Gli studenti dell’indirizzo musicale della scuola media “A. Gramsci” di Sestu, a distanza di una settimana dal concorso della capitale, si sono aggiudicati anche il 1°premio del XII Festival Nazionale della Musica “Gian Piero Cartocci” di Iglesias, a cui hanno partecipato 30 scuole provenienti da tutta la Sardegna. Una meritata riconferma del buon livello raggiunto dagli allievi del corso musicale sestese. Domani, 28 maggio, è prevista l’esibizione presso la scuola media promotrice del concorso, E. D’Arborea – Lamarmora di Iglesias, per la premiazione ufficiale. Aspettiamo ora di sentirli (e premiarli) anche a Sestu. (S. M.)
Quando Lawrence giunse a Mandas
“Alle sette del mattino era chiaro, freddo, il sole non era ancora sorto. In piedi accanto alla finestra della camera da letto, guardando fuori, non riuscivo a credere ai miei occhi, era così simile all’Inghilterra, alla Cornovaglia nelle sue parti più brulle o agli altipiani del Derbyshire. Dietro la stazione c’era un piccolo prato recintato, piuttosto trascurato, nel quale stavano due pecore. C’erano diversi fabbricati dall’aspetto abbandonato, proprio come in Cornovaglia. E poi l’ampia, abbandonata strada di campagna che si allontanava tra margini d’erba e bassi muretti a secco verso una fattoria di pietra grigia con un ciuffo d’alberi, e un nudo paesino di pietra in lontananza… I bassi, verdi fianchi delle colline erano divisi in campi, con bassi muretti a secco e fossi…” Da Mare e Sardegna, D. H. Lawrence (1921)
David Herbert Lawrence, la cui fama è legata soprattutto a L’amante di Lady Chatterly, giunse in Sardegna nel 1921, attratto dal fascino di una terra poco conosciuta, e la attraversò in un breve tour durato appena 6 giorni, dal 4 al 10 gennaio. Lo scrittore inglese raccolse le impressioni di quel viaggio in un manoscritto vergato di getto, ma ne rimase insoddisfatto e per questo motivo decise di buttarlo letteralmente nel cesso. Si deve a Frida, sua compagna di viaggio e di vita, se Lawrence decise in extremis di recuperare il suo diario e noi sardi oggi possiamo vantare di comparire in un libro “so nicely written and tidy” (dalle Memorie di Frida Not I, but the wind). Lawrence, è stato detto, ha cambiato per sempre il modo di guardare all’isola. Prima di lui i viaggiatori ottocenteschi venivano in Sardegna attratti da una terra selvaggia e al loro rientro sul continente ne riferivano in cronache distorte e piene di luoghi comuni.
Famosi sono i brani di Sea and Sardinia, riportati sopra, che Lawrence dedica a Mandas, una delle tappe del viaggio, complice quel sentimento di nostalgia che lo colse inaspettatamente al risveglio. Lawrence e Frida erano giunti a Mandas a tarda sera e quando al mattino lui si affacciò alla finestra scoprì un paesaggio di dolci colline che gli apparve tale e quale a quello della Cornovaglia. Ma non meno efficace è la descrizione che lo scrittore inglese fa della locanda dove alloggiò. Ubicata proprio sopra la stazione del paese, la Locanda “Lunetta Calogero”, oggi non più esistente, proprio grazie al racconto di Lawrence recentemente è stata riscoperta come luogo della memoria, ne è stato avviato un progetto di recupero e parallelamente sono fiorite intorno ad essa una serie di iniziative culturali, tra cui un interessante festival dedicato alla letteratura di viaggio.
Lawrence nel suo libro ne descrive gli ambienti con una tale dovizia di particolari che ci sembra proprio di salirla con lui quella “stretta scala di pietra a chiocciola, come in una fortezza” e di vederlo al centro della stanza quell’unico “letto enorme, abbastanza grande per otto“. E quando staziona nella sala da pranzo avvolta nella penombra, dove tutto è freddo “come la pietra”, sentiamo anche noi il gelo penetrarci nelle ossa. Ma il sangue riprende a scorrere alla vista della minestra fumante di cavolo e maccheroni, affabilmente servita dalla donna stretta “nel suo corpino vellutato”. Immaginiamo chiaramente Lunetta Calogero, il proprietario della locanda, quel “grosso siciliano gioviale coi baffi all’ingiù” venirci incontro per ravvivare la fiamma della lampada. E respiriamo pienamente l’atmosfera socialista che aleggia densa nella locanda, mentre tra una portata e l’altra origliamo, con la coppia inglese, i discorsi dei tre giovani ferrovieri della stazione seduti al tavolo accanto, chiassosi e polemici come sono.
