“La voce della verita” di Vindice Lecis – Recensione di Pier Giorgio Serra

la voce della verità“Hanno intelligenza e passione”. A parlare in questo modo dei comunisti è un ispettore della nascente OVRA che fa capolino nella seconda parte del romanzo di Vindice Lecis La voce della verità. Storia di Luigi Polano, il comunista che beffò Mussolini. Edito da “Nutrimenti”, giovane Casa editrice romana. Il libro tratta, in forma romanzata, la vita e le avventure di Luigi Polano, comunista sardo, spina nel fianco del regime di Mussolini e “rivoluzionario di professione”, protagonista di missioni segrete tra Francia e Germania, Spagna e Urss, ovunque servisse la sua azione di riservatissimo cospiratore antifascista. “E’ una vera missione quella di scovare i comunisti e dividerli”, aggiunge sempre lo stesso ispettore. Missione alla quale si sono dedicati tanti poliziotti e agenti segreti del regime, riuscendo a infiltrare gli ambienti dell’antifascismo in Francia e mandarlo a gambe all’aria. Non altrettanto riescono a fare con l’altro grosso gruppo dei comunisti, quello che agiva in Russia. L’azione dell’OVRA qui riesce appena a scalfirli. Anzi, forgiati dai tanti pericoli che la sorte gli manda addosso, i comunisti in Russia riusciranno prima a beffare i fascisti e poi a organizzare e tenere in piedi in Italia quei gruppi destinati a diventare le cellule che daranno inizio alla Resistenza e porteranno l’Italia a liberarsi dall’oppressione nazi-fascista.

“La voce della verità”, cui si fa riferimento nel titolo, è quella del sassarese Luigi Polano, uno straordinario personaggio capace da solo di beffare il potente apparato propagandistico, rappresentato dalla radio (Eiar) e dal cinegiornale (Istituto Luce), che il fascismo usava per contrabbandare una visione potente e imperiale di se stesso, arrivando persino a millantare vittorie, nei fronti di guerra, mai esistite. Luigi Polano riesce a infiltrarsi e a ridicolizzare uno dei programmi di punta dell’azione dell’Eiar. Lecis racconta l’impresa così: “ottobre 1941, tutte le sere l’aretino Mario Appelius, voce di punta della propaganda radiofonica fascista, nel programma delle otto di sera “Commento ai fatti del giorno”, che finiva con l’abituale invettiva “Dio stramaledica gli inglesi”, annuncia cose del genere “Non può sfuggire la vittoria dell’Asse contro le potenze demo-giudaiche-bolsceviche”. Ma nel momento in cui il commentatore faceva una pausa per respirare s’inseriva la voce di Luigi Polano “Bugiardo…tu inganni il popolo italiano…l’Asse non potrà vincere la guerra…Hitler e Mussolini saranno sconfitti… Il fascismo ha trascinato l’Italia in una tragica avventura…l’Italia dovrà pagare un alto prezzo di sangue, di distruzione di miseria per questa guerra ingiusta, pazzesca, criminale…”.

Questa rappresentazione della realtà arrivava agli italiani dopo anni di censura ferrea e di propaganda martellante e a senso unico che comunque non ne avevano sopito del tutto lo spirito critico e l’istinto alla ribellione. Le incursioni radiofoniche clandestine continuarono per molto tempo, fino al 1944 e alla liberazione di Roma. Agenti e poliziotti fascisti sguinzagliati in Italia e in Europa si affannavano per capire da dove trasmettevano i comunisti. Ma non ci fu niente da fare. L’OVRA non riuscì a far tacere la voce della verità, e la voce di punta della propaganda fascista perse del tutto la sua credibilità. Non si è mai saputo da dove Polano trasmettesse i suoi messaggi radiofonici. Il comunista sassarese non volle mai rivelarlo, neanche a Enrico Berlinguer, suo concittadino e segretario del Partito Comunista Italiano, che glielo chiese espressamente nel 1982 quando andò a fargli visita nella sua casa di Sassari. I due morirono nello stesso anno, due anni dopo, nel 1984 e Polano si portò il segreto nella tomba.

Il racconto di queste storie è supportato da un’invidiabile capacità di penna. Lecis riesce a farci calare nei luoghi reali dove i fatti avvenivano, ce ne fa sentire i rumori e gli umori. Ci informa delle abitudini, dei vizi e delle virtù dei protagonisti. Attraverso dialoghi serrati ci fa apparire quanto fosse eroica da una parte e sofferta dall’altra la vita dei rivoluzionari di professione che con la schiena dritta riuscirono a tenere accesa la speranza della libertà. Nel contempo, spesso in evidenza, altre volte sottotraccia, ci informa sulle intemperie di quegli anni bui che inghiottirono le esistenze di milioni di persone, prima nel tentativo di contrastare il fascismo imperante in Europa, poi nelle lotte fratricide della Russia staliniana e infine nel macello della seconda guerra mondiale.

Altro pregio del libro è la riproposta, spesso in esergo dei singoli capitoli, delle copie originali dei documenti riguardanti Luigi Polano contenuti nel fascicolo a lui riservato nel casellario giudiziario del Ministero dell’interno. Un fascicolo alto e robusto il suo, quanto smilzo e gracile era quello di Maria Piras, la moglie che lo accompagna, lungo tutto il libro, nella sua straordinario vita dedicata alla rivoluzione. Fa dunque bene Lecis a introdurre la vicenda con un pensiero di Antonio Gramsci: “Ogni movimento rivoluzionario è romantico per definizione”.

Pier Giorgio Serra

Il condaghe segreto, Vindice Lecis (Edizioni Condaghes 2013) – Recensione di Pier Giorgio Serra

Il condaghe segretoAnno del signore 1165, nel Giudicato di Torres la situazione non è delle più limpide. Nove galee pisane bloccano il porto turritano impedendo i traffici commerciali del giudicato che così si vede occlusa la sua vena economica più importante. Come  se non bastasse un manipolo di armati pisani sbarca e mette a ferro e a fuoco ville e  curatorie del capo di sopra. Questa scorreria pisana provocherà un sollevazione popolare che farà strage dei soldati terramannesos e costringerà i pochi superstiti alla resa e all’obbedienza, se non vorranno assaggiare sulle loro carni la punta affilata della virga sardisca e il filo delle lame delle leppe dei turritani  e dei logudoresi.  E questo è solo il primo dei tanti episodi che  vengono magistralmente narrati dalla penna di Vindice Lecis, autore de “Il Condaghe segreto”, romanzo storico che è quasi un sequel del suo romanzo precedente “Buiakesos, le guardie del giudice”.

Vi ricompaiono personaggi conosciuti nel libro precedente e altri nuovi, ma ciò che aleggia in controluce nelle righe del libro è la storia sarda. Quella scaturata dalla decisione dell’impero bizantino di lasciare al loro destino le sue periferie più remote e che permette così l’affermarsi nell’isola  della civiltà giudicale. Al fianco dei popolani, delle loro passioni e delle loro miserie sfilano, nelle pagine del libro, una lunga teoria di regnanti e dignitari, prelati e imperatori. Da non perdere, per la sua verosimiglianza, il racconto dell’incontro a Pavia tra l’Imperatore Federico Barbarossa, Ugo, vescovo di Santa Giusta e il giudice Barisone d’Arborea che vuole dall’imperatore il titolo di Rex Sardiniae. Si tratta di un fatto storico accertato che mostra come l’isola dei sardi, al tempo dei giudicati, fosse al centro di una fitta ragnatela di relazioni internazionali che aveva come attori principali la Chiesa, l’Impero, le repubbliche di Pisa e Genova e la Corona d’Aragona.

Come in tutti i romanzi storici di buona fattura nel libro c’è un’accurata descrizione dei luoghi in cui le vicende si svolgono: che si tratti dei palazzi dove si tramano congiure e si consumano tradimenti e  assassinii, sia che si tratti delle campagne messe a ferro e fuoco dalle orde armate o dei boschi che nascondono i fuggiaschi vittime dell’ingiustizia, la scrittura di Lecis ha il dono di rendere tutto reale e riconoscibile agli occhi di noi lettori venuti alla luce parecchi secoli dopo quelle vicende. E’ stupefacente  la descrizione delle corti giudicali di Torres e D’Arborea  e dei numerosi conventi e chiese, ville e curatorie, dove i personaggi del libro vivono passioni, amori, lotte e battaglie. Grazie a questa ricca trama Lecis riesce a  riportare davanti ai nostri occhi il nascere di una nuova lingua, quel volgare sardo usato nella scrittura dei Condaghes,  che precede almeno di un secolo l’affermarsi del volgare toscano.  E’ appunto la scrittura e la sparizione di uno dei Condaghes a dare il titolo al libro ma non ne rappresenta  assolutamente il filo conduttore della trama.

“Il condaghe segreto” di Vindice Lecis, ed. Condaghes 2013, è dunque un romanzo storico che mischia amabilmente la storia giudicale con le esigenze della narrazione.  In esergo porta un brano di una lettera che Antonio Gramsci  scrisse alla sorella Teresina il quattro di maggio del 1931. E’ quella in cui si parla della storia sarda e del maestro che la insegnava pomposamente ai suoi alunni, tra i quali il piccolo Nino Gramsci, che a dir la verità erano più interessati alle storie di Pasquale (o Giovanni?) Tolu e Cicciu Derosas. Noti e cantati banditi dell’ottocento sardo. Il volume si chiude con tre interessanti appendici: una nota storica sui tempi e luoghi in cui è ambientato il romanzo, una scheda storica sui personaggi, divisi tra quelli realmente esistiti e quelli inventati, nonché un breve ma interessante glossario sui termini più in uso nell’amministrazione civile e militare dei giudicati sardi. Tutto questo fa del libro un ottimo sussidio didattico anche per quegli insegnanti, di scuole di ogni ordine e grado, che vogliano avvicinare i propri studenti a una delle pagine più affascinanti della storia dell’Isola di Sardegna.

Pier Giorgio Serra