Alberi monumentali e buste più grandi per il secco. Ecco i problemi di Sestu.

Osservo con attenzione i temi su cui le varie forze politiche che ambiscono ad amministrare il comune si stanno concentrando nell’imminenza della campagna elettorale. La raccolta differenziata e il verde pubblico in particolare sono tra quelli che più di altri mi hanno incuriosito. Al riguardo sono state prodotte sul primo tema una petizione popolare da parte dei Riformatori sardi, sul secondo un’istanza al consiglio comunale da parte del Movimento 5 stelle.

Perché tanto interesse per questi argomenti? A fronte di tanto impegno e data la singolarità degli argomenti viene da chiedersi se esista davvero un interesse collettivo da tutelare. Se si leggono con attenzione le domande poste e le risposte date al riguardo, sorgono infatti non poche perplessità.

Sulla raccolta differenziata i Riformatori chiedevano la semplificazione del servizio e insieme la riduzione delle percentuali di secco indifferenziato. Nel volantino, datato ottobre 2014, proponevano tra le misure da adottare per raggiungere quegli obiettivi la distribuzione di buste per il secco di maggiori dimensioni; la possibilità di conferire la carta e il cartone fuori dai bidoni in dotazione; il ritiro settimanale degli olii usati. L’amministrazione ha risposto che si tratta di misure che non riflettono reali e diffuse esigenze della popolazione e soprattutto sono inadeguate rispetto al risultato che si propongono di ottenere. Le buste del secco adottate sino al 2014 – si legge nella delibera di giunta n. 3 del 20/01/2015 –  avevano una notevole capacità (110 litri), più che sufficiente per il consumo medio delle famiglie. Buste di dimensioni maggiori sarebbero state più fragili e avrebbero comportato un inutile aggravio di spesa per i cittadini, posto che per i rifiuti eccezionalmente prodotti in eccesso esiste l’ecocentro. Del tutto infondata è risultata essere anche la richiesta di ritiro settimanale di olii usati giacché la quantità di olio che si ritirava con il servizio mensile era talmente bassa che la ditta che se ne occupava ha interrotto il servizio proponendo in alternativa dei raccoglitori nel centro abitato. Infine la carta e il cartone. Conferirla fuori dai bidoni è sconveniente per ragioni di decoro e per motivi di ordine pratico ed economico. La carta può spargersi nell’abitato nel caso non infrequente di vento e se piove si bagna e quindi la piattaforma di conferimento non la accetta alle condizioni concordate. Vale a dire la paga notevolmente meno, con conseguente aggravio di spesa per l’intera collettività.

novitc3a0Nessuna delle soluzioni proposte dai Riformatori è stata presa in considerazione. Di contro le misure  adottate dall’amministrazione, entrate in vigore quest’anno, per supplire alle carenze del servizio e potenziarlo (in particolare la raccolta unificata di vetro e latine e il riutilizzo del bidone giallo per  il secco indifferenziato) precedono e superano in gran parte la petizione. Per quanto non rappresentino ancora l’ottimo (ma quale comune in Sardegna, paragonabile a Sestu, l’ha raggiunto?) si fondano sul dato reale dell’aumento nell’ultimo anno di oltre 9 punti percentuali di raccolta differenziata e, a me sembra, si attestano su un buon equilibrio tra costi e benefici.

Gli alberi monumentali sono invece al centro dell’interesse del Movimento 5 stelle. Secondo quanto disposto dal decreto del ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del 23/10/2014 anche i cittadini possono segnalare gli eventuali alberi monumentali presenti nel territorio comunale. Per questa ragione i grillini hanno presentato un’istanza al consiglio comunale chiedendo che venisse data adeguata informazione sul censimento. Riferendo in consiglio comunale al riguardo, l’assessore competente Stefania Manunza ha precisato  che per favorire la partecipazione dei cittadini nella segnalazione degli esemplari che hanno le caratteristiche previste dalla legge “l’Amministrazione ha dato disposizioni agli uffici di rendere pubbliche le informazioni in merito all’iniziativa ministeriale, mettendo inoltre a disposizione sul portale comunale e in stampa tutta la modulistica necessaria.”

Piazza I maggio con albero monumentale - Foto di Roberto Bullita

Albero monumentale di Piazza I Maggio – Foto di Roberto Bullita

Cosa si intende per albero monumentale? Nel 2006, ottemperando a quanto disposto dalla precedente legislazione in materia, il Comune di Sestu aveva comunicato all’Ente Foreste della Regione Sardegna gli alberi monumentali presenti nel territorio sestese, identificando fra quelli con i requisiti allora previsti il leccio di Piazza I Maggio e l’eucalipto di Piazza Sant’Antonio. Per meglio capire cosa si intende attualmente per “albero monumentale” riporto di seguito la definizione che ne dà la nuova legge: a) l’albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l’albero secolare tipico, che possano essere considerati come rari esempi di maestosita’ e longevita’, per eta’ o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarita’ botanica e peculiarita’ della specie, ovvero che rechino un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali; b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani; c) gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private. Si capisce subito che, date queste caratteristiche, pur con tutta la buona volontà dei cittadini, difficilmente sarà possibile aggiornare l’elenco del 2006.

Questioni marginali. Appare dunque abbastanza evidente che, in  entrambi i casi, si tratta di questioni del tutto marginali nel panorama dei problemi generali della comunità, se non addirittura di falsi problemi. Ciò che non è ben chiaro è se l’attenzione riservata a questi argomenti sia frutto della difficoltà che certe forze politiche hanno nell’individuare problemi veri e di carattere generale o se invece essa non sia piuttosto il prodotto dell’ansia che le assale in campagna elettorale, quando l’esigenza di dimostrare la propria esistenza diventa una pressante necessità.

Sandra Mereu

Conclusione della Settimana del verde pubblico (3-10 maggio 2014)

pineta di San Gemiliano, prima delle pulizie.

Pineta di San Gemiliano, prima delle pulizie.

Nella giornata del 10 maggio si è svolta l’ultima delle manifestazioni inserite nella settimana dedicata al verde pubblico, voluta dall’Amministrazione comunale, che ha visto impegnati in prima linea gli assessorati all’Ambiente e all’Agricoltura.
In linea con quanto avvenuto nei giorni precedenti, fin dalle 9.00 del mattino del 10 maggio si sono riuniti amministratori e volontari  per le pulizie della pineta di San Gemiliano, organizzata col programma “Let’s Clean up Europe”.

L’arrivo sul luogo ha presentato una situazione di diffusa sporcizia: sono state raccolte cinque buste di secco non riciclabile, piatti, posate e bicchieri di plastica, involucri di merendine e rifiuti di vario genere. Insieme a questi una pila di giornali e diverse bottiglie di vetro, alcune delle quali rotte. Al novero si deve aggiungere anche un buon numero di bottiglie di plastica e lattine di bevande.

Pineta di San Gemiliano, parte dei rifiuti raccolti.

Pineta di San Gemiliano, parte dei rifiuti raccolti.

Rimane la domanda del perché i cittadini di Sestu, che tanto dovrebbero avere a cuore il luogo, tradizionalmente frequentato per ricorrenze religiose ma anche per il refrigerio nella stagione estiva, poi debbano bistrattarlo in questo modo.

Pineta di San Gemiliano, alcuni volontari.

Pineta di San Gemiliano, alcuni volontari.

E’ evidente che si pensa di poter utilizzare e maltrattare il bene pubblico come se non costituisse un bene di tutti, e come se la buona tenuta del quale non costituisse anche un costo per ogni cittadino che contribuisce anche economicamente alle attività di manutenzione del verde e di pulizia dei luoghi pubblici.