Sull’attività della locanda Calogero immortalata da Lawrence, esiste anche un riscontro documentale ritrovato nell’archivio storico comunale di Mandas. Si tratta di una ricevuta rilasciata a una truppa di soldati che vi aveva alloggiato negli anni dell’arrivo dello scrittore inglese, durante la prima guerra mondiale, e che si è conservata sino ai nostri giorni in forza dell’obbligo imposto ai comuni di rimborsare le spese delle truppe che stazionavano nel loro territorio. Nel logo in stile liberty, stampato su carta color pergamena, campeggia una famigliola borghese che pasteggia intorno a una tavola elegantemente apparecchiata. Tutto appare pulito e raffinato e così l’avremmo immaginata per sempre, la locanda Lunetta Calogero, se lo sguardo impietoso e realista di Lawrence non si fosse posato proprio sopra quella tovaglia, apparendogli tutt’altro che linda. Ridotta com’era a una “ragnatela di buchi mangiati dal tempo, di macchie d’inchiostro di un nero funereo e di misere macchie sbiadite di vino”, sembrava piuttosto la fascia di una mummia del 2000 avanti Cristo”.
Sandra Mereu
Il discorso pronunciato dall’ex presidente del Consiglio Giancarlo Angioni
Se qualcuno ancora crede che le cariche supreme del nostro ordinamento costituzionale siano il presidente della Repubblica e il presidente del Senato, in quanto garanti dell’unità della nazione, dovrà ricredersi. A quanto pare ce n’è un’altra: il capogruppo del PD nel consiglio comunale di Sestu. Questa carica infatti, secondo i tre consiglieri comunali collocatisi all’opposizione dopo aver votato contro il bilancio comunale 2012 e tentato di far cadere la giunta di centro-sinistra, sarebbe una sorta di nomina a tempo indeterminato, non revocabile neanche per giusta causa. I consiglieri Ledda, Pisu e Mura oltre a disconoscere la volontà della maggioranza dei componenti del gruppo PD (4 su 7), pretendono anche di porsi al di sopra del regolamento comunale e dell’interpretazione che ne dà il segretario comunale. Impermeabili a qualunque ragione in contrasto con le loro logiche, continuano imperterriti a pestare i piedi, invocando pretesti e cavilli, per conservare nel ruolo di capogruppo la consigliera Mura. Qualunque persona di buon senso dotata di un minimo di coscienza democratica capisce che, trattandosi di una carica rappresentativa di un gruppo, chiunque la detenga, qualora venisse sfiduciato da chi lo ha eletto, non dovrebbe esitare un attimo a farsi da parte in nome dell’ interesse generale. Cosa spinge questi tre consiglieri ad agire invece nel senso opposto? Lo ha spiegato molto chiaramente l’ex presidente del consiglio Giancarlo Angioni nel discorso pronunciato nella seduta del consiglio comunale del 18 aprile 2012 (che potete leggere in estratto cliccando QUI). Se ne desume che dietro l’accanimento di questi tre consiglieri a voler mantenere nelle loro mani la carica di capogruppo c’è una precisa strategia per il controllo del potere, basata sulla convinzione che l’amministrazione comunale sia la cinghia di trasmissione della volontà della segreteria del PD, che non a caso è guidata dalla stessa consigliera Mura.
S. M.
La festa di sant’Isidoro a Sestu, ieri e oggi
Giovedì 10 maggio u.s si è svolta a Sestu la processione in onore di sant’Isidoro, santo protettore degli agricoltori venerato in numerosi paesi della Sardegna, le cui celebrazioni rappresentano una delle principali feste della primavera. Secondo la credenza, infatti, in questo periodo dell’ anno le spighe sono ancora tenere e soggette alle inclemenze del tempo, per cui hanno bisogno di particolare protezione, che non sempre l’ uomo, nonostante il suo tenace impegno, è in condizione di garantire. Da qui il ricorso ad un santo benefattore dei raccolti dotato di virtù taumaturgiche capaci di proteggere le messi e allontanare le carestie. Il culto per sant’ Isidoro, nato a Madrid intorno al 1070, illetterato ed umile contadino, fu introdotto nell’isola dagli spagnoli nel XVII secolo, se consideriamo che il santo fu canonizzato intorno al 1622 da papa Gregorio XV. La tradizione racconta che Isidoro dopo aver raggiunto un alto grado di virtù si distinse per la sua carità verso il prossimo, divenendo in breve tempo il santo più popolare tra i contadini, che lo elessero loro protettore affidandogli la cura e la protezione dei raccolti.
Per quanto riguarda Sestu, non sappiamo in quale periodo esatto fu introdotta nel nostro villaggio la festività di S. Isidoro, visto che allo stato attuale i documenti d’archivio non dicono molto al riguardo. Ciononostante sia la tradizione orale e sia numerose fotografie, alcune risalenti ai primi anni del ’900, testimoniano la venerazione dei sestesi per questo santo. In passato le processioni in onore di sant’Isidoro vedevano la partecipazione di numerosi bovi aggiogati e inghirlandati con fiori di campo, che con passo solenne e maestoso incedevano lentamente lungo le vie del paese, insieme ai fedeli che a spalla portavano in trionfo la statua del santo. Oggi, dopo l’abbandono dei mezzi di conduzione agricola tradizionali, al posto dei buoi, ridotti ormai a poche presenze, prevalgono invece i giganteschi e moderni trattori in dotazione agli agricoltori locali, che tutti ben adornati e infiorati tuttora procedono in processione per richiedere al Santo di propiziare un buon raccolto, affidandogli le messi e la tutela contro le carestie. Quella svoltasi il 10 maggio ne è stato un classico esempio: una quarantina di potenti mezzi meccanici hanno sfilato unitamente ai pochi gioghi di buoi rimasti in paese e ai numerosi fedeli che hanno voluto onorare in questo modo il Santo protettore delle messi e del mondo agricolo, che a Sestu rappresenta ancora oggi una fetta importante dell’economia locale. (Roberto Bullita)
L’orchestra della scuola media di Sestu partecipa al concorso di Roma: prima classificata!
