Open Data, Sestu “una felice eccezione”

Anna Crisponi

Anna Crisponi, assessore agli affari sociali del comune di Sestu

Il 17 novembre scorso si è svolto a Cagliari, presso la MEM Mediateca del Mediterraneo, un convegno dedicato agli Open Data, “Piovono Dati irrighiamo il territorio“. Come già alla passata edizione dell’International Open Data, tra i relatori era presente anche il comune di Sestu, rappresentato dall’assessora agli affari sociali Anna Crisponi. Il nostro comune è riconosciuto infatti come “una felice eccezione” nel panorama delle pubbliche amministrazioni sarde che rilasciano Open Data. Mentre le altre amministrazioni (la Regione Sardegna, la Provincia di Carbonia-Iglesias, il Comune di Cagliari) hanno interrotto il processo di pubblicazione dei set di dati, Sestu di contro ha continuato a implementarli con regolarità. Abbiamo chiesto ad Anna Crisponi, assessore competente in materia, di parlarci di questo progetto e dell’importanza che riveste per la pubblica amministrazione e per i cittadini. 

Assessora Anna Crisponi, cosa sono gli Open Data?
Come suggerisce il nome, gli Open Data sono dati in formato aperto, cioè immediatamente utilizzabile, liberamente accessibili a tutti senza restrizioni di copyright, brevetti o altri condizioni vincolanti per la riproduzione. Per capirci, non sono aperti i dati di una pagina html o pdf perché per usarli devo fare il copia – incolla del testo, invece i dati in formato CSV, ODT, TXT, PDF/A sono “naturalmente” leggibili da un PC e possono essere elaborati e analizzati immediatamente, usati per qualsiasi scopo rendendoli disponibili e facilmente comprensibili.

Quali vantaggi offrono i dati aperti nella pubblica amministrazione?
La filosofia dell’Open Data si inserisce nella disciplina più ampia dell’open government, nata negli USA negli anni 60, che vuole aprire la pubblica amministrazione ai cittadini individuando nella trasparenza uno degli strumenti per farlo e coinvolgendoli nel processo decisionale della politica e dell’amministrazione, anche attraverso l’uso della rete e dei social network. Negli ultimi anni il principio della trasparenza intesa come “accessibilità totale” agli atti ha preso piede anche in Italia. Il legislatore ha infatti deciso di valorizzare e rendere fruibile l’informazione prodotta dal settore pubblico (una mole enorme di dati riferibili a tutti gli aspetti della nostra società) e diversi provvedimenti normativi (Agenda Digitale, Codice dell’Amministrazione Digitale, Decreto Sviluppo, Decreto legislativo 14 marzo 2013, n.33) hanno modificato radicalmente il rapporto fra cittadino e P.A. con forme di controllo e di consapevolezza “distribuita”. Proprio per la grande importanza attribuita agli open data, il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha realizzato il portale http://www.dati.gov.it che pubblica i dati resi disponibili dalle Pubbliche Amministrazioni italiane.

Il comune di Sestu ha condiviso gli obiettivi dell’iniziativa e con tempestività ha iniziato a pubblicare in formato standard i suoi dati. Cosa vi ha spinto a farlo?
Abbiamo pensato che in un momento di profonda sfiducia e lontananza dalla politica, aprire i dati, renderli accessibili, comprensibili (per esemplificarli si utilizzano diagrammi, mappe, tabelle, infografica, vengono geo-referenziati su Google maps), significa mettere a disposizione dei cittadini strumenti per verificare concretamente e nel dettaglio l’azione amministrativa.

Il comune di Sestu è anche tra le pochissime amministrazioni pubbliche della Sardegna che mettono a disposizione set di dati aperti. Motivo di orgoglio o inutile spesa, considerato che molti documenti sono già pubblici?
Open Data_MEMSicuramente aver pubblicato in formato aperto i dati è per noi motivo di grande orgoglio. E’ vero che molti dati sono già pubblici e presenti nel portale comunale, penso ai bilanci e a tutte le informazioni consultabili nella sezione “Amministrazione trasparente” o nell’albo pretorio, ma non sono in formato aperto. Sono spesso disaggregati, in formati poco leggibili per i non addetti ai lavori e di difficile consultazione e comprensione. Noi li abbiamo resi pubblici in formato aperto. Questo significa che ciascun cittadino o professionista può leggerli (sono disponibili nel portale del comune http://www.sestu.ca.it e nel sito dati.gov.it) e manipolarli immediatamente, aggregandoli o disaggregandoli come meglio crede. Inoltre, per essere compresi da tutti e valutati in modo semplificato, i set di dati sono accompagnati da elaborazioni grafiche e mappe geo-referenziate. Gli Open Data non sono a costo zero ma forniscono una lettura della realtà importante sia per i cittadini, che possono giudicare l’azione amministrativa avendo a disposizione i dati “veri”, sia per gli amministratori, che devono pianificare in modo efficace l’azione amministrativa muovendo dalla conoscenza minuziosa e puntuale della realtà. Penso ad esempio allo studio socio-demografico degli open data dell’anagrafe di cui non si potrà non tenere conto in ogni programmazione futura del nostro comune.

Quali dati sono stati “liberati” sinora? 
Elaborazione dati fattureSono disponibili in formato aperto i dati relativi ai bilanci del triennio 2010-2012; le fatture e i pagamenti dal 2004 al 2012; il patrimonio dei beni immobili del comune (con la mappa interattiva); lo studio socio-demografico della popolazione che include i dati relativi a sesso ed età, gli indicatori di struttura (età media, incidenza popolazione infantile e anziana, indice di vecchiaia, indice di dipendenza senile), la popolazione residente straniera suddivisa e analizzata per nazionalità, le famiglie (distribuzione per tipologia e numero di componenti, distribuzione per tipologia e classe d’età dell’intestatario), l’analisi territoriale della distribuzione per tipologia di famiglia ed età. Infine è stata pubblicata la mappa interattiva dei lavori pubblici.

Quali saranno i prossimi dati che si intende pubblicare?
Nel bilancio di previsione del 2014 abbiamo stanziato le somme per proseguire nell’operazione di apertura e divulgazione dei dati, individuando come obiettivo i dati dei bilanci, fatture e pagamenti 2013-2014; i dati relativi alla polizia municipale (numero dei sinistri, localizzazione dei sinistri, sanzioni e dati relativi alle aree critiche per la circolazione stradale); i dati relativi alle politiche sociali (interventi di tipo economico e assistenziale riguardanti l’infanzia, la famiglia, la terza età e la disabilità relativi al quadriennio 2010 -2014). Questi nuovi dati in formato aperto verranno pubblicati entro gennaio raggruppati nel dominio di terzo livello opendata.comune.sestu.it

Gli Open Data vengono definiti “the new soil”, alludendo al loro valore economico. Può farci un esempio della loro utilità pratica?
Oltre che rispondere al bisogno di trasparenza, all’utilità di coinvolgimento e cittadinanza attiva propri dell’open government, gli Open Data sono una grande opportunità di conoscenza e lavoro. Disponendo dei dati si possono elaborare studi, progetti, ripensando gli interventi in ogni ambito pubblico e non solo (trasporti, beni culturali, gestione del territorio, dei servizi alla persona, della sanità ecc.). Per fare un esempio calato nella nostra realtà, se fossero disponibili i dati dell’ARST riguardanti la posizione delle fermate, orari e percorsi dei bus, non è improbabile che qualche giovane intraprendente potrebbe pensare di creare un’ app.

Sandra Mereu

Streaming delle sedute del consiglio comunale: è vera trasparenza?

Archivi serviziLa diretta streaming delle sedute del consiglio comunale è l’obiettivo di una delle ultime battaglie che le forze dell’opposizione (consiliari ed extra-consiliari) stanno combattendo contro la giunta del sindaco Aldo Pili. Per sostenerla è stata anche presentata una petizione pubblica in cui si dichiara che la diffusione online delle sedute del consiglio comunale costituisce “il mezzo più efficace” per “promuovere la partecipazione alle questioni di pubblico interesse e in generale alla gestione della cosa pubblica”. Affermazioni apodittiche di questo tipo mi lasciano sempre molto perplessa. Ma ciò che trovo veramente fuori luogo è sentir parlare di diretta streaming delle sedute del consiglio comunale in termini di diritto alla Trasparenza. Tanto che mi viene il sospetto che a molti sfugga il vero significato di questo concetto e quindi del suo contrario.

