ma la staffetta della coscienza del mondo continua.”

E poco importa che Colombo (che ha vissuto quegli anni) trovi improbabile che, in tempi terribili come quelli, una bambina conservi i suoi occhiali a cerchietto per tutta la durata del film, e Giulio Angioni rilevi quanto sia ininfluente che la Soriga, nel suo libro Dove finisce Roma, usi la parola borsa e non sporta. Ciò che conta, ed è qui il valore del libro, è che “la staffetta della coscienza del mondo continua”, perché si è creato un legame generazionale tra l’allora e l’oggi. Una giovane scrittrice si è occupata di Resistenza e di guerra, in tempi di appiattimento sul presente e di memoria breve. Non a caso nell’esergo ad inizio del libro Paola Soriga cita un frammento della poesia Un’altra guerra di Wislawa Szymborska “Chi sapeva di che si trattava/deve far posto a quelli/che ne sanno poco./ E infine assolutamente nulla”.

La Soriga racconta di quel tempo ormai lontano dal suo, con la sua impronta di donna di oggi, con la sua formazione e con il suo stile. Si nota la sua imponta di donna d’oggi nel suo tratteggiare la figura del personaggio principale: Ida, che nel 1938, appena dodicenne, viene mandata a Roma per aiutare la sorella maggiore Agnese e suo marito Francesco, fresco vincitore di un concorso al ministero. Nei giorni terribili della “Roma città aperta”, tra il 30 maggio e il 2 giugno del 1944, ormai diciottenne, nella grotta di pozzolana dove si è rifugiata per sfuggire ai fascisti e ai tedeschi “canta a voce bassa”: è Ida, ma è anche Paola o qualsiasi ragazza che si affaccia al mondo, e cantano per esorcizzare la paura della violenza, sempre presente allora come oggi.

E’ un romanzo di donne, e di sentimenti: Rita, l’amica prediletta, Micol, la partigiana Lucia, che Ida aveva visto accompagnarsi a Giame (Pintor) nei pressi del caffè Giolitti, i gesti, i sapori, i giochi di una Sardegna ancora viva nei ricordi; è un romanzo d’amore, quello di Ida per Antonio; è un romanzo di formazione perché Ida fa la staffetta partigiana quando “le sembrava non ci fosse altro da fare”, per una sorta di antifascismo preideologico, più che altro “civile”, imparato sulla strada, nella borgata di Centocelle, quella dove la cavalleria romana portava i suoi cavalli al ricovero (da qui il nome) nelle celle di tufo e ora rifugio dei GAP romani.

Questa sensibilità moderna non rende il libro “campato in aria”. Il verosimile ha bisogno del vero storico, e la Soriga riconosce le sue fonti, storiche, che le hanno consentito di ricostruire il contesto, e letterarie. Per le prime si è servita del libro Città di parole. Storia orale di una periferia romana di A. Portelli, B. Bonomo, A. Sotgia, U. Viccaro (pubblicato da Donzelli nel 2007). Quelle letterarie sono palesi nei nomi: Ida, è lo stesso della protagonista de La Storia di Elsa Morante; Agnese ricorda L’Agnese va a morire di Renata Viganò; Micol, l’amica ebrea dai capelli d’oro, con la sua casa di ricchi “piena di libri” ricorda una delle protagoniste de Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani; don Pietro, il prete, anche lui antifascista sui generis, potrebbe avere la faccia di Aldo Fabrizi, protagonista di Roma città aperta di Rossellini.

Lo stile, per scelta dell’autrice, è quello dell’oralità, tecnicamente è l’anacoluto: si passa (non senza qualche difficoltà iniziale per il lettore) dalla prima alla terza persona, saltano i nessi sintattici, a rendere fluide le concatenazioni tra le idee, con un intercalare di romanesco e sardo, a volte di abruzzese o di avellinese, o emiliano. Manierismo? Forse, ma era quella la lingua in una realtà di emigrazione nella Roma delle borgate di allora, così come è, oggi, quella dei nostri giovani, e quella contaminata delle nostre periferie urbane ad alta presenza di extracomunitari.

Tonino Sitzia

EquiLibri, Circolo dei lettori di Elmas

Voci dalla Shoah

A gennaio si celebra la Giornata della Memoria, istituita nel 2000 per commemorare le vittime del nazionalsocialismo, del fascismo, dell’Olocausto e in onore di quanti hanno rischiato la propria vita per proteggere i perseguitati. Simbolicamente si è scelto di far cadere la ricorrenza il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz che ha segnato la fine di un incubo per milioni di persone. Tra le tante iniziative che, ogni anno, vengono promosse in tutta Italia in riferimento ideale alla giornata della memoria merita attenzione la costruzione del portale “Ti racconto la storia: voci dalla Shoah”, consultabile sul sito dell’Archivio Centrale dello Stato. Il portale è stato realizzato con la collaborazione della Direzione Generale per gli Archivi e del Laboratorio Lartte della Scuola Normale Superiore di Pisa per permettere l’accesso alla collezione delle interviste in lingua italiana fatte ai sopravvissuti dell’olocausto. Si tratta di un sistema informativo molto efficace che, grazie ad un’indicizzazione delle interviste estremamente analitica, permette il recupero delle informazioni con diverse modalità: per luoghi, per nomi, per arco temporale, per situazioni, per concetti. All’origine di questo servizio vi è un importante progetto realizzato tra il 1998 e il 1999 dallo University of Southern California Shoah Foundation Institute for Visual History and Education, l’istituto fondato da Steven Spielberg a Los Angeles nel 1994 per superare intolleranze, integralismi e pregiudizi e che considera l’uso delle testimonianze di storia visiva come un utile strumento educativo. In vista di questo obiettivo l’USC Shoah Foundation Institute ha raccolto le interviste realizzate in tutto il mondo ai testimoni della tragedia della Shoah e attualmente conserva una delle più grandi biblioteche video-digitali del mondo, costituita da quasi 52.000 video in 32 lingue provenienti da 56 paesi. Questi documenti contengono le testimonianze di sopravvissuti ebrei, omosessuali, Testimoni di Geova, zingari di etnìa Rom e Sinti, scampati alla politica di sterminio attuata dai tedeschi per il miglioramento della razza. Accanto a queste, sono inoltre presenti le registrazioni dei racconti dei liberatori e testimoni della liberazione, di prigionieri politici, soccorritori e partecipanti ai processi per i crimini di guerra.

Ti racconto la storia: voci dalla Shoah
www.shoah.acs.beniculturali.it

Sandra Mereu