L’orchestra della Scuola media “A. Gramsci” di Sestu, formata dagli alunni che frequentano l’Indirizzo Musicale, quest’anno ha partecipato al 6° Concorso musicale nazionale Musica e Cinema di Roma. Fatto tesoro dell’esperienza maturata al concorso dello scorso anno (dove si erano classificati tra i primi cinque), approfondito lo studio dello strumento e della musica d’insieme, superata la timidezza iniziale, i nostri ragazzi ieri hanno sbaragliato i pur bravissimi concorrenti provenienti da scuole di tutta Italia, guadagnando 100 voti su 100 e il primo premio assoluto. Un risultato che ci rende tutti orgogliosi ma che non sarebbe stato possibile senza il sostegno dei genitori, delle istituzioni e di tanti altri che hanno creduto in questi ragazzi e hanno dato loro la possibilità di vivere un’emozionante e nondimeno formativa esperienza. E in questo generale impegno, un ruolo particolare hanno avuto i docenti di musica (Valentina Trincas, Barbara Sarigu, Monica Melis e Cristian Carboni) che li hanno preparati con competenza e passione, l’Amministrazione comunale e lo sponsor privato che hanno contribuito a finanziare le spese del viaggio. Sono segnali importanti di protezione e fiducia da parte degli adulti verso i giovani che, nel momento in cui dalle cronache di queste ore provengono ben diversi e inquietanti messaggi, acquistano un valore ancora più forte. (S. M.)
Fiabe sarde a Casa Ofelia
Monumenti aperti 2012 sarà per i sestesi l’occasione per riappropriarsi di uno spazio pubblico dal forte valore identitario. Dopo circa quattro anni di lavori iniziati, bloccati, rinviati e quindi faticosamente portati avanti, Casa Ofelia riapre finalmente il suo ampio portale alla cittadinanza. Nel vasto cortile, sullo sfondo degli archi del loggiato, si svolgeranno diverse iniziative. Ci piace segnalare qui la lettura ad alta voce di fiabe sarde, curata dalla Biblioteca comunale, che si svolgerà domenica 20 maggio alle ore 17.30. Per i bambini sarà un’esperienza divertente e stimolante, per gli adulti un’occasione per rivivere, sul filo della memoria, il piacere di quei momenti di intimità e complicità assaporati durante l’infanzia quando il nonno, un genitore o semplicemente una persona cara raccontavano, leggevano e rileggevano per loro una storia. A quei ricordi, come dice Daniel Pennac nel suo celebre “Come un romanzo”, è spesso legato l’amore per la lettura capace di accompagnarci e confortarci per tutta la vita.
Sandra Mereu
Moumenti aperti a Sestu
Si ripete anche quest’anno la manifestazione “Monumenti Aperti”.
La prima edizione si svolse nel non troppo lontano 1997 e ancora si ricorda l’entusiasmo della popolazione nel rispondere alla sfida lanciata dall’Associazione Ipogeo, da un’idea di Vito Biolchini. Si voleva allora tentare una strada che per la città di Napoli aveva costituito nuova linfa per il recupero urbano, un esempio da sperimentare anche in una Cagliari che poco o nulla rendeva fruibile il suo patrimonio storico meno noto.
Nel corso degli anni l’esempio del capoluogo ha innescato un circuito virtuoso di idee e desiderio di partecipazione, grazie al quale diversi centri dell’Isola hanno deciso di proporre la manifestazione.
Sestu aderisce a Monumenti aperti dall’edizione 2007, mettendo a disposizione della popolazione i suoi gioielli di architettura, tradizione e ambiente e tracciando in modo netto il solco di una politica culturale su cui più recentemente si sono inserite altre iniziative di segno analogo (si vedano, ad esempio, le diverse pedalate ecologiche patrocinate dall’Amministrazione comunale) che contribuiscono con sempre maggior convinzione e partecipazione della cittadinanza a far conoscere e approfondire diversi siti dislocati sul territorio. Nelle giornate di sabato 19 e domenica 20 maggio, istituzioni, associazioni e volontari condivideranno con la cittadinanza storia e aneddoti utili ad accrescere la consapevolaezza della nostra identità, a prescindere dalle competenze e conoscenze di partenza dei partecipanti.
“Ogni politica di sviluppo ha bisogno di cittadini consapevoli e Monumenti Aperti lavora in questo senso.” (cit. V. Biolchini)
Buona cultura a tutti!
Anna Pistuddi
La locandina:
MONUMENTI APERTI_SESTU 2012
Gatti che attraversano la strada
quando nessuno li vede
e il buio parla in lingue misteriose
e i cantieri dormono al riparo
dello loro tiepide impalcature
come vascelli carichi di fantasmi? -
dove vanno i gatti la notte,
svelti e indaffarati
uomini d’affari delle tenebre,
temerari domantori di automobili
innamorati di fatali anabbaglianti?
