“L’attualità del pensiero di Gramsci” in memoria di Enrico Bullita

Conferenza Gramsci 2Si è svolto, con notevole interesse del pubblico presente, il convegno sul tema dell’attualità del pensiero di Antonio Gramsci che l’associazione “Sestu con Enrico Berlinguer” ha voluto dedicare alla memoria di Enrico Bullita, scomparso un anno fa.

Enrico Bullita è stato, negli ultimi anni della sua vita, il presidente onorario dell’associazione, che ha promosso e organizzato l’iniziativa nella propria sede. La finalità principale dell’associazione è infatti quella di gestire i locali siti al numero 5/7 di via Gramsci: un luogo carico di memoria e simbolico al tempo stesso per molti cittadini sestesi.

Fu proprio Enrico Bullita a volere fortemente, a metà degli anni ’50, insieme all’istituzione della sezione del partito comunista, l’edificazione dello stabile che doveva servire a dare una casa ai comunisti di Sestu per incontrarsi, discutere e svolgere l’attività politica legata alla militanza. L’associazione “Sestu con Enrico Berlinguer”, interpretando lo spirito comunitario che ispirò Enrico Bullita e i suoi compagni, mette questi locali a disposizione di tutti i partiti politici e associazioni che ancora oggi si riconoscono nei valori fondanti della sinistra.

Dedicare la conferenza alla memoria di Enrico Bullita è sembrato il modo migliore per ricordarlo. Perché, come ben sa la gran parte dei cittadini di Sestu, tutta la vita di Enrico Bullita e in particolar modo la sua azione politica, come amministratore e sindaco di questo comune, hanno avuto quale riferimento ideale e bussola di orientamento il pensiero e le idee di Antonio Gramsci.

Conferenza Gramsci 4Antonio Gramsci, nato ad Ales e cresciuto a Ghilarza, si trasferisce poi a Cagliari per studiare al liceo Dettori e qui si avvicina alla politica: alle idee sardiste dapprima e socialiste poi. E sempre a Cagliari fa le sue prime esperienze da giornalista come giovanissimo e combattivo redattore dell’Unione Sarda. Per parlare di Gramsci e dell’attualità del suo pensiero sono stati invitati i rappresentanti delle più importanti associazioni culturali sarde che hanno sede nei detti luoghi gramsciani (Casa Museo A. Gramsci di Ghilarza, Casa Natale A. Gramsci di Ales, Istituto Gramsci di studi e ricerche della Sardegna di Cagliari).

Tutte queste associazioni sono impegnate a studiare e divulgare il pensiero di Antonio Gramsci, che fu anche il fondatore del Partito Comunista Italiano, in modo particolare presso le nuove generazioni. Giuseppe Fiori, nella prefazione all’edizione del 1995 della sua “Vita di Antonio Gramsci”, a questo proposito scriveva:

 “I bimbi nati quando questo libro usciva (cioè nel 1966, ndr) sono oggi uomini di ventinove anni cresciuti in un passaggio d’epoca. Di Gramsci che cosa sanno? Poco o nulla. A loro dedico questa riedizione.”

Conferenza Gramsci 5Se questo era vero nel 1995 lo è tanto più oggi. Ci sono in Italia almeno due, tre generazioni di cui solo una ristrettissima élite ha idea di chi sia, cosa abbia fatto e cosa abbia rappresentato per milioni di italiani nel passato Antonio Gramsci.

Ciò che noi ignoriamo è invece ben presente all’estero. Negli ultimi decenni gli studi su Gramsci hanno conosciuto una forte ripresa – non essendo infatti mai del tutto sopiti –  in molti paesi di diversi continenti. Lo dimostrano innanzitutto i numerosi convegni che a lui vengono dedicati in varie parti del mondo e le tante pubblicazioni, di e su Gramsci, in lingua inglese, spagnola, portoghese e francese. L’interesse per il pensatore sardo è inoltre attestato dai corsi di studio che annualmente si tengono in varie Università di diversi continenti sulle sue riflessioni e i suoi scritti.

Gramsci è conosciuto senz’altro in America Latina. Piace ricordare come curiosità che il noto calciatore brasiliano Socrates, qualche anno fa in un’intervista rilasciata durante il suo soggiorno in Italia, alla domanda: «qual è l’Italiano che stimi di più?» rispose appunto: «Antonio Gramsci».