Quello della Trasparenza è un grande tema di democrazia. La trasparenza della pubblica amministrazione ha a che fare con la possibilità per le persone di far valere i propri diritti. Passa dunque attraverso l’accesso agli archivi e ai documenti originali dotati di valore probatorio. Perché nei documenti autentici (e non nelle più o meno dotte orazioni dei consiglieri comunali!) sono rappresentati e tutelati i diritti dei cittadini. Non a caso la nuova grande frontiera in tema di trasparenza riguarda la possibilità di avere anche in Italia un freedom of information act, cioè una normativa che consenta a chiunque l’accesso ai documenti pubblici, attualmente consentito solo a chi ha un interesse “diretto, concreto e attuale” e giuridicamente tutelato (fatte salve ovviamente le limitazioni per tutelare la privacy, la lotta alla criminalità, la difesa nazionale, etc.). Chi si batte per una maggiore trasparenza chiede inoltre che si capovolga l’impostazione attuale, obbligando la pubblica amministrazione a motivare un eventuale diniego all’accesso.

«Archivi negati, archivi ‘supplenti’: le fonti per la storia delle stragi e del terrorismo» era l’eloquente titolo di un convegno a cui ho avuto l’occasione di partecipare nel giugno del 2011 a Bologna. Occasione molto utile per capire gli esatti termini della “questione Trasparenza”. Il convegno era appunto dedicato allo scottante tema dell’accessibilità alle fonti documentarie degli anni Settanta e Ottanta relative allo stragismo, al terrorismo e al ruolo dei corpi separati dello Stato. Rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime, giornalisti, archivisti, storici e giuristi si interrogavano sulle prospettive esistenti riguardo la possibilità che si rendessero accessibili gli archivi contententi la documentazione “ufficiale” utile a fare chiarezza su alcune delle pagine più oscure dalla nostra storia recente. La complessa e confusa normativa in materia ne ha infatti sinora impedito l’accesso. Questo fatto, anche quando non ha pregiudicato il lavoro della magistratura, precludendo a giornalisti e storici l’accesso ai documenti, ha ostacolato la ricostruzione non frammentaria di quegli avvenimenti e insieme la corretta conservazione e trasmissione della loro memoria, unico e vero risarcimento morale per i familiari delle vittime e per gli italiani tutti. Vedremo ora in che modo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, Renzi, sulla cancellazione del segreto di stato, efficace dal punto di vista mediatico ma decisamente poco utile allo scopo, troveranno concreta attuazione. In particolare attendiamo di vedere se saranno finalmente sciolti i nodi dell’attuale normativa relativamente alla ben più urgente necessità di definire limiti temporali certi per la declassificazione dei documenti secretati di tutte le amministrazioni dello Stato e consentire la consultabilità degli archivi storici dei Servizi.

Di fronte a un tema come quello della Trasparenza, è dunque importante che la pressione dell’opinione pubblica sia ben indirizzata e non si disperda invece in poco significative e marginali battaglie che poco hanno a che fare con il nocciolo della questione. Bisogna stare attenti a non ridurre un tema di così estrema importanza per la democrazia, che attiene al diritto dei cittadini di conoscere l’operato di chi governa al fine di esercitarne il controllo, a una banale questione di diretta streaming del consiglio comunale la cui trasparenza è peraltro già garantita dalla pubblicità delle sedute e dalla pubblicazione dei relativi verbali nel sito del comune. Può infatti accadere che un sindaco intelligente come quello del comune di Elmas, anticipando petizioni e strumentali polemiche, decida di attivare al costo di 80 euro mensili il servizio di diretta streaming delle sedute del consiglio comunale dimostrando così a tutti, con la massima trasparenza, che più che di un servizio per la collettività si tratta di un lusso per pochi e per giunta pigri. I cittadini che si interessano della vita politica del paese – mi ha confessato Valter Piscedda – preferiscono uscire di casa e recarsi in municipio per seguirsi, gratuitamente e dal vivo, lo spettacolo.

Sandra Mereu

Prove tecniche di populismo

20052014285Chi era presente al consiglio comunale di martedì 20 maggio, ha potuto assistere a un patetico quanto avvilente spettacolo. Per le istituzioni democratiche, per i cittadini presenti e per gli stessi amministratori che l’hanno interpretato. Al centro della bagarre che si è scatenata nell’aula c’era una mozione sulla sicurezza pubblica. Al riguardo il presidente del consiglio ha denunciato e deprecato un presunto tentativo di impedimento della sua presentazione in consiglio. Un tentativo che, da quanto si è capito, sarebbe passato attraverso una telefonata. Ciò è bastato per scatenare la reazione di un consigliere chiamato in causa o che forse si è sentito chiamato in causa. Quest’ultimo, sentendosi ingiustamente accusato, ha chiesto e ottenuto la parola. Avendo però più volte deviato dal nocciolo della questione, non è riuscito a completare il suo ragionamento perché, ad un certo punto la seduta è stata interrotta. Un gruppo di cittadini seduti nelle file più alte della platea stava infatti registrando con uno smartphone lo svolgimento del consiglio. Tanto è bastato al presidente per sospendere, per ben due volte, la seduta e chiedere l’intervento dei vigili. Alla ripresa, il consigliere che non aveva potuto concludere il suo intervento non ha però riavuto la parola. A quel punto si è alzato dal banco e ha dichiarato l’intenzione di voler occupare l’aula per impedire, a sua volta, la prosecuzione della seduta. Invitato dai vigili che presidiavano l’aula a tornare al suo posto, ha quindi dato del cialtrone al presidente. A fare da cornice a questo delirio di accuse e insulti la stampa locale al completo, come si vede solo per le grandi occasioni.

20052014279Difficile per chi non conosceva i retroscena farsi, oltre il sentimento di disgusto, un’idea obiettiva su cosa stava succedendo. Quanto è accaduto mi ha fatto però riflettere sulla reale utilità, come strumento di democrazia partecipativa, dello streaming delle sedute del consiglio comunale. Trattandosi di sedute pubbliche i cui verbali diventano a loro volta atti pubblici e consultabili poco tempo dopo sul sito del Comune, non avere lo streaming non pregiudica in alcun modo il diritto dei cittadini alla trasparenza dell’operato degli amministratori. Apprendere direttamente dal vivo della discussione i temi che vengono trattati e le decisioni che vengono adottate dai nostri rappresentanti può solo rappresentare un valore aggiunto, un opportunità in più di partecipazione attiva alla vita democratica della comunità. Non è però la condizione necessaria per avere informazioni attendibili e farsi un’idea precisa sulle scelte politiche dell’amministrazione e sul comportamento dei nostri rappresentanti. Peraltro le sedute del consiglio comunale si svolgono per lo più di sera, quando la maggior parte dei cittadini non è impegnata in attività lavorative. Partecipare alle sedute del consiglio comunale oltreché un diritto è anche un dovere. Invece, fatte salve alcune eccezioni, si contano in media non più di 20 persone a seduta. Il fatto che l’amministrazione non abbia ancora completato l’iter necessario per disciplinare la trasmissione online delle sedute del consiglio non è dunque un motivo né serio né credibile per lanciare accuse di scarsa trasparenza, come spesso si sente, al suo operato.

Sarà interessante verificare, quando le riprese delle sedute saranno disponibili on line, quanti visitatori in più si guadagneranno rispetto al numero degli abituali frequentatori dei consigli comunali. Il sospetto è che la mancanza dello streaming sia ora solo un comodo alibi per la pigrizia e la tendenza dominante dei cittadini a delegare ad altri. Ma a sua volta questo dubbio non deve diventare un alibi per le amministrazioni, un motivo cioè per negare ai cittadini un’opportunità in più di partecipazione alla vita democratica del Comune. Il vero rischio, a mio avviso è che il mezzo possa tradire il fine. A dispetto di quanto si spera di ottenere, cioè la rappresentazione realistica dell’attività del consiglio comunale, il miraggio di poter avere una audience più vasta potrebbe spingere gli amministratori a mettersi in scena. E pertanto la finzione e i colpi di teatro, l’esasperazione dei toni, il populismo possano prevalere sul ragionamento e la discussione politica seria e pacata nel merito dei problemi. Che insomma si ripeta ad libitum quello che è successo nell’ultimo consiglio comunale.

Sandra Mereu

 

La popolazione di Sestu attraverso gli Open Data

Venerdì 13 settembre alle 11, presso l’aula consiliare di via Scipione, verranno presentati gli Open Data dell’anagrafe del comune di Sestu. Si tratta di dati di grande interesse che fotografano lo stato della popolazione residente nel nostro paese. L’illustrazione dei dati sarà accompagnata dall’analisi del prof. Giuseppe Fara, statistico e sociologo.

Open Data_Anagrafe

International Open Data Day: Cagliari e Sestu comuni apripista

International Open Data Day 2013International Open Data Day 2013. Ieri, sabato 23 febbraio, si è svolto a Cagliari presso la MEM (Mediateca del Mediterraneo), in contemporanea con altre città italiane e di altre parti del mondo, l’International Open Data Day. L’iniziativa si poneva come contributo per creare la cultura dell’open data e diffondere la consapevolezza dei vantaggi sociali ed economici del loro utilizzo. L’evento è stato organizzato da tre associazioni non profit, Sardegna Open Data, CGT (Gruppo Giuristi Telematici), GULCH (Gruppo Utenti Linux), con il patrocinio di Cagliari e Sestu, i primi comuni sardi ad aver avviato il processo di apertura dei propri dati. Seguo l’argomento con un certo interesse a partire dalle ricadute teoriche che gli open data avranno sui principi dell’archivistica classica ma, personali perversioni a parte, è indiscutibile che l’argomento riveste oggi e rivestirà ancora di più in futuro un interesse di portata generale. I qualificati relatori intervenuti al convegno ne hanno esaminato i diversi aspetti, da quelli legati alle ricadute economiche sul tessuto produttivo a quelli sociali legati alla trasparenza della pubblica amministrazione, passando attraverso le nuove frontiere del giornalismo (data journalism). Gli open data –come ha tenuto a precisare la professoressa Paola Piras, vicesindaco di Cagliari – hanno inoltre un importante valore aggiunto legato al fatto che la disponibilità dei dati incentiva i cittadini all’elaborazione degli stessi e quindi alla conoscenza. Il dato libero si può acquisire attraverso la rete e stimola il cittadino a rendersi parte attiva, studiare e lavorare su di esso.

Open data, “the new soil”. Gli open data sono considerati un’enorme risorsa dal punto di vista economico, definiti per questo “the new soil”. Le potenzialità economiche degli open data sono in primo luogo legate alla disponibilità stessa dei dati, in quanto qualsiasi processo di sviluppo economico di un territorio dipende dalla conoscenza e consapevolezza che si ha dello stesso. Ma i dati “aperti” cioè accessibili, manipolabili e riutilizzabili, offrono anche la possibilità di realizzare applicazioni utili ai cittadini o alle imprese che possono essere vendute sul mercato e quindi generare nell’immediato lavoro e ricchezza. E’ stato però notato che sono ancora poche le applicazioni generate dagli open data della pubblica amministrazione. All’origine di ciò la scarsa qualità dei dati legati alla mancanza di regole e standard comuni. Per questo servono però risorse e finanziamenti adeguati, capaci di mettere a disposizione dei territori dati omogenei e quindi comparabili.

MEM_Open Data Day_ 2Open data e trasparenza. Gli open data sono strettamente collegati anche al discorso della trasparenza della pubblica amministrazione. Sebbene siamo ancora lontani dal freedom of information act degli Stati Uniti (FOIA), la più recente normativa che obbliga la P.A. a pubblicare sul proprio sito, in formato open, tutti i dati concernenti i pagamenti superiori a 1000 euro e dei relativi beneficiari rappresenta obiettivamente un’ulteriore passo avanti verso la piena trasparenza. Tra i vantaggi messi in evidenza vi è l’aumento del grado di virtuosità e di efficienza dell’azione della pubblica amministrazione. La possibilità per i cittadini di verificare in tempo reale il modo in cui l’amministrazione spende il denaro pubblico, di valutare l’esistenza di sprechi o eventuali scorrettezze funge innanzitutto da deterrente a commetterli. Nel contempo, per l’amministrazione disporre di un quadro aggiornato e dettagliato delle spese è un utile strumento di autovalutazione e programmazione.

Le criticità degli open data. A queste conquiste si accompagnano alcune criticità. Si ripropone infatti anche per i dati puri il problema che già esisteva per i documenti archivistici, da cui i dati vengono estratti. Vale a dire la questione del difficile equilibrio tra diritto all’accesso e diritto alla privacy, reso ancora più problematico dal processo di decontestualizzazione cui i dati vengono sottoposti. Spesso l’uso disinvolto dei social network porta molti a pensare che pubblicare su internet informazioni private sia un gioco innocente tra amici, privo di conseguenze. Esistono in realtà rischi concreti che non si devono sottovalutare. I dati dei soggetti beneficiari dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni – hanno spiegato i relatori del gruppo giuristi telematici – sono dati personali e pertanto su di essi il garante della privacy ha posto il problema della riservatezza. La moltiplicazione di dati personali disponibili per mezzo dei sistemi di rilevazione satellitari, posta elettronica, tecniche di rilevazioni biometriche, uso dell’web in generale, unito al potenziamento della possibilità di incrociarli, rende concreto il pericolo che poche persone, per di più sbagliate, possano controllarli utilizzandoli indebitamente per finalità commerciali o peggio a danno dello stesso individuo a cui appartengono. Anche quando i dati sono anonimi, dalla loro aggregazione si può arrivare a ricostruire il profilo individuale della persona a cui si riferiscono.

Cagliari e Sestu, comuni apripista. La Regione Sardegna da anni mette a disposizione sul sito ufficiale molti dati di natura cartografica, ma non essendosi ancora dotata di strumenti normativi e persistendo ancora molti vincoli che ne limitano l’utilizzo, non figura tra gli enti open data. Sestu e Cagliari sono pertanto considerati i primi comuni sardi ad aver messo a disposizione i propri dati in formato aperto. Entrambi i comuni hanno già pubblicato i dati del bilancio dell’ultimo triennio e nel corso della conferenza hanno dichiarato il proposito di continuare a implementare l’offerta con nuovi dataset. Nel corso della tavola rotonda che ha concluso i lavori della mattina, Paola Piras, vicesindaco di Cagliari, ha annunciato l’imminente pubblicazione dei dati relativi alle elezioni politiche in corso di svolgimento, mentre, per quanto riguarda il comune di Sestu, l’assessore Anna Crisponi ha fatto sapere che da qualche giorno, accanto ai dati del bilancio, alle fatture e ai mandati di pagamento e alla mappa dei lavori pubblici, è disponibile sul sito anche la mappa del patrimonio del comune.

Sandra Mereu

 

 

Il diritto di conoscere e il dovere di informarsi

Prosegue con una certa continuità la pubblicazione sul sito web del comune di Sestu dei dati che testimoniano l’attività dell’amministrazione comunale svolta per adempiere ai propri compiti istituzionali. Alla pubblicazione degli open data dei bilanci dell’ultimo triennio hanno fatto seguito quelli relativi ai mandati di pagamento con le allegate fatture, emessi a partire dal 2004, e le elaborazioni fatte dallo stesso comune. Inoltre, da qualche giorno è visibile sul sito anche la mappa dei lavori pubblici, dove vengono indicati i lavori in corso o programmati, e per ciascuno una scheda sintetica contenente la tipologia, lo stato di attuazione, i costi e la data di avvio. In qualche caso è anche allegata la relazione  tecnica, il progetto o le planimetrie.

Una scelta, questa, che è giusto evidenziare positivamente perché pone Sestu tra i comuni sardi più solerti nell’attuazione delle direttive in materia di open data, essendo ancora poche le amministrazioni pubbliche, e i comuni in particolare, che in Italia aprono i loro dati, e quindi favoriscono con ciò la crescita democratica della comunità, lo sviluppo e l’innovazione del contesto economico. Più in generale la pubblicazione degli open data è una scelta di segno positivo perché rivela una precisa volontà politica tesa a venire incontro alle sempre più forti richieste di apertura che giungono dalla società di cui il FOIA è una delle più significative espressioni. Il FOIA è un’iniziativa promossa da un gruppo di associazioni e di singoli cittadini per l’adozione anche in Italia di una legge sul modello del Freedom of Information Act adottato dagli Stati Uniti e in linea con la legislazione da tempo vigente nei paesi democratici. In sostanza si mira ad ottenere una normativa che rimuova i principali limiti della legislazione italiana in materia di trasparenza. Di recente, il 19 settembre scorso, l’attività del FOIA è culminata nella “Giornata per la trasparenza”, in occasione della quale è stato organizzato un convegno nazionale che ha visto una larga partecipazione di giornalisti, archivisti, storici, giuristi e amministratori pubblici.

La necessità di rendere totalmente accessibili i dati e gli atti prodotti dalle pubbliche amministrazioni,  superando il vigente limite che subordina la richiesta della documentazione della pubblica amministrazione a un interesse diretto del singolo cittadino, è tema che non ha bisogno di essere ulteriormente commentato. Ciò permetterebbe un diffuso controllo sugli enti pubblici e gli uffici statali da parte dei cittadini e non sfugge a nessuno, alla luce dei più recenti fatti della politica italiana, quale ne sia l’urgenza. Il libero e facile accesso ai mandati di pagamento e soprattutto alle allegate ricevute di spesa (almeno laddove vengono prodotte!) probabilmente avrebbe avuto l’effetto di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica sull’uso improprio e sullo sperpero che in Italia si fa del denaro pubblico e di conseguenza contribuito ad accelerare i processi di riforma del sistema attuale.

Ad una accresciuta trasparenza al servizio della crescita civile e dei diritti dei cittadini, non può però non corrispondere un proporzionale incremento del dovere di informarsi correttamente alla fonte e di interpretare i dati “nel contesto” – come dicono gli archivisti – cioè in relazione con altri dati a cui sono necessariamente collegati. Quando si realizza la trasparenza, infatti, chi (giornalisti, politici o semplici cittadini che partecipano al dibattito pubblico) divulga notizie “per sentito dire” o non supportate dal riscontro sulle fonti autentiche, che riguardano appunto l’attività dell’amministrazione e degli amministratori, si squalifica automaticamente come poco attendibile e il suo operato appare inevitabilmente come una pratica di manipolazione informativa semplicemente finalizzata a danneggiare i detentori del potere.

Sandra Mereu

Il nuovo sito web del comune di Sestu

Il comune di Sestu ha deciso di dotarsi di un nuovo portale istituzionale. Le novità rispetto al vecchio sito sono di grande interesse in quanto non si limitano a un semplice restyling ma mirano a dare concretezza al principio della trasparenza e a favorire la partecipazione attiva dei cittadini nell’azione di governo. Il piano editoriale, approvato con Delibera di giunta n. 194 del 22.11.2011, si basa sulla presa d’atto che anche in Italia i cittadini che si informano sul web sono in costante aumento e più della metà della popolazione italiana (il 52,4% secondo i dati ISTAT relativi al 2010) compie on line un gran numero di operazioni, come la candidatura per un posto di lavoro, il pagamento di tasse, la richiesta di permessi, l’accesso a prestazioni sanitarie, la richiesta di informazioni.

Con questo strumento, come si legge nel piano editoriale, il Comune di Sestu si prepara ad un nuovo modo di proporsi sul web. In linea con i più recenti indirizzi normativi sull’usabilità e l’accessibilità dei siti web per le pubbliche amministrazioni e in coerenza con i principi fissati dalla Costituzione (art. 3) il nuovo portale mira a mettere a disposizione di tutti i cittadini (“che ci vedano o vedano poco o nulla, che abbiano l’uso veloce delle mani o che non le possano usare, che siano fotosensibili alle animazioni, che siano esperti in materia di pubblica amministrazione o che non ne sappiano quasi nulla, che abbiano una laurea o la quinta elementare”) una grande quantità di dati e informazioni e a renderla facilmente comprensibile. Con questo strumento diventerà più facile valutare l’operato degli amministratori. Tra le novità del portale c’è infatti la possibilità di trasmettere in streaming le registrazioni video delle sedute del Consiglio comunale. I cittadini che non possono partecipare alle sedute potranno comunque rendersi conto direttamente, da casa, di cosa dicono e come si comportano i loro rappresentanti. Il patrimonio di informazioni che verrà messo a disposizione (di carattere turistico, sociale, scolastico) permetterà inoltre la promozione di progetti di elaborazione e diffusione dei dati pubblici, considerati molto importanti per programmare le azioni utili alla crescita economica e sociale del paese.

Per favorire la più ampia diffusione dell’informazione istituzionale, in linea coi tempi, è prevista anche la creazione di un profilo Fanpage su Facebook, attraverso il quale sarà anche possibile monitorare l’interesse dei cittadini verso i contenuti pubblicati. Ma la novità più rilevante, a mio avviso, consiste nella possibilità di attivare canali di E-Democracy che permetteranno ai cittadini di interagire direttamente con l’amministrazione, con gli uffici comunali e con altri cittadini. Sarà possibile creare gruppi di discussione dove affrontare temi di interesse collettivo, fare proposte, porre domande e ricevere risposte da Sindaco, Assessori e Consiglieri i quali potranno rispondere on-line  servendosi dei dati disponibili sul sito. A loro volta gli amministratori potranno proporre petizioni popolari e promuovere sondaggi.

Senza dubbio si tratta di uno strumento che ha enormi potenzialità. Se ben usato da ambo le parti (cittadini e amministrazione) potrà favorire la crescita democratica della nostra comunità ponendosi nel contempo come un argine al dilagare del populismo e alla manipolazione dell’informazione da parte di terzi.

Sandra Mereu