“Gatti che attraversano la strada”. E’ la prima raccolta di poesie di Giuseppe Mereu. In tutto 67 poesie – molte brevi, qualcuna più lunga – che raccontano, in modo ironico e surreale, la vita in una qualsiasi città dei giorni nostri.
Poeta e giornalista, Giuseppe Mereu nasce a Cagliari il 16 maggio del 1977. Pubblica le sue poesie sul suo blog e le esegue dal vivo nei locali della sua città, partecipando ai progetti di letture pubbliche “Poesia Mobile” e “Slam! Cagliari”.
“Gatti che vanno in giro”. Da qualche mese è partito il tour di presentazioni delle poesie che compongono la raccolta, con tappa a Sestu al Circolo Samsa di via Gramsci, venerdì 18 maggio alle ore 21. Il reading sarà accompagnato in sottofondo dalla musica del duo acustico dei Reservoir Dogs, con Luca Soro (ex Zero/Megaron) alla chitarra e Angelo Argiolas (E.N.D., Alessio Longoni, e già chitarra di Nox e Megaron di Sestu) al basso.
Siete tutti invitati a partecipare!
Angelo Argiolas
Incontro con la scrittrice Maria Giacobbe
Lunedì 14 maggio alle ore 19, nel Teatro comunale di Elmas, Mariangela Sedda presenterà l’ultimo libro di MARIA GIACOBBE, Euridice (Il Maestrale 2011). Un’occasione da non perdere in cui si parlerà dei libri e dell’esperienza culturale di una delle più importanti scrittrici sarde contemporanee, autrice del celebre Diario di una maestrina. Maria Giacobbe risiede da molti anni in Danimarca e lì ha continuato la sua attività di scrittura narrativa, saggistica e giornalistica in diverse lingue europee. Ha inoltre studiato e approfondito la conoscenza della letteratura del suo Paese d’adozione, curando un’apprezzata antologia bilingue, Poesia moderna danese/Moderne dansk poesi, senza trascurare la produzione in lingua italiana né dimenticare le sue radici. In Italia ha pubblicato: Il Mare; Maschere e angeli nudi; Scenari d’esilio; Gli arcipelaghi (da cui è tratto l’omonimo film del regista Giovanni Columbu); Le radici; Pòju Luàdu e Chiamalo pure amore.
L’iniziativa rientra nel ciclo “Incontri con gli autori” curato da EquiLibri, circolo dei lettori e presidio del libro di Elmas, e si avvale della collaborazione della Biblioteca comunale e del sostegno del comune di Elmas.
Locandina incontro con M. Giacobbe_14 maggio 2012
Se la memoria finisce nello sgabuzzino
Non ci poteva essere immagine più eloquente di un archivio buttato in uno sgabuzzino umido e polveroso (da Sardegna quotidiano di oggi, mercoledì 9 maggio 2012) per rappresentare la volontà di sopraffazione di un gruppo sui propri avversari. Chi aspira a dominare sugli altri infatti prima tenta di impossessarsi dei loro beni, poi di cancellarne la memoria del passato. (S. M.)

I comunisti di Sestu costruiscono la sezione di via Gramsci (anni ’50) – Archivio fotografico di Giuseppe Podda
Nella conferenza stampa convocata ieri per portare all’attenzione dei media la versione dei fatti dell’Associazione “Sestu per Enrico Berlinguer”, che dal 21 aprile scorso gestisce la sede ex DS di via Gramsci, dopo la pubblicazione su alcuni quotidiani regionali di diversi articoli che la accusavano di aver sbattuto fuori il circolo del PD (ospite da alcuni anni negli spazi del primo piano), è stata ribadita l’intenzione di garantire un utilizzo pluralistico e non esclusivo dei locali. Questo ci sembra infatti il modo più corretto per rispettare lo spirito di condivisione dei comunisti che oltre mezzo secolo fa hanno costruito la loro sezione, dedicando volontariamente tempo e lavoro, perché tutti si sentissero allo stesso modo proprietari. Oggi per noi rispettare quello spirito comunitario significa innanzitutto impedire che qualcuno si proclami arbitrariamente proprietario di questa sede estromettendo gli altri e facendo in modo che diventi una casa da mettere a disposizione di tutte le associazioni e formazioni politiche che a Sestu si riconoscono nei valori della sinistra. PD compreso, dunque. Per questo, come rappresentanti del Partito Democratico di Sestu all’interno dell’associazione, respingiamo e rifiutiamo le critiche che ci vengono mosse dalla segretaria del circolo. Non appartengono infatti alla nostra mentalità (e nemmeno a quella degli altri esponenti del PD di Sestu) certe logiche prevaricatorie per le quali perseguire gli interessi del proprio partito significa non guardare in faccia nessuno, calpestando senza ritegno le ragioni e i diritti degli altri. In questo specifico caso, appoggiando acriticamente le manovre di chi intende appropriarsi di un patrimonio immobiliare che con tutta evidenza non appartiene al Partito Democratico. Per come stanno le cose oggi e per come si è stabilito a livello nazionale all’atto della nascita del PD, il patrimonio dei DS non è entrato nella proprietà del nuovo partito, che come è risaputo è nato senza debiti e senza patrimonio.