Conferenza Gramsci3Ma Gramsci è conosciuto anche negli Stati Uniti. Paradossalmente proprio dalla destra conservatrice. E’ noto che la destra americana ha letto Gramsci, assimilandone molto bene la lezione dell’intellettuale organico. E’ un fatto che l’ascesa del Partito Repubblicano è cominciata proprio a partire dagli sforzi coordinati di un gruppo sempre più largo di intellettuali e di una rete di centri di elaborazione teorica.

Anche nel mondo dell’arte il rilievo internazionale di Gramsci ha avuto un significativo riconoscimento. Il monumento, con annessa mostra, realizzato lo scorso anno a New York in un parco del Bronx dall’artista svizzero Thomas Hirschhorn, ha registrato un grande successo di pubblico e di critica.

E infine anche la Sardegna, proprio grazie a un progetto della Casa Museo di Ghilarza, si è inserita in questo movimento internazionale di studi gramsciani con l’istituzione di una summer school. Da quest’anno Ghilarza è diventata la sede di una scuola estiva dove docenti e ricercatori provenienti da Università straniere, incontreranno giovani studenti di tutto il mondo.

Tutto questo è sufficiente a farci capire che forse troppo frettolosamente e insipientemente la Cultura e soprattutto la Politica italiana si sono disfatti di Gramsci, delle sue idee e strumenti di analisi. La storia ci ha però insegnato che nei momenti di crisi e smarrimento, come quello che stiamo vivendo, le idee forti della tradizione sono quelle da cui si può trarre nuova linfa per trovare la via d’uscita.

Sandra Mereu

Thomas Hirschhorn e il “Gramsci Monument” di New York

Monumento a Gramsci_N. Y.

New York ospita per due mesi e mezzo il monumento temporaneo dedicato a Gramsci dall’artista svizzero Thomas Hirschhorn. Inaugurata all’inizio di luglio, la monumentale casa di legno arricchita al suo interno da aforismi gramsciani – costruita a Forest Houses, nel Bronx – resterà in piedi sino a metà settembre. A chi come noi da anni è impegnato con le associazioni Casa Natale Antonio Gramsci e Casa Museo Antonio Gramsci a promuovere la conoscenza del pensiero e delle opere del grande intellettuale sardo, l’evento non poteva sfuggire. Tanta era la curiosità di conoscere le motivazioni che avevano spinto un artista come Thomas Hirschhorn a dedicare un simile monumento al nostro filosofo, che abbiamo pensato di chiederglielo direttamente.

SchemaNella lunga intervista che ci ha rilasciato e che potete leggere QUI in versione integrale, ci ha spiegato che il monumento a Gramsci è l’ultimo di una serie di opere dedicate a grandi filosofi. Prima di lui Spinoza, Deleuze, Bataille. Gramsci, nello schema ideato da Hirschhorn, un cerchio diviso in 4 parti che rappresentano le 4 forze del mondo, copre l’intersezione Politica/Amore. La scelta di Gramsci non è però legata solo a fattori razionali. L’artista svizzero si definisce infatti un “Gramsci-Fan”.

Perché Gramsci dunque? Hirschhorn lo spiega così: “Perché era un eroe; perché era un rivoluzionario; perché era pronto a pagare il prezzo del suo impegno; perché era uno stratega; per via della sua passione per la Politica; per il suo proposito di auto-definizione della propria posizione; per via del suo odio dell’indifferenza; perché ha scritto i Quaderni e le Lettere in Prigione, ed ognuno costituisce una base forte e bella su cui poter costruire un’educazione; perché la sua fede nelle capacità e competenze umane era illimitata; perché ha scritto «ogni essere umano è un intellettuale». E ancora “perché i suoi testi sono una scatola degli attrezzi per chiunque voglia confrontarsi con la realtà dell’oggi, per la sua definizione di cosa sia la crisi. E naturalmente perché scrisse: «L’Arte è interessante, è interessante in se stessa, in quanto soddisfa una necessità di vita» e «Il contenuto dell’Arte è l’Arte stessa».

Thomas Hirschhorn

Thomas Hirschhorn

La scelta del luogo. Nella prospettiva di Hirschhorn la produzione artistica sul campo presuppone il coinvolgimento degli altri. A partire dalla scelta del luogo. La decisione “artistica” di realizzare il Gramsci Monument a Forest Houses, nel Bronx – spiega Hirschhorn − è il risultato della cooperazione tra diversi soggetti: Erik Farmer, il Presidente della Resident Association of Forest Houses, l’artista stesso e i residenti del quartiere. “Discutere con tutti loro − ha sottolineato Hirschhorn – è stato istruttivo, divertente e di grande aiuto. Ho ammirato il loro impegno, la loro implicazione e i loro pensieri verso e per il vicinato, ciò che ha rinforzato la mia convinzione che la questione del luogo sia una questione di incontri umani”.