Alla fine della mattinata la pineta, nei suoi spazi liberi, così come sotto le panchine e attorno ai tavolini, ma anche nei punti dedicati ai giochi dei bambini, la situazione è tornata accettabile, per lo meno fino alla prossima occasione.

Pineta di San Gemiliano, dopo le pulizie.

Pineta di San Gemiliano, dopo le pulizie.

Ci si augura che iniziative come queste, che spesso vedono attivi numerosi cittadini, come nell’edizione di quest’anno, contribuiscano a diffondere sempre più capillarmente la sensibilità e l’educazione al vivere civile, nel rispetto di quanto ci appartiene come comunità nei luoghi che tutti frequentiamo e della cui bellezza godiamo, in famiglia o con amici.

Anna Pistuddi

Coltivando il parco sul rio Matzeu…

uliviNella prima giornata della “Settimana del Verde pubblico 3-10 maggio“, come da programma, è proseguita la piantumazione dell’argine lungo via Piave. Armato di guanti, picchi e tanta buona volontà, un gruppo di cittadini formato da amministratori, agricoltori e semplici volontari, hanno messo a dimora circa una ventina di nuove piantine. In tre ore di lavoro hanno inoltre ripulito l’area dai rifiuti, estirpato le erbacee, zappato la terra e curato alberelli e cespugli piantati in precedenti periodi. Se l’impegno dei cittadini proseguisse con continuità anche nei prossimi anni e se questo, come sembra, venisse sostenuto da un impianto di irrigazione, la zona potrebbe diventare una vera oasi verde al centro del paese.

tequilaIn uno dei punti più larghi dell’argine, nei giorni scorsi sono stati piantati tre ulivi di discrete dimensioni, donati al comune da un privato cittadino, che sono andati ad aggiungersi agli ombrosi olmi preesistenti. E’ bastato questo a farci immaginare quale potrebbe essere il risultato finale: uno spazio verde attrezzato con panchine e  giochi per bambini, pergole e un percorso natura con pista per correre. Perché ciò accada, però, l’area deve essere curata costantemente e protetta con uno steccato, e ovviamente l’obiettivo di far crescere le piante deve prevalere su qualsiasi altro interesse o uso che in passato di quell’area si è fatto.

CloeOltre a ciò i cittadini devono cambiare mentalità, nel senso di un maggiore rispetto degli spazi pubblici. C’è chi dice – e probabilmente ha ragione – che a questo fine è necessario un maggior rigore da parte delle autorità deputate a vigilare, che tradotto significa più multe e sanzioni per chi sporca e compie atti di vandalismo. Ma è soprattutto l’educazione, secondo me, ciò che può rendere più civile un paese. Vedere la piccola Cloe al lavoro fa ben sperare.

S. M.

Settimana del verde pubblico (3-10 maggio): un’occasione per dimostrare quanto ci teniamo veramente.

Settimana del verde pubblicoNella settimana dal 3 al 10 maggio l’Amministrazione comunale, nello specifico gli assessorati all’Ambiente e all’Agricoltura, ha organizzato una campagna per la piantumazione e manutenzione delle aree verdi all’interno dell’abitato, invitando tutti i cittadini di buona volontà a parteciparvi attivamente. Il primo intervento è previsto per il 3 maggio e consiste nel completamento del lavoro iniziato la seconda settimana di aprile lungo la via Piave, rimasto incompiuto a causa dal cattivo tempo. Qui saranno piantumati arbusti ed essenze di macchia mediterranea che costituiranno il primo nucleo del futuro parco “fluviale” che si intende appunto realizzare lungo tutta l’area dell’argine del rio che attraversa il paese. Un secondo intervento a più ampio raggio interesserà (4-9 maggio) tutte le aree verdi dell’abitato che necessitano di manutenzione o di essere infoltite. Infine il 10 maggio ci si sposta nell’area extraurbana di San Gemiliano dove, in collegamento con il programma europeo “Let’s Clean up Europe”, si intende ripulire l’area dai rifiuti che immancabilmente vengono abbandonati nell’area della Pineta.

Quello del verde pubblico è un tema intorno al quale a Sestu, negli ultimi tempi, si sono accese roventi quanto strumentali polemiche. E’ infatti opinione di alcuni che questa amministrazione stia procedendo alla sistematica distruzione del verde pubblico del paese. L’estirpazione di alcune piante per permettere la realizzazione di opere pubbliche attese da anni, come la piste di atletica della scuola media di via Dante, o l’annunciata intenzione di spostarne alcune da un sito ad un altro, in previsione della costruzione di opere stradali come – per citare il caso più discusso – la rotatoria di piazza Pertini, o ancora il necessario taglio di piante che si erano irrimediabilmente ammalate, hanno scatenato una ridda di violente accuse ai danni dell’amministrazione e in particolare del sindaco e del vicesindaco. Si tratta evidentemente di accuse irrazionali e soggettive, per lo più finalizzate a gettare discredito sull’operato dell’amministrazione. Chi si sforza di guardare la realtà con un minimo di obiettività non può infatti fare a meno di vedere che il bilancio del verde pubblico a Sestu, considerato nel lungo periodo, è tutt’altro che negativo.

DSCN9377Ci sono oggi nel paese molte aree verdi laddove in passato c’era il deserto e filari di piante sono comparse lunghe le strade principali del paese. La diffusione del verde pubblico nei nostri assolati paesi del campidano è andata di pari passo col benessere e la disponibilità d’acqua anche per necessità non primarie. Ma oggi, in tempi di crisi economica, di austerità e taglio ai servizi pubblici, rischia di diventare di nuovo un lusso. Per questo è necessaria una gestione oculata del verde, a partire dalla scelta di piante adatte a un contesto urbano. Serve nondimeno la collaborazione attiva dei cittadini per la sua costante sorveglianza e manutenzione. Ma soprattutto è necessario un più spiccato senso civico. C’è bisogno della diffusa consapevolezza che il verde urbano è un bene pubblico, cioè un bene di tutti e di ciascuno di noi, e non di tutti e quindi di nessuno. Ritenute fastidiose, molte piante sono state avvelenate da privati cittadini (né è un esempio l’ombroso albero di via Gramsci), oppure drasticamente potate con la motosega. Così come è vero che gran parte delle prime piantine messe a dimora due anni fa in via Piave non si sono seccate per l’incuria dell’amministrazione, ma sono state nottetempo estirpate subito dopo essere state piantate.

La campagna promossa dal Comune ha dunque il duplice merito di ribadire l’impegno dell’amministrazione per migliorare e potenziare il verde pubblico a Sestu e far comprendere l’importanza di questa preziosa risorsa per la qualità della vita di tutti, attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini.  “Sono numerosi i cittadini che si sono offerti di curare delle aree che al momento il Comune non può gestire al meglio — ha dichiarato l’assessore all’ambiente Stefania Manunza —, e questa è l’occasione per cominciare e diffondere questa importante sensibilità. Abbiamo già ricevuto adesioni dai quartieri Ateneo e Cortexandra, da agricoltori che metteranno a disposizione le proprie attrezzature e da molte persone che, da sole o in gruppo, si propongono per la manutenzione di diversi spazi pubblici.” Per i tanti silenziosi cittadini sinceramente interessati a migliorare il luogo dove vivono, l’iniziativa è dunque un’occasione per dare il proprio contributo alla collettività. Per i più polemici e chiassosi un’opportunità per dimostrare con i fatti quanto reale e disinteressato sia il loro sbandierato spirito ambientalista.

Sandra Mereu

“Settimana del Verde pubblico”, continua l’impegno per una Sestu più verde.