Se qualcuno vuole mettere in discussione questa scelta lo faccia pure ma se ne assuma la responsabilità senza cercare pretesti. In questo caso pur di affermare la propria volontà si è arrivati a sostenere che il patrimonio degli ex DS viene usato per condizionare l’azione degli avversari politici e peggio ancora si incolpano i propri compagni di partito di aver commesso azioni illegittime (come il sequestro di beni). Tutto questo è falso e davvero indegno, soprattutto per chi si candida a ricoprire ruoli pubblici e di responsabilità. Sconcerta peraltro la spudoratezza con cui, per avvalorare il castello accusatorio, sono state divulgate ad arte fotografie accompagnate da arbitrarie, soggettive e incoerenti interpretazioni dei fatti. Se si può considerare scandaloso che alcune attrezzature metalliche vengano momentaneamente e con cura riposte nel disimpegno dell’ingresso per liberare la sala delle riunioni al fine di permettere lo svolgimento di un’assemblea, come giudicare allora la vista e le immagini dei documenti dell’archivio PCI-PDS-DS accatastati alla rinfusa in uno sgabuzzino umido e polveroso, esposti all’inevitabile degrado? Inutile dire che dentro quello sgabuzzino ci sono finiti, senza preventiva autorizzazione da parte dei proprietari, ad opera della segreteria del circolo del PD per fare spazio alle proprie iniziative. Quelle si, sacre e degne di rispetto.
Enrico Bullita (ex sindaco PCI, iscritto PD)
Roberto Bullita (assessore comunale, componente direttivo PD)
Pierpaolo Meloni (consigliere comunale, componente direttivo PD)
Alberto Manunza (componente direttivo PD)
Fine settimana con i gusti di Marmilla
Sabato 12 e domenica 13 , in Marmilla , il consorzio Due Giare inaugura due giornate all’insegna della cultura del cibo. La manifestazione intitolata “Gusti di Marmilla” è alla sua prima edizione e si svolgerà nei due piccoli centri di Senis e Curcuris, in un territorio tutto da scoprire e assaporare.
Il Programma
Sabato 12 sarà il comune di Senis a dare il via all’evento. In questo centro, a partire dalle 16, nella Casa Baronale si terrà un seminario dedicato alla “Tutela dei prodotti fra tradizione e innovazione”. Dopo i saluti del sindaco Salvatore Soi e del presidente del Consorzio Due Giare Lino Zedda, si potranno seguire le relazioni di Giovanni Antonio Farris e Francesco Nuvoli, docenti della Facoltà di agraria dell’Università di Sassari; le testimonianze dell’Associazione Italiana Cuochi di Oristano sull’utilizzo contemporaneo di prodotti della tradizione; gli interventi di Luca Saba, presidente della Coldiretti Sardegna e di Gianni Ibba, dirigente dell’Agenzia Laore Sardegna. E dopo tanto sapere il momento del sapore: al termine del seminario è prevista una degustazione a base dei prodotti tradizionali.
Domenica 13 maggio, la manifestazione si trasferisce a Curcuris, che con i suoi 314 abitanti diventerà per un’intera giornata il teatro di degustazioni e laboratori di cucina. Nel piccolo centro ai piedi del Monte Arci, le vie caratterizzate dalla presenza delle tipiche case in pietra dell’Alta Marmilla accoglieranno – a partire dalle 9.30 – stand espositivi e angoli per la degustazione. Oltre a soddisfare il palato, il percorso gastronomico offrirà ai visitatori l’opportunità di conoscere i prodotti di antichissime tradizioni e quelli più innovativi che da esse prendono spunto. Per i più curiosi (sempre dalle 9.30 in poi) c’è la possibilità di partecipare ai Laboratori del Gusto diretti dagli chef dell’Associazione Nazionale Cuochi della Provincia di Oristano. In “Gusti di Marmilla” c’è spazio anche per i più piccoli con “Giocare con il cibo”: un laboratorio di letture, disegni e attività di animazione dove il tema dell’alimentazione sarà affrontato in maniera ricreativa e divertente, per fare conoscere ai bambini i prodotti e le ricchezze della Marmilla. Alle 18.30 arriva il gran finale con il Festival del Gusto, dedicato alla promozione e valorizzazione degli 8 prodotti individuati dal progetto: Pani ‘e saba, Olio extravergine di oliva, Mandorle, Lumache, Grano duro Senatore Cappelli, Coccoi a pitzus, Cipolla Rossa, Pibadra. Gusti di Marmilla sarà una gustosa occasione per trascorrere una domenica diversa, all’insegna dei saperi e sapori di una terra ricca di tradizioni.