Presenza e Produzione. Il coinvolgimento dell’altro non ha specifici legami con l’estetica. “Rivolgersi ad un pubblico non esclusivo – precisa Hirschhorn – significa affrontare realtà, fallimento, insuccesso, la crudeltà del disinteresse, e l’incommensurabilità di una situazione complessa”. Per questo essere presente tutto il tempo al Gramsci Monument è importante. Significa “dare il proprio tempo, condividerlo”. Significa “prendersi la responsabilità”. Nell’Arte come la intende Hirschhorn “le porte restano aperte per incontrare ciò che l’altro non conosce e non vuole”. Ciò accomuna l’arte alla filosofia. Ciò fa sentire Hirschhorn vicino a Gramsci. L’artista svizzero non fa distinzioni “tra una persona che può essere un partecipante ricettivo e la persona che gironzola”. E questo si giustifica “rispetto al principio di Uguaglianza, che richiede di non fare differenza nei confronti di tutte le differenze”. Il “Gramsci Monument” è per Hirschhorn l’affermazione di un lavoro artistico autonomo, “utopico e concreto” allo stesso tempo, concepito come “atto d’amore che non richiede necessariamente una risposta, destinato a un “audience non esclusivo”.

Gramsci Monument_2

Gramsci Monument, Mappa

Nel solco della “fruizione pubblica dell’arte”. In Sardegna ci sono altri due monumenti d’arte contemporanea dedicati ad Antonio Gramsci. “Il piano d’uso collettivo Antonio Gramsci”, edificato ad Ales nel 1977 dallo scultore Gio Pomodoro, e il monumento “Il topo e la montagna” di Maria Lai, la grande artista sarda scomparsa di recente, che attualizza la favola ecologica di Gramsci. Tutti e due sono inseriti nella battaglia per la fruizione pubblica dell’arte. Anche il lavoro di Hirschhorn, che l’artista definisce “una nuova forma di Monumento”, sembra rientrare a buon titolo in questa concezione dell’arte. A denunciarlo ci sono la stessa scelta del destinatario (Antonio Gramsci), le modalità della sua produzione (gli incontri, i dialoghi, il confronto, l’avvenimento), la località individuata per l’installazione (Forest Houses), insolita rispetto ai luoghi tipici della cultura newyorkese, e infine la durata dell’esposizione limitata nel tempo (11 settimane).

Gramsci Monument_3

Thomas Hirschhorn e Alessandra Marchi, Atellier di Parigi (marzo 2013)

Il monumento di Thomas Hirschhorn e il pensiero di Gramsci. Il Gramsci Monument non è l’illustrazione di una delle teorie gramsciane, tanto meno di quella riassumibile nel rapporto egemonico – subalterno. “Sarebbe semplicistico, ingiusto, ma anche infondato – avverte Hirschhorn – prendere l’ubicazione Forest Houses nel Bronx per un’illustrazione di questa teoria. “Se dei legami possono essere fatti – precisa – questi sono con “l’universalità ed il genio del pensiero di Gramsci”. Alla base del Gramsci Monument, come di ogni altro suo monumento, c’è solo la sua “competenza per fare dell’Arte”.

Ancora su Gramsci, in Sardegna e nei luoghi gramsciani. Thomas Hirschhorn ha tenuto a dirci che nell’elaborazione dell’idea per la realizzazione del progetto Gramsci Monument fondamentale è stata la visita alla Casa Gramsci di Ghilarza e il contatto diretto con gli oggetti appartenuti ad Antonio Gramsci, alcuni dei quali sono proprio esposti al Gramsci Monument. Accogliendo il nostro invito a lavorare ancora su Gramsci, ci ha confessato che “la sua missione, fare il Gramsci Monument, è ancora lontana dall’essere compiuta”. “Per riuscirci – ha precisato – ci vorrà tutta la mia passione, tutto il mio lavoro e tutto il mio amore”. E alla fine ci ha salutato con una solenne promessa: “Non ho ancora pensato al seguito sinora, ma tornerò in Sardegna a trovarvi di nuovo!”

Alessandra Marchi

Pier Giorgio Serra