Verde pubblicoNella mattinata di sabato 12 aprile, alcuni amministratori comunali (gli assessori Stefania Manunza, Andrea Pitzanti, Francesco Serra e i consiglieri comunali Elio Farris e Carlo Pintus), aiutati da un gruppo di agricoltori volontari, hanno completato il programma di piantumazione previsto per la “Settimana del verde”.  Un intervento, quest’ultimo, stabilito con la delibera di giunta n. 56/2014, che si inquadra nel più generale obiettivo dell’amministrazione di favorire la creazione di nuovi spazi verdi e la piantumazione di nuove essenze vegetali mediterranee. Chi è passato in via Piave tra le 9 e le 12.30, ha così potuto vedere un coraggioso gruppo di volontari intenti a lavorare lungo l’argine del fiume, motivato dal sogno di creare un’oasi verde nel centro del paese. Sfidando la pioggia e armati di buona volontà e olio di gomito (Francesco Serra ha fatto il grosso col trattore ma per il resto hanno lavorato con zappe e picconi), cittadini e amministratori hanno dunque ripulito via Piave dalle erbacce e ripiantato le piantine dove mancavano.
Va detto, a questo proposito, che l
e piantine mancanti non erano “tutte morte”, come ha più volte affermato il consigliere Muscas dei Riformatori, ma almeno una decina di esse erano state estirpate appena piantate, due anni fa. Un fatto, questo, che dimostra, una volta di più, come non esista a Sestu una categoria monolitica di cittadini a favore del verde pubblico che si contrappone a un’amministrazione interessata solo a distruggerlo. Ciò è quanto vuole far credere una certa propaganda pseudo-ambientalista che di tanto in tanto si diffonde nel paese. Verde pubblico_via Piave 2014La realtà ci dice che accanto a un discreto numero di cittadini sensibili e rispettosi del verde pubblico, disponibili a impegnarsi per tutelarlo e farlo crescere, ce n’è un’altro che lo vive con fastidio o pensa di appropriarsene all’occorrenza per abbellire il proprio giardino privato. Contro questi cittadini ben poco possono fare le amministrazioni pubbliche se non sforzarsi di ripristinare il danno laddove o finché è possibile e, parallelamente, promuovere campagne di sensibilizzazione per contribuire, con la scuola e le altre istituzioni, a educare al rispetto del bene comune e a diffondere un maggiore senso civico nei cittadini del futuro. “Abbiamo altre piante da mettere a dimora — hanno riferito gli amministratori impegnati nella “Settimana del verde” —, lo faremo a maggio, quando il tempo si sarà stabilizzato, invitando anche altri cittadini che volessero darci una mano”.

Sandra Mereu

Confronto sul verde pubblico: un dibattito aperto e costruttivo, ma per qualcuno un’occasione mancata.

verde1L’incontro sul verde pubblico per la definizione delle linee guida del nuovo regolamento comunale ha visto la partecipazione di una trentina di persone. L’occasione era stata pensata dagli amministratori, assessore all’ambiente in testa, per permettere ai cittadini di avanzare proposte e suggerimenti per la cura e la gestione del verde pubblico e la pianificazione del suo sviluppo nell’immediato e nel prossimo futuro. E ciò anche per accogliere le sollecitazioni di alcuni cittadini che nelle pagine dei social network e in altri contesti avevano chiesto di essere coinvolti nelle scelte che riguardavano il verde pubblico. La prima osservazione che si può fare dunque, stando ai numeri della partecipazione, è che il tema interessa ai sestesi, ma non troppo.

Il sindaco Aldo Pili ha aperto l’incontro con una breve introduzione tesa a rimarcare la consapevolezza dell’amministrazione in merito all’importanza del verde pubblico, ancor più in un paese come Sestu quasi del tutto privo di valori estetici architettonici. L’assessore all’ambiente Stefania Manunza ha quindi illustrato ai presenti i tre temi di base che costituiranno l’ossatura del regolamento comunale: la gestione del verde esistente; l’affidamento ai privati; la creazione degli orti urbani. Questi ultimi, è stato precisato, calati in un una realtà che nonostante l’evoluzione economica e sociale degli ultimi decenni continua comunque a mantenere una forte connotazione agricola, potrebbero svolgere la funzione di laboratori per la riscoperta di metodologie di coltivazione tradizionali o fungere da occasioni di aggregazione o integrazione sociale.

verde4La parola è quindi passata ai cittadini. Sono state avanzate diverse proposte che hanno evidenziato la necessità di avviare campagne di educazione al rispetto dell’ambiente e l’esigenza di essere supportarti con adeguata formazione in vista del coinvolgimento diretto e volontario nella gestione del verde pubblico. Dall’altra parte le proposte fatte dai presenti hanno dato agli amministratori l’occasione  per chiarire le modalità di funzionamento della pubblica amministrazione la cui mancata conoscenza è spesso all’origine di valutazioni e giudizi errati sull’operato della giunta. Nel contempo le sollecitazioni dei cittadini hanno permesso all’assessore Stefania Manunza di illustrare alcuni progetti già avviati che troveranno attuazione nei prossimi mesi. Tra questi la riqualificazione delle aree lungo il fiume. Gli spazi vuoti verranno piantumati con alberi e cespugli e adeguatamente attrezzati. Vi troveranno posto una pista salute e un’area recintata per permettere ai cani di muoversi liberamente. Invece per il potenziamento del verde pubblico nel medio termine l’amministrazione, a partire dalle ultime lottizzazioni approvate, sta vincolando la concessione dell’autorizzazione all’obbligo per i lottizzanti di realizzare e curare il verde pubblico per 5 anni.

Diverse dunque le proposte avanzate, alcune decisamente interessanti, provenienti in massima parte dai giovani. Tra queste è stata favorevolmente accolta quella di affidare alla cooperativa che vincerà il nuovo appalto per il verde anche la  formazione dei cittadini volontari. Altre proposte sono invece risultate meno interessanti quando non addirittura meno avanzate delle soluzioni previste dal piano comunale. Alcune, presentate come novità, sono in realtà esperimenti già tentati in passato dall’amministrazione ma che oggi non sono più proponibili in un contesto di forte crisi economica. Non è certamente più praticabile il coinvolgimento degli imprenditori, florovivaisti o gestori di spazi pubblici, attraverso un loro impegno anche economico nella cura del verde, seppur ripagato da un ritorno di immagine.

verde3Naturalmente non sono mancate le polemiche, alcune delle quali sono però subito rientrate perché basate su presupposti che si sono rivelati errati o infondati. E’ stata ad esempio subito smentita la notizia secondo cui il sito di S. Gemiliano viene pulito solo in occasione delle elezioni comunali: per quanto sia ancora poco infatti l’area verde di S. Gemiliano – ha obiettato il sindaco – viene pulita almeno due volte l’anno.

L’impressione generale è stata comunque quella di un dibattito condotto con toni pacati e civili, aperto e costruttivo. La seconda osservazione deriva dunque dalla constatazione che gli interventi di ieri non avevano niente a che vedere con le critiche feroci rivolte negli ultimi tempi agli amministratori dalle pagine di facebook, dove sindaco, vicesindaco e giunta al seguito sono stati accusati di aver compiuto veri e propri scempi ai danni dell’ambiente. Mi piace pensare che di fronte alla concreta manifestazione dell’interesse dell’amministrazione a voler migliorare e non distruggere il verde pubblico di Sestu, sostenuto dalla solida competenza dell’assessore Stefania Manunza, le facili e sterili polemiche di cui si alimentano spesso i social network non potevano che cadere.

Non è però da escludere che altri motivi abbiano suggerito ai più agguerriti critici dell’amministrazione in materia di verde pubblico, che pure erano presenti all’incontro, di tacere. E di lasciar perdere insieme alle polemiche anche l’occasione di avanzare le proprie proposte e quindi di incidere sulle scelte dell’amministrazione. Se è davvero andata così, la posta in gioco deve essere evidentemente assai alta in questo particolare momento. Oppure tutte quelle polemiche, ufficialmente motivate dalla volontà di migliorare la vivibilità del paese, nascondono in realtà interessi di altra natura, diciamo più pragmatica che ideale.

Sandra Mereu

La rotatoria della discordia: parla il sindaco Aldo Pili.

aldo pili_sindaco di sestu

Aldo Pili, sindaco del comune di Sestu

Nella seduta del consiglio comunale del 17 luglio,  a margine dell’approvazione della delibera per la costruzione di una rotatoria spartitraffico in via Monserrato, un consigliere dell’opposizione auspicava la costituzione di un comitato di cittadini – un comitato “No Ring”, lo definiva – per contestare l’esecuzione di quest’opera. Neanche il tempo di dirlo, il comitato fa la sua comparsa nella piazzetta delimitata da via Monserrato e via Tripoli con relativo apparato di striscioni e tavolini. Il comitato, ufficialmente composto dagli abitanti del rione, sta raccogliendo firme a sostegno della richiesta di fermare la costruzione della rotatoria. Il motivo principale della protesta è legato al ridimensionamento della piazzetta che la costruzione della rotatoria comporta e quindi alla riduzione di uno spazio verde e ombroso, fatto di qualche albero e una serie di alti cespugli. Sostengono la protesta dei residenti del quartiere le forze politiche dell’opposizione, compresi i tre consiglieri dissidenti del PD, che sostanzialmente considerano la rotatoria un’opera inutile e non risolutiva dei problemi del traffico in quella zona. A completare il quadro le ripetute e pesanti minacce ricevute nei giorni scorsi dal vicesindaco Sergio Cardia (anche assessore all’urbanistica) per spingerlo a desistere dalla realizzazione dell’opera. Ma quali sono le ragioni che portano l’amministrazione comunale a ritenerla invece utile? Lo abbiamo chiesto al sindaco Aldo Pili.

Sig. Sindaco, qual è l’utilità di una rotatoria in via Monserrato, all’altezza dell’incrocio con via Bologna e via Tripoli?

La realizzazione della rotatoria, secondo i progetti ideati dall’amministrazione da vari anni, ha la funzione di regolatore del traffico automobilistico in un punto cruciale del nostro sistema viario. Nessuno può negare che la crescita esponenziale della popolazione di Sestu in questi ultimi quindici anni rende urgente adeguare con efficienza l’intero sistema ai fabbisogni attuali di mobilità, per cui la sua realizzazione rientra in questa logica. Oltretutto, quel particolare contesto viario è messo sempre più a dura prova dal traffico proveniente dai centri ad ovest della SS 131 e da quello del bacino del Parteolla e Trexenta diretto verso il policlinico e la annessa sede universitaria. Inoltre, la rotatoria consentirà ai mezzi pesanti e ai pullman snodati di poter manovrare con maggiore facilità e funzionalità in un punto oggi molto difficile.  Peraltro,  tale opera rientra nella programmazione generale della sistemazione delle strade locali che finora hanno conservato una configurazione urbanistica più adatta al vecchio centro agricolo che a quello moderno e dinamico quale è la nostra cittadina.

Le forze politiche dell’opposizione sostengono che non si tratti di un’opera prioritaria e che sarebbe più utile destinare le risorse stanziate ad altri scopi, come la sistemazione delle strade o delle fognature. Cosa risponde a queste obiezioni?

La risposta è molto semplice. Le motivazioni che ho esposto in precedenza danno la misura della esigenza di intervenire quanto prima in quella parte del sistema. Favorendo peraltro, fatto non secondario, l’attenuazione del pericolo rappresentato dal deflusso delle acque da via Bologna nei momenti di grande piovosità. Per quanto riguarda la lamentela della sistemazione delle strade, forse certe persone piuttosto che farsi  accecare da pregiudizi o furori ideologici da nostalgici conservatori, dovrebbero semplicemente osservare la realtà o ascoltare quanto viene ripetuto continuamente o leggere quanto viene scritto nei programmi annuali e pluriennali dell’amministrazione per capire che si sta portando avanti un grande investimento nelle strade di Sestu. Ciò grazie allo sforzo di questa amministrazione che, a differenza di altre, sta portando avanti investimenti come mai era avvenuto negli ultimi vent’anni. Per quanto riguarda le fogne, la cecità si accompagna a una certa ignoranza di chi dovrebbe sapere ma non fa nulla informarsi, nonostante io personalmente abbia spiegato più volte queste tematiche. Ma proprio per non lasciare nulla di intentato, ribadisco anche per chi non vuole ascoltare che l’investimento nel sistema fognario, importante e fondamentale per la nostra realtà, non è compito dell’amministrazione ma della “A.T.O.” che per motivi politici ben noti non ha certo favorito il nostro fabbisogno in questi ultimi anni.

Nella seduta del consiglio in cui è stata approvata la realizzazione della rotatoria si sono sentite motivazioni contrarie basate su opposti presupposti. Da un lato c’era chi (Michela Mura, consigliere dissidente del PD) lamentava la mancanza di una visione d’insieme e quindi considerava l’opera una soluzione di carattere contingente; dall’altro chi invece (Luciano Muscas, consigliere dei Riformatori) vi accusava di voler realizzare un’opera che guarda al futuro ma di nessuna utilità nell’immediato. Come si inquadra la rotatoria di via Monserrato nell’idea di sviluppo urbano che ha in mente questa amministrazione?

Chi come la consigliera Mura lamenta la mancanza di una visione di insieme, dovrebbe non farsi condizionare da sterili e inutili pregiudizi nei confronti degli amministratori. Se fosse un po’ più serena e libera da un sentimento che è rivolto in tutt’altra direzione rispetto ai temi amministrativi, si accorgerebbe che questa amministrazione ha sempre operato, non solo in questo settore ma in tutti quelli di competenza, con un intento programmatorio generale, rivolto a ricercare le soluzioni migliori per l’intera comunità. Per quanto riguarda la seconda osservazione, mi pare che i chiarimenti si evincano dalle considerazioni già svolte.

Da tempo “piazzetta Pertini” non assolve a quella che è una delle funzioni tipiche di una piazza: favorire l’aggregazione dei cittadini. Ciò è in parte legato alla sua posizione al centro di strade sempre più trafficate e rumorose, in parte alla mancanza di panchine in cui sedersi. Prima del divampare della protesta infatti a nessuno veniva in mente di godere dell’ombra degli alberi portandosi una sedia da casa. Il suo valore sta dunque nella presenza stessa degli alberi, che abbelliscono il quartiere e aiutano a depurare l’aria. Che fine faranno quegli alberi una volta costruita la rotatoria? E come si pensa di supplire al “danno” estetico e salutare?

Innanzitutto, gli alberi non verranno abbattuti ma semplicemente rimossi e trapiantati nelle aree del quartiere Dedalo su cui stiamo intervenendo con investimenti continui per migliorare la vivibilità della zona, nonostante le grandi difficoltà frapposte dal fallimento. Il danno estetico, se di ciò si può parlare, verrà del tutto attenuato dall’arredo urbano che a breve e nel medio termine arricchirà la zona e non solo. E’ opportuno ricordare, tra l’altro, che finora la Piazza Pertini era abbandonata e per nulla frequentata proprio per le condizioni ambientali del sito.

La protesta contro la rotatoria si interseca con il diffuso bisogno dei cittadini di disporre di più aree di verde pubblico curato e attrezzato. Non le sembra che il Comune dovrebbe dare decise risposte anche a questa sentita esigenza?

L’amministrazione fin dai primi momenti si è preoccupata del verde pubblico. Non come fatto singolo o episodico, cioè cura di uno o pochi alberi o messa a dimora di qualche tratto di manto erboso. Invito tutti a fare memoria di come erano le nostre piazze nel 2005,  il parco comunale  e il cimitero, per capire quale grande passo in avanti sia stato fatto. Continueremo ancora nel miglioramento del sistema con progetti realizzabili che riguardano le aree interne all’abitato oggi non gestite dal comune, in quanto non competente, e stiamo per proporre al consiglio l’approvazione di un regolamento generale per la cura e la gestione del verde, che permetterà senza dubbio di fare progressi in questo ambito. Tutto per il benessere della nostra comunità che è sempre il nostro primo interesse. Ringrazio per l’attenzione. Giungano ai lettori di Sestu Reloaded e ai concittadini tutti i più cordiali saluti.

Sandra Mereu

Inconsulte parole o inedita “poesia”?

DSCF8816Qualcuno sa come interpretare il messaggio criptico contenuto nello striscione che campeggiava ieri nell’ormai famosa piazzetta di via Monserrato, tristemente balzata alle cronache in questi ultimi giorni per le minacce fatte al vicesindaco Sergio Cardia? E’ un messaggio ironico quello che vi si legge? O è una minaccia? Esiste davvero un signor “Pinisceddu setti concas” o dobbiamo pensare che si tratti di una metafora “poetica”?  In attesa che qualcuno ci spieghi l’arcano, è indubbio che il testo di questo striscione, interpretato alla lettera, anche alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni a Sestu, suoni decisamente inquietante.

Ci sarebbe da domandare a chi ora deplora “il tentativo di esasperare il tono del confronto” se queste sono espressioni accettabili per una protesta che vorrebbe essere legittimo confronto democratico. Ma ci sarebbe anche da domandarsi se, oltre alle motivazioni ufficiali sostenute dagli abitanti del quartiere – cioè la riduzione della piazzetta e quindi la perdita in quello spazio di tre alberi che verrebbero trasferiti altrove – e alla fisiologica resistenza alle novità, non ci sia anche qualcos’altro.

Il vicesindaco Sergio Cardia, nelle dichiarazioni riportate sulla stampa, spiega l’aggressione subita come il frutto di “profonda irresponsabilità da parte di chi fomenta la protesta” (Unione Sarda del 28/07/2013). Sarebbe forse opportuno che nelle sedi dovute il vicesindaco chiarisse il senso dei suoi più che legittimi timori. Intanto gli esprimiamo la nostra piena solidarietà, riconoscendo il suo convinto impegno per la soluzione dei problemi della nostra comunità.

Sandra Mereu

Verde pubblico a Sestu, una sfida per il futuro.

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Stefania Manunza, assessore all’ambiente del comune di Sestu

L’aumento del traffico e parallelamente il ridursi dei giardini privati negli ultimi anni ha fatto crescere nei sestesi la consapevolezza dell’importanza del verde pubblico. A volte però la questione viene trattata dagli amministratori, ma anche dai cittadini, senza considerare l’aspetto della sua sostenibilità. O meglio, troppo spesso questa condizione viene considerata come statica. Nella realtà invece i cambiamenti economici, demografici e sociali modificano continuamente gli equilibri del sistema. Pertanto – dicono gli esperti – quando si affronta il problema del verde pubblico è necessario un approccio che tenga conto di questo fatto e lo studio di strategie di lungo periodo. Esiste a Sestu un piano che, in quest’ottica, miri a creare per il futuro un paese più verde e più sano? Lo abbiamo chiesto all’assessore all’ambiente Stefania Manunza.

Gli spazi verdi sono elementi essenziali per la vivibilità delle città. Il livello quantitativo e la qualità dei parchi e delle aree verdi sono l’indicatore di una città/paese che si fa cura della qualità della vita dei propri abitanti. Come valuti l’offerta verde di Sestu in relazione a questi due parametri?

DSCN9377Sulla carta le aree a verde non sono poche, ma non sempre la loro qualità è sufficientemente alta. Alle scelte passate non proprio sostenibili si uniscono i forti limiti attuali alle risorse spendibili e ciò rende molto difficile mantenere il verde in condizioni accettabili. I regolamenti edilizi impongono a chi lottizza la cessione di aree destinate a verde pubblico, ma troppo spesso è difficile trovare i fondi per attrezzarle e, soprattutto, per mantenerle in buono stato. Gli obiettivi devono essere quelli della sostenibilità – ambientale ma anche economica – a guida di scelte ben ponderate che si rispecchiano in specie locali e in criteri di semina/piantumazione coerenti con il contesto in cui sono inserite.

Il miglioramento degli spazi verdi – l’esperienza ci ha insegnato – non può essere lasciata all’improvvisazione, a trovate estemporanee o alle mode del momento, ma comporta una pianificazione strategica di lungo periodo. Pena: alberi che devono essere abbattuti per sopravvenuta incompatibilità con il contesto urbano o spazi verdi che vengono deturpati e/o abbandonati a se stessi. Questa amministrazione si è posta degli obiettivi al riguardo? E nel caso, come intende raggiungerli?

Ogni volta che abbattiamo un albero, specie se grande, si fa un danno all’intera nostra comunità. Ma talvolta è necessario mediare fra diversi bisogni, fra il bene dell’albero e la stabilità di muri o di interi edifici, fra la necessità – estetica e salutare – di verde e quella di potersi spostare agevolmente su strade e marciapiedi privi di pericoli. Le sensibilità e conoscenze che ormai diamo per scontate non c’erano anni (o decenni) fa quando si sono piantati pini, eucalipti o altri alberi poco compatibili con la cementificazione che è cresciuta nel tempo. Ora si può, anzi si deve, scegliere meglio cosa piantare e dove, nell’ottica di uno sviluppo armonico del centro abitato. L’Amministrazione sta lavorando per identificare le specie vegetali più adatte ai nostri bisogni per inserirle in una sorta di Linee Guida del verde che possano migliorare la qualità delle nostre aree.

Le crescenti difficoltà di bilancio dei comuni e gli alti costi che la manutenzione del verde pubblico comporta (per piantare alberi e altre piante, innaffiarle con regolarità, potarle, vigilare contro il vandalismo, etc.) sono oggi indicate come un ostacolo al mantenimento del verde pubblico esistente e al suo sviluppo e potenziamento. Esperienze di altre città ci dicono che il coinvolgimento diretto della comunità può rappresentare una soluzione. Cosa si potrebbe fare concretamente a Sestu sotto questo aspetto?

DSCN9372Per quanto riguarda le nuove aree, è allo studio la possibilità di stabilire, così come avviene in molte città d’Europa, che le cessioni per il verde pubblico nelle lottizzazioni siano vincolate alla manutenzione da parte dei lottizzanti per un certo numero di anni. Il verde curato valorizzerebbe la lottizzazione e tutto il nostro paese. Riguardo all’esistente, alcuni nostri concittadini hanno esplicitamente chiesto di potersi far carico della manutenzione di aree verdi pubbliche e stiamo quindi mettendo a punto un regolamento per l’affidamento di aree a verde a privati che le vogliano curare o riqualificare.

Il verde pubblico diventa privato?

I beni comuni restano tali. Semplicemente il Comune prende atto dell’impossibilità di mantenere il verde pubblico in buone condizioni senza gravare ulteriormente sulle tasse dei cittadini ma, al tempo stesso, dà modo alle persone sensibili di dare un contributo al benessere di tutti. Esistono già a Sestu delle aree curate da chi abita lì vicino e sono esempi virtuosi che non possiamo far altro che incoraggiare. Speriamo che gli interessati siano tanti e che, con il loro impegno, possano trasmettere la cultura del bene comune a quante più persone possibili.

Sandra Mereu

Verde speranza

Sarà per deformazione professionale ma, senza più neanche rendermene conto, sono portata a valutare le cose nel lungo periodo. Gli archivisti, si sa, vedono scorrere sotto i loro occhi, anno dopo anno, secolo dopo secolo, la storia di questo o quel comune, di questa o quella comunità. Tanto più quelli che, in Sardegna, hanno l’opportunità di lavorare nelle antiche città regie – come Bosa e Iglesias, ad esempio. Qui, carta dopo carta, registro dopo registro, fascicolo dopo fascicolo ci si muove lungo una linea del tempo che abbraccia oltre seicento anni, dal medioevo all’età contemporanea. Difficile dunque che un archivista possa considerare “storico” qualcosa nato 20 0 30 anni fa. I tempi lunghi della storia non lo ammettono. Gli archivisti leggono le carte, ne analizzano i dettagli, schedano migliaia di documenti. E alla fine ricompongono l’insieme, da cui quasi sempre emerge un passato fatto di mutamenti e discontinuità, fratture e scarti che sfuggono a una concezione di sviluppo lineare e omogeneo nel tempo. Della storia di una comunità, della sua evoluzione economica, sociale e urbanistica tendono pertanto a considerare non i singoli episodi, ma le tendenze nel lungo periodo.Via Monserrato_anni 60

Emergenza verde? Suppongo che sia questa la ragione per cui, per restare in tema di verde pubblico, non mi ritrovo sulle posizioni di chi sostiene che a Sestu siamo in piena “emergenza verde”. Non è una mia opinione ma è proprio la storia a mostrare che così non è. Basta confrontare queste due foto di via Monserrato, una delle principali strade di Sestu. La prima risale agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso. La seconda ritrae la situazione odierna. Come si può notare l’immagine in alto mostra una via Monserrato senza neanche l’ombra di un albero: praticamente un deserto. Oggi la situazione è molto diversa. Sul lato destro fa bella mostra di sé un filare di alberi impiantato una ventina di anni fa. Queste piante sono l’esempio di un’oculata scelta tra specie arboree che ben si adattano a diventare verde urbano. Hanno radici che vanno in profondità e per questo non rischiano di danneggiare i marciapiedi né i muri delle case. D’estate innaffio regolarmente i due esemplari ai lati del mio cancello ma sarebbero comunque in grado di crescere anche senza l’aiuto esterno, proprio per via delle lunghe radici che permettono loro di attingere l’acqua dalla profondità del terreno.

Via Monserrato_2013

SESTU – Via Monserrato

Il verde pubblico a Sestu è dunque una conquista relativamente recente. E’ frutto del benessere e della disponibilità di acqua corrente. All’inizio si è proceduto con un po’ di approssimazione, forse proprio a causa della mancanza di una tradizione del verde pubblico. Dapprima sono stati piantati alberi a sviluppo rapido, senza troppo considerare le conseguenze dell’espansione dell’apparato radicale  in senso orizzontale. Per cui negli anni successivi molti alberi della prima generazione sono stati estirpati e sostituiti con specie arboree meno invasive. Gli stessi alberi di via Monserrato che vediamo nella foto hanno in parte sostituito i primi alberi piantati dal sindaco Bullita. Stessa sorte è toccata agli alberi di via Gorizia e a quelli di Piazza Rinascita e di Piazza San Giorgio. Errori di valutazione, uniti a un certo provincialismo, hanno talvolta caratterizzato le scelte delle amministrazioni in materia di verde pubblico anche negli ultimi decenni. Molti ricordano ancora l’improvvida trovata di sistemare le fioriere nei pali della luce a diversi metri da terra. Ma non manca anche chi tra i cittadini, ancora oggi, si lascia incantare dai lussureggianti parchi e giardini del nord Italia e li propone come modello da seguire nel nostro assolato paese del Campidano.

Comunque sia andata è evidente che, tra tentativi ed errori, la tendenza in atto vista nel lungo periodo è positiva. Ed è un fatto che oggi Sestu è, per quanto riguarda gli spazi pubblici urbani, un paese più verde di quello di ieri. Ma ancora non basta. Perché nel frattempo il paese è cresciuto, sono scomparse le case tradizionali che con i loro giardini regolavano il microclima interno e al loro posto sono nate palazzine, prive di spazi da adibire a giardino. A tanti cittadini piacerebbe avere – oltre ai filari d’alberi nelle strade, a qualche piazzetta alberata e ad un’unico parco – anche altre oasi verdi disseminate un po’ dappertutto. Ma sappiamo bene che la manutenzione del verde pubblico ha costi molto alti che il comune, oggi più di ieri, ha difficoltà a sostenere. Assecondare e rinforzare la tendenza in atto – al netto di qualche taglio che, se necessario, in un paese in evoluzione ci può anche stare – significa allora chiamare in causa tutti i cittadini e organizzare forme di partecipazione diretta per la cura del verde. Al comune si potrà e si dovrà chiedere di trovare i terreni, piantare gli alberi, predisporre i sistemi di irrigazione. Ma al resto siamo disposti a pensarci noi cittadini?

P.S: la foto-cartolina che ritrae la via Monserrato agli inizi degli anni ’60 è una delle tante immagini d’epoca postate nel gruppo facebook  “Sestu per immagini tra Passato e Presente”. Grazie a questa iniziativa, promossa da Roberto Bullita, molti cittadini di Sestu stanno scavando nei vecchi cassetti e contribuendo a costruire un interessantissimo archivio fotografico che testimonia i più disparati aspetti della storia della comunità.

Sandra Mereu

Alberi e cani nel paese degli estremi contrari

Quello di Sestu è un paese dalle forti contraddizioni, o almeno così appare guardato attraverso il filtro della cronaca e dei sociali network. Ci sono cittadini che si prendono amorevolmente cura dei cani randagi, li nutrono, li curano, danno loro riparo e altri che li massacrano brutalmente. Cittadini che sarebbero disposti a farsi incatenare agli alberi pur di evitarne l’abbattimento e altri che li avvelenano apposta per provocarne la morte. Cittadini consapevoli delle nuove tendenze della società e altri portatori di una mentalità primitiva. I primi protestano pubblicamente, organizzano flash mob, i secondi  si nascondono e agiscono vigliaccamente quando nessuno li può vedere. Gli uni si vorrebbero interpreti dell’interesse comune, gli altri guidati esclusivamente dal proprio egoistico interesse personale. E in questa contrapposizione di ideali e valori non sembrano trovare cittadinanza posizioni intermedie che non siano per questo tacciate di opportunismo o servilismo verso il potere. Un potere per lo più rappresentato come sordo e insensibile ai veri e profondi bisogni della popolazione. Quella che emerge è insomma una rappresentazione della realtà sestese manichea e semplicistica. Perché a ben guardarla, la realtà, appare più complessa e sfugge ai rigidi schemi di certe interpretazioni.

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Foto di Barbara Loi

Prendiamo il caso del canile comunale, ad esempio, sui cui ho scritto una breve riflessione stuzzicata appunto da uno dei tanti infuocati dibattiti che si scatenano sulla rete. Sostenevo che sarebbe stato giusto e utile dare il canile in gestione a quei volontari che da anni si occupano dell’assistenza e cura dei cani abbandonati nel territorio di Sestu, ma contrariamente ad altri non attribuivo i ritardi nell’affidamento della struttura a cattiva volontà dell’amministrazione o a oscuri disegni o complotti a danno dei volontari. Tuttalpiù, stando alle informazioni che avevo raccolto, ciò era in gran parte da attribuire a difficoltà burocratiche legate a una normativa non favorevole all’affidamento diretto del servizio. Questa mia opinione (che tanti insulti mi valse) ha trovato conforto nella recente decisione adottata dalla giunta comunale  nella seduta del 07/06/2013. Nella delibera, che fissa sulla base della normativa attuale i nuovi indirizzi e criteri per l’affidamento a titolo gratuito del canile comunale (inteso come  struttura), è previsto un’avvio di gestione per nove anni. Ciò  dovrà avvenire “a seguito di una gara a evidenza pubblica riservata alle categorie di giovani disoccupati locali”. Nella scelta – si desume dalla delibera –  sarà premiata la proposta progettuale che offrirà sufficienti garanzie di professionalità. Non so se i nuovi termini dell’affidamento corrispondono esattamente alle aspettative degli aspiranti gestori ma è un fatto incontrovertibile che il percorso iniziato con la costruzione del canile mediante l’utilizzo di fondi finalizzati a favorire l’occupazione giovanile, ha trovato la sua logica conclusione.

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Foto di Chiara Meloni

L’altra questione è quella del verde pubblico. Sestu è un paese con una vasta campagna intorno, coltivata intensivamente a grano e ortaggi, ma con ridottissimi spazi verdi urbani. Negli anni il venir meno delle case campidanesi, con i loro annessi cortili e giardini, non è stato sostituito da adeguate aree verdi pubbliche. Per questo ogni volta che qualcuno dei pochi alberi cresciuti lungo le vie, piazze o scuole del paese viene abbattuto si scatenano furiose proteste. Colpisce però che gli ambientalisti nostrani, nel condannare senza appello ogni singolo intervento di abbattimento, danno per scontato che questi siano legati alla mancanza di cultura del verde da parte degli amministratori. Poco importa, ad esempio, agli ambientalisti che i pini della scuola media siano stati tagliati per permettere la costruzione delle strutture sportive attese da anni. Si poteva evitare, dicono. Personalmente non so dire se le due esigenze di costruire i nuovi campi nel rispetto delle leggi sulla sicurezza e salvare gli alberi fossero conciliabili. Fino a prova contraria voglio credere che dietro la scelta dell’amministrazione di abbattere un albero non ci sia leggerezza o noncuranza ma piuttosto l’applicazione del principio che accetta il male minore in cambio di un vantaggio superiore alla perdita che comporta. Che è poi lo stesso principio che guida le scelte della maggior parte dei privati cittadini quando decidono di costruire la loro casa anche a costo dell’abbattimento degli alberi del terreno dove vogliono edificarla, oppure quando decidono di ristrutturarla anche se questo comporta l’abbattimento di qualche albero che nel frattempo è cresciuto nel giardino. Si può evitare, è vero. Vedo spesso nelle riviste patinate di architettura e design l’immagine di meravigliose case circondate dal verde che inglobano alberi in luminosi ambienti interni circondati da vetrate. Ma quanto costa realizzare e poi mantenere simili abitazioni? E a che prezzo si salva l’albero? Purtroppo la maggior parte delle persone quando è costretta a fare scelte di questo tipo, oltre al principio del male minore, spesso deve far pesare anche la più prosaica valutazione del rapporto costi benefici. Appare però alquanto strano che questi ambientalisti “radicali” nelle proprie scelte private sono disposti a giustificare l’abbattimento di uno o più alberi ma non lo accettano, per nessuna ragione, nelle scelte dell’amministrazione. Vizi privati e pubbliche virtù, verrebbe da dire.

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Foto di Chiara Meloni

Tra i due estremi, ovvero tra chi sostiene la difesa incondizionata degli alberi e chi li perfora deliberatamente per iniettarci il gasolio e farli seccare, quando li considera di disturbo, c’è una larga schiera di cittadini che si sforza di valutare la scelta del taglio degli alberi di pubblica pertinenza all’interno di un piano di sviluppo urbano. Nell’ambito del nuovo piano urbanistico comunale è infatti prevista l’acquisizione di aree private da destinare a verde pubblico e l’acquisizione di aree demaniali, come quella dell’argine del fiume, per realizzare un parco urbano. A questi cittadini – dicevo – non interessa protestare in nome dell’astratto principio della sacralità degli alberi a cui, se davvero è necessario, sono anche disposti a rinunciare. Ma in cambio vogliono qualcosa di molto più ambizioso. Vogliono lasciare ai loro figli e nipoti un paese molto più verde di quello in cui hanno vissuto loro. E per questa causa sono anche disposti a battersi con determinazione, a vigilare con attenzione perché vengano compiute da parte degli amministratori tutte le azioni necessarie, ma anche a impegnarsi direttamente per contribuire a curare e a far crescere il verde di domani.

Sandra Mereu

Presentato ai cittadini il bilancio di previsione 2013

BILANCIO 2013L’assemblea pubblica per il bilancio 2013 si è svolta, come preannunciato, venerdì 10 maggio. Nel corso dell’incontro il sindaco Aldo Pili ha illustrato il documento che rappresenta l’atto politico qualificante dell’amministrazione, il bilancio appunto, e ne ha commentato gli aspetti fondamentali. Partecipare a questi incontri per informarsi direttamente su come viene speso il denaro pubblico, conoscere quali giustificazioni vengono date per le scelte fatte e poterle eventualmente discutere con il sindaco e la giunta, è per i cittadini un’occasione sempre molto utile.

Nella premessa il sindaco ha spiegato che agli enti locali è imposto l’obbligo, per ogni esercizio finanziario, del pareggio di bilancio. Per questa ragione non è ammessa nessuna spesa che, nell’arco dello stesso anno, non sia compensata da un’entrata di analoga entità. Negli ultimi anni, di pari passo con i progressivi tagli dei trasferimenti statali e regionali imposti dalla recessione economica, sono però cresciute le difficoltà degli enti locali a raggiungere il pareggio di bilancio. Per questo molti comuni hanno dovuto scegliere tra tagliare i servizi o aumentare sensibilmente le tasse. Sestu, che pure in quattro anni ha visto ridursi i trasferimenti statali da 4 milioni di euro a zero, sinora è comunque riuscito ad evitare la contrazione dei servizi, a fronte di un minimo aumento delle tasse.

La pressione fiscale a Sestu – lo dicono le stime del Ministero delle Finanze – risulta essere tra le più basse d’Italia. Il nostro comune figura nella lista dei trenta comuni italiani che vantano il carico di tributi meno gravoso. Per di più, in questa lista Sestu si confronta con comuni ben più ricchi e privilegiati, in quanto a risorse produttive. Sono pochissimi, ad esempio, i cittadini che nel nostro comune pagano l’IMU per la prima casa, mentre la TARSU (la tassa sui rifiuti, oggi TARES) – ha tenuto a precisare il sindaco –  era la più bassa dell’hinterland e tra le più basse della Sardegna. Un fatto che però a casa nostra non è stato né apprezzato né riconosciuto. Come molti ricorderanno proprio le aliquote applicate lo scorso anno spinsero alcuni consiglieri comunali del PD (Ledda, Mura e Pisu) a votare contro l’approvazione del bilancio, portando l’amministrazione di centro sinistra a un passo dal suo scioglimento, scongiurato solo grazie al sostegno di un consigliere dell’opposizione (Eliseo Zanda), ora presidente del consiglio comunale.

Come sarà il bilancio 2013? Sostanzialmente il bilancio dell’anno in corso ricalcherà quello dello scorso anno. Quindi, a parte la TARES, che la legge vuole che gravi interamente sui cittadini (mentre sino al 2012 per garantire il servizio di raccolta dei rifiuti contribuiva anche il comune), la restante tassazione comunale non è stata aumentata. Per valutare la TARES il sindaco ha fatto un raffronto con Carbonia, l’unico comune sardo che sinora è riuscito a calcolarla e quindi a chiudere il bilancio. Ne è emerso che quella che si pagherà a Sestu sarà di gran lunga inferiore. Peraltro, pur essendo ancora lontani dall’obiettivo a cui si tende, cioè quello di far pagare i tributi in base alla quantità dei rifiuti prodotti da ciascuno, da quest’anno i cittadini contribuiranno non solo in ragione della superficie dell’abitazione ma anche in ragione del numero delle persone che vi abitano.

In che modo si è raggiunto questo risultato? Per cercare di contenere l’aumento delle tasse e salvaguardare il livello dei servizi – ha spiegato il sindaco – sono state drasticamente tagliate le spese superflue. A ciò si aggiunga il fatto che il comune di Sestu non ha spese di rappresentanza né personale in eccesso. Inoltre le attività produttive che insistono nel territorio comunale garantiscono ancora entrate sufficienti.

I servizi comunali essenziali, dunque, sono stati salvaguardati. In qualche caso, come è successo per i servizi sociali, la dotazione finanziaria è persino cresciuta. L’ambiente da quest’anno, grazie al nuovo bando, potrà avvalersi di un servizio per la raccolta dei rifiuti più efficiente ed efficace. La cultura, sembra invece soffrire un po’. Il settore ha subito diversi tagli che – è stato chiarito – si cercherà comunque di compensare con variazioni di bilancio in corso d’opera. Ne risentiranno soprattutto gli eventi occasionali (musica, teatro, feste popolari) che necessitano di adeguata programmazione. Invece sembra che quest’anno inizieranno, finalmente, i lavori di ristrutturazione del locale dove dovrà essere trasferita la biblioteca comunale.

Un locale più ampio per la Biblioteca è un fatto molto positivo, se si considera l’importanza che questo servizio ha come infrastruttura della conoscenza e come presidio del welfare per combattere la desertificazione culturale che avanza, in tempi in cui la crisi sta costringendo giovani e famiglie con reddito medio-basso a rinunciare all’acquisto dei libri e ad andare al cinema e a teatro. Non dimentichiamo, a questo proposito, che la biblioteca di Sestu è anche una nutrita e qualificata mediateca. Inoltre –   come ha tenuto a sottolineare l’assessore ai lavori pubblici, Antonello Piras – la nuova struttura (ex asilo di via Donizetti), dotata di un ampio giardino, diventerà un’oasi di verde pubblico al centro del paese in cui sarà possibile svolgere attività all’aperto per i bambini, e per adulti e anziani intrattenersi all’ombra a leggere o chiacchierare.

Il bilancio predisposto dalla giunta sarà presentato entro il mese al consiglio comunale. Sentiremo allora quali saranno le contro valutazioni dell’opposizione.

Sandra Mereu

Alberi, Alberi, Alberi!!!

Amico Albero

A Sestu, sabato 12 a partire dalle 10 (tempo permettendo), metteremo a dimora 200 piantine donate dall’Ente Foreste della Sardegna lungo il marciapiede dello sterrato che costeggia via Piave. Sarà la prima bozza di un parco “urbano” che arricchiremo nel tempo di giochi per i bambini, percorsi salute, dog park.

Prima di iniziare la piantumazione verrà premiato un nostro concittadino, Nicola Manunza, che è risultato il vincitore dell’iniziativa Green Steps legata alla Settimana della Mobilità Sostenibile, grazie al comportamento virtuoso che ha documentato in questi mesi. Come riconoscimento del suo impegno e della sensibilità verso le tematiche dell’iniziativa, messa in campo dal Comune di Sestu con i partner del progetto TETRis, gli verrà consegnato pubblicamente un quadro donato dall’artista Tonio Spada.

Prenderanno parte alla giornata di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità e della cura dell’ambiente anche gli alunni delle scuole primarie del Comune di Sestu.

Anna Crisponi

Parola d’ordine: protestare!

Ieri è stato riaperto il tratto della via Cagliari che da circa un anno e mezzo era chiuso al traffico per essere sottoposto a importanti lavori di sistemazione. Un fatto, questo, che ha provocato le proteste dei titolari dei negozi che si affacciano su quel tratto di strada perché nel periodo in cui si sono svolti i lavori (dilatatosi molto oltre le iniziali previsioni) i commercianti hanno registrato un consistente calo dei loro affari in quanto i cittadini, non potendovi transitare con le auto, preferivano fare i loro acquisti altrove. Un episodio che vale una certezza: i cittadini di Sestu non amano andare a piedi e stando così le cose la “pedonalizzazione” forzata delle strade, qualunque ne sia il motivo, non è un provvedimento privo di effetti collaterali.

Le proteste piombate sui lavori di via Cagliari non si limitano però solo a questi aspetti. I cittadini che prima si lamentavano con le istituzioni competenti perché consideravano le curve della strada pericolose, causa di incidenti anche mortali – e che per questo ne chiesero l’eliminazione – ora, raddrizzata la strada, sostengono invece che il pericolo non sono le curve ma proprio i rettilinei, perché incentiverebbero gli automobilisti a correre più forte. E contestualmente, con analoga disinvoltura, quelli che “questa amministrazione ha scarso spirito ambientalista” ironizzano ora sulle ampie aiuole circolari realizzate in seguito ai lavori di sistemazione della strada, perché – si sente dire – sarebbero addirittura più grandi delle rotonde costruite per regolare il traffico urbano (sic!). Non stupirebbe scoprire che questi stessi cittadini sono anche quelli che giustamente protestano se il comune non costruisce impianti sportivi adeguati e palestre per le scuole e poi ancora protestano quando per costruirle è necessario rimuovere un albero. E a poco valgono le rassicurazioni che vengono date circa il fatto che al posto dell’albero abbattuto se ne pianteranno altri più adatti al contesto urbano.

Però forse questi cittadini non devono essere gli stessi che chiedono insistentemente al comune di estirpare dal marciapiede prospiciente le loro case gli ombrosi pini che adornano alcune strade del paese, perché le radici oltre a sollevare i marciapiedi e a renderli pericolosi per i pedoni si infiltrano nei muri delle case e ne minacciano la stabilità. E nemmeno devono essere parenti di quel ragazzo che qualche anno fa perse la vita cadendo dal motorino in viale Trieste (Cagliari) a causa delle bacche dei meravigliosi ficus retusa che in certi periodi dell’anno asfaltano le strade trasformandosi, quando piove, in una poltiglia oleosa e scivolosa che fa perdere l’equilibrio a pedoni e motorini. Né deve essere a loro collegato quel vecchio signore che per debellare la pianta di fico divenuta troppo grande per il piccolo giardinetto della casa in cui 50 anni prima era stata piantata, non trovò altro rimedio che cospargerla di gasolio. E tutto ciò si verifica in quanto “i cittadini” non sono una realtà monolitica, i loro interessi sono i più vari, e tendono a cambiare nel tempo. Così come quelli delle amministrazioni che in passato, seguendo i gusti del momento e pensando di fare il bene della comunità, piantumarono il paese con varietà di piante che poi si sono rivelate inadatte come verde urbano. Tanto che nessun amministratore oggi si sognerebbe di piantare ficus o pini lungo le strade.

Protestare è esercizio facile e risulta più comodo incolpare gli altri (preferibilmente le istituzioni) piuttosto che assumersi le proprie responsabilità. Ma in definitiva questa cattiva abitudine non è un bene per la comunità, perché quando le critiche sono poco serie, incoerenti, ideologiche e non aderenti alla realtà, alla lunga finiscono per rinforzare l’amministrazione anche nei suoi inevitabili errori.

Sandra Mereu