Federica Zedda
Presentazione del libro “La colpa. Come e perchè siamo arrivati alla notte della Repubblica”, di N. Tranfaglia
Mercoledì 9 maggio 2012, a Cagliari nella sala Cosseddu di Via Trentino, alle ore 18:30, per iniziativa dell’”Associazione Antonio Gramsci” di Cagliari sarà presentato il libro di Nicola Tranfaglia “La Colpa. Come e perchè siamo arrivati alla notte della Repubblica”. Sarà l’occasione per discutere, in presenza dell’autore, della storia nera dell’Italia dal 1943 a oggi: mafia, Servizi segreti, nuovi e vecchi fascismi negli equilibri passivi del Paese; premesse e conseguenze della strategia della tensione. Coordinano Vindice Lecis (giornalista e scrittore), Walter Falgio (giornalista). Siete tutti invitati a partecipare. (Gianni Fresu)
Il libro
In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell’establishment economico – spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti – abbiano condizionato l’alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. A questa colpa indelebile ha fatto da contraltare l’incapacità dei cittadini e, con qualche eccezione, degli intellettuali di pensare e realizzare alternative riformatrici o rivoluzionarie che modificassero lo status quo. Fare i conti con questo «peccato originale» è oggi cruciale per capire in che modo gli arcana imperii dell’ultimo settantennio della nostra storia abbiano allargato la spaccatura tra società civile e politica, introducendo metodi mafiosi nella vita pubblica e minando, in maniera sempre più preoccupante, il dettato costituzionale che pure dovrebbe essere alla base della nostra convivenza civile e impedire che la nostra Repubblica sprofondi in una notte senza fine.
L’autore
Nicola Tranfaglia è stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Dal 3 dicembre 2007 è professore emerito di Storia dell’Europa e del Giornalismo nell’Università di Torino.
Sestu, comune de-equitalizzato
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato con cui ufficialmente il sindaco di Sestu, Aldo Pili, in questi giorni sta informando la popolazione sulle scelte fatte per il bilancio comunale. “Quello approvato dal comune di Sestu non è un bilancio di centro-destra” ha tenuto a sottolineare, prendendone le distanze, il consigliere dell’opposizione Massimiliano Bullita (PDL) nell’ultima seduta del consiglio comunale. In questo documento il sindaco spiega perché il bilancio 2012 garantisce equità e giustizia sociale e annuncia nel contempo che “per non caricare di ulteriori spese i cittadini e conseguire economie di bilancio” il comune di Sestu, come già altri comuni d’Italia, ha deciso di togliere a Equitalia la riscossione dei tributi comunali. (S. M.)
Bilancio 2012: equità e giustizia sociale
Sestu è tra i pochi comuni in Italia al di sopra dei 15.000 abitanti ad aver approvato il bilancio per l’anno 2012.
L’approvazione del bilancio da parte dell’Amministrazione Comunale rappresenta un vantaggio per la comunità in quanto consente di gestire con efficacia tutti i servizi destinati ai cittadini e di avviare in breve tempo le opere pubbliche necessarie per migliorare la qualità della vita e la funzionalità del nostro sistema.
Malgrado la diminuzione delle entrate nazionali e regionali, l’Amministrazione ha ridotto in maniera consistente il carico fiscale imposto ai comuni dal governo centrale e ha mantenuto le agevolazioni a favore delle fasce sociali più deboli sul pagamento della TARSU (tassa rifiuti solidi urbani), che risulta tra le più basse in assoluto.
Sestu è uno dei Comuni italiani che fa pagare meno tributi ai suoi cittadini.
L’addizionale IRPEF prevede l’esenzione per i redditi fino a 10.000 €, a protezione delle fasce sociali più deboli. Per i redditi superiori, è stata prevista l’applicazione progressiva del 2, 3, 4, 5 e 6 per mille secondo gli scaglioni di calcolo IRPEF: la maggior parte dei comuni applica aliquote più alte.
L’IMU (ex ICI) per la prima casa è stata ridotta al 2 per mille. Ciò consentirà l’esclusione dal pagamento del tributo della quasi totalità dei proprietari. L’Amministrazione Comunale di Sestu, con questa decisione, ha già dato una risposta positiva alla richiesta posta in campo nazionale dalle forze politiche e sociali.
E’ stata, inoltre, ridotta l’IMU rispetto alle aliquote previste dalla legge per le case invendute e non affittate, considerata la grave crisi del settore edilizio, e per le aree edificabili, per le quali in modo particolare esistono difficoltà e impedimenti oggettivi ad avviare lottizzazioni. Gli altri comuni, invece, stanno procedendo all’aumento di tali aliquote.
Per quanto riguarda la TARSU, è prevista l’esenzione totale per le famiglie che non superano certi limiti di reddito, la riduzione della tassa per gli utenti che hanno superato il 65° e il 75° anno di età a seconda del reddito e una ulteriore riduzione per le famiglie con almeno quattro figli a carico. Le relative domande dovranno essere presentate entro il 31 maggio prossimo.
Pertanto, nonostante le riduzioni di risorse come già accennato, grazie anche ad un’attenta politica di contenimento delle spese non indispensabili, verranno mantenute inalterate le prestazioni dei servizi sociali a favore delle categorie più svantaggiate per salute e condizione economica, così come verranno riconfermati e incrementati tutti i servizi di manutenzione generale, ambientale, scolastici e di investimenti.
Inoltre, in sintonia con i temi dibattuti in campo nazionale, per non caricare di ulteriori spese i cittadini e conseguire economie di bilancio, è stata avviata la procedura per togliere ad Equitalia la riscossione dei tributi comunali già nel corso dell’anno corrente. Infine, stiamo predisponendo i programmi per gestire con criteri di massima economicità l’intero patrimonio comunale.
(4 Maggio 2012)
Il Sindaco
Dr Aldo Pili
La città che non muore – Mostra d’immagini dall’Archivio fotografico di Giuseppe Podda (1930-2007)
Dal 30 aprile e sino al 6 maggio, nello spazio SEARCH del Municipio di Cagliari in via Roma, è possibile visitare una mostra fotografica in ricordo di Giuseppe Podda, il giornalista e critico cinematografico morto cinque anni fa. Profondo conoscitore della popolarità cagliaritana, Giuseppe Podda scrisse inoltre “Piccola città, Uomini e storie di Cagliari e dintorni” di cui l’Aipsa ha curato una nuova edizione che è stata presentata proprio in occasione dell’inaugurazione della mostra. Una storia corale de is bascius, gli strati piccolo borghesi, proletari e sottoproletari della città, sullo sfondo degli eventi che dagli inizi del secolo, attraverso il fascismo, portarono alla seconda guerra mondiale. Ritratti di personaggi veri, autentici, di eroi popolari impegnati nella difficile lotta quotidiana per la sopravvivenza, animati da desiderio di riscatto sociale e nel contempo da un disperato bisogno di divertirsi, di prendere tutto e subito il bello di una vita sicuramente difficile. “Piccola città” è quasi un’epopea popolare di verghiana memoria, ma mai narrata con impersonalità e distacco. Perché – come ci spiega di seguito Gianni Fresu, storico dell’Università di Cagliari e curatore della mostra - Giuseppe Podda aderiva emotivamente ai suoi personaggi, a quelli che tratteggiava nelle sue storie così come a quelli che immortalava nelle sue immagini, condividendone nel profondo sogni e speranze. (S. M.)
A cinque anni dalla scomparsa di Giuseppe Podda, la mostra “La città che non muore” costituisce la prima esposizione pubblica di parte del suo ricchissimo patrimonio fotografico riguardante aspetti di vita sociale, politica e culturale dell’isola e che, a partire dall’immediato dopoguerra, copre un arco temporale di mezzo secolo.
Il fondo “Giuseppe Podda” si compone di foto, documenti, manoscritti, lettere, giornali e riviste, materiali audio-visivi che spaziano dai grandi temi della politica al teatro, dalle grandi vertenze sociali legate alla storia del movimento dei lavoratori alla musica e al cinema. Uno spaccato di società sarda di grande interesse storico e iconografico per il quale sarà avviato un lavoro di catalogazione e valorizzazione in grado di salvaguardarlo e favorirne la fruizione pubblica. La gran parte delle foto raccolte sono da lui realizzate, tuttavia, non essendosi ancora provveduto a una catalogazione scientifica, non è stato possibile distinguere con certezza le “sue” dalle altre foto da lui raccolte e archiviate. Questa mostra risente ovviamente di tale limite e di ciò ci scusiamo preventivamente con i visitatori, rinviando a un prossimo futuro un più accurato lavoro di presentazione, accompagnato da note e didascalie appropriate.
Giuseppe Podda, nella professione giornalistica come nell’impegno politico, amava integrare riflessioni e testimonianze scritte con corredi d’immagini da lui catturate. Quanti l’hanno conosciuto negli anni della sua attività lo ricordano ancora con l’immancabile macchina fotografica, intento a immortalare con medesimo interesse personalità di spicco, lotte sociali grandi manifestazioni, eventi, strade, mestieri e volti della città che tanto ha amato. Negli ultimi anni della sua vita nel vastissimo e dettagliatissimo archivio dei suoi ricordi, c’era posto non solo per i grandi nomi, quelli su cui si scrive la storia, ma anche e soprattutto per le persone più semplici (dal pescatore, all’operaia della Manifattura tabacchi, dal portuale al minatore, dal muratore al ferroviere), quelli che la storia la fanno quotidianamente, senza aspettarsi commenti e biografie. Un posto speciale era riservato ai militanti, ai compagni di lotte, uomini e donne capaci di impegnare le ferie per fare la festa e diffondere l’Unità, lavoratori tanto appassionati da utilizzare parte della sudatissima liquidazione per contribuire a costruire la Sezione o acquistare il ciclostile. Quando, nell’anonimato, uno di loro veniva a mancare Podda scovava subito dalle sue cartelle foto e aneddoti a testimonianza del loro impegno. Ne parlava con passione, con la stessa dignità che in genere si tributa a un alto dirigente o intellettuale e il più delle volte si stupiva, fino ad arrabbiarsi e chiudere bruscamente una discussione, quando scorgeva nell’interlocutore di turno atteggiamenti di sufficienza o disinteresse. Questa mostra, realizzata attraverso una selezione inevitabilmente arbitraria, intende essere un piccolo spaccato del mondo da lui vissuto, commentato e ricordato.
Antonio Gramsci, figura centrale nella formazione umana e intellettuale di Giuseppe Podda, nelle note dei Quaderni del carcere esortava a cogliere il valore inestimabile di ogni traccia di iniziativa autonoma da parte dei gruppi subalterni: “la storia dei gruppi sociali subalterni è necessariamente disgregata ed episodica, nella loro attività c’è la tendenza sia pure su piani provvisori all’unificazione, ma tale tendenza è continuamente spezzata dall’iniziativa dei gruppi dominanti”. Proprio perché episodica e disgregata, questa storia lascia poche tracce di sé ed è molto più difficile da rinvenire rispetto a quella delle classi dirigenti. L’errore dell’intellettuale tradizionale per Gramsci consiste nella convinzione che si possa “sapere” senza sentire ed essere “appassionato”, cioè credere che l’intellettuale possa essere tale rimanendo distinto e staccato dal “popolo-nazione”, cioè senza sentire e comprendere le sue passioni elementari. L’”intellettuale puro”, scriveva Gramsci, si accosta al popolo per “teorizzare” i suoi sentimenti non per comprenderli o porsi all’unisono con essi, l’intellettuale puro si china verso il popolo solo per costruire schemi scientifici, si rapporta al popolo come l’entomologo osserva un modo di insetti.
Ecco, Giuseppe Podda non è stato un intellettuale puro, ha sempre preferito “sapere” e “sentire”, porsi all’unisono, in rapporto simpatetico, con un universo popolare dolosamente marginalizzato nella vita cittadina. Spostati come un pacco postale da un quartiere all’altro, per assecondare le “scelte strategiche di sviluppo urbanistico”, “i personaggi dolenti della Cagliari ’marginale’ palpitano di un’umanità straordinaria”. Essi portano in dote, di generazione in generazione, un patrimonio storico e culturale di cui raramente hanno consapevolezza, e di cui pertanto evitano di fare sfoggio, ma in definitiva restano l’elemento permanente di una città che non muore:
“La Cagliari di un tempo, con le sue donne energicamente protese a tirar su unu carrasciu de fillusu, oggi ci appare molto lontana, ma se volgiamo lo sguardo verso le desolate periferie, sotto sotto sembra, per certi versi, continuare ancora” (Piccola città).
Gianni Fresu
Costruzione della sezione – Sestu (anni ’50)
Dall’archivio fotografico di Giuseppe Podda la foto che ritrae i comunisti di Sestu mentre costruiscono la sezione di via Gramsci.
Il Coyote di Mesita
Voglio raccontare una storia. Questa storia parla di un ragazzo, James Cooley, venuto alla luce 24 anni or sono nella strabiliante Denver, capitale dello Stato del Colorado.Qui il piccolo James, dall’età di 7 anni inizia a trafficare con una chitarra. Non pensate a scuole, lezioni private, corsi specialistici o a magnanimi guru della musica in vena di fare proselitismo. Niente di tutto questo. James prende e parte da solo. Accompagnato da incontenibile passione e da altrettanta forza di volontà impara a suonare la chitarra, ad orecchio. Sì, avete capito bene. Magari a chi ha dimestichezza con gli strumenti musicali il mio entusiasmo sembrerà esagerato, però per me che non sono mai diventata musicista è difficile anche solo immaginare cosa voglia dire imparare a suonare uno strumento, come la chitarra, senza l’aiuto della musica scritta.
Ma non è finita, perché James, sotto il nome di Mesita, è un artista che crea, registra, distribuisce e promuove con entusiasmo la propria musica da solo, in più trova anche il tempo per rispondere ad una seccante e curiosa mail proveniente dall’altra parte del mondo, inviatagli da una tizia strana che nonostante studi l’inglese da anni, per elaborare una lettera seria e non troppo invadente decide, probabilmente per rasserenarsi, di affidare le sue parole a quel traduttore geniale, a volte incompreso, di google. Di nuovo Mesita, è meglio.
Nella mail di cui sopra racconta cosa stimola la sua fantasia e continua ad influenzare i suoi sogni mentre esercita con tanta maestria la sua arte. Lui compone pensando alla natura, al paesaggio sconfinato che lo circonda e ascoltando Indie rock a tutto gas. Cito a riguardo: The Walkman (molto interessante The Rat), Destroyer e gli estrosi e prolifici Deerhoof. Ma, ed è questo lo ammetto, che ha scatenato in me spudorata curiosità, le sue note hanno iniziato a volare anche grazie anche a Zelda e Megaman NES. Devo dire che scoprire un musicista così talentuoso ed eclettico cogliere da passioni giovanili, come i videogiochi, sfumature tali da spingerlo ad annoverarle tra le fonti di ispirazione che l’hanno aiutano a trasformare in musica ciò che sente, l’ho trovato straordinariamente intimo e vero.
The Coyote (2012) è un invito. Un invito informale ad un cena tra amici, dove ognuno parla di quello che ama di più, di qualunque cosa si tratti. E la cosa più bella di questa intimità che spontaneamente si crea è la consapevolezza di potersi godere senza fretta né rimorsi tutto l’agio e la serenità scaturiti da questo concerto di eccellenti vibrazioni. L’album è sorprendente, diverso in ogni pezzo, facile da ascoltare e veramente difficile da dimenticare. La voce di James a tratti guida sicura ed impetuosa le note, ad altri ci plana sopra prendendole per mano. The Coyotes e Out For Blood: ritmo che abbraccia energia.
Spero di poter tornare a scrivere di Mesita, magari in occasione di uno dei prossimi album che gli auguro di scrivere, o di qualche riconoscimento importante che riceverà per la sua musica, o ancora per celebrare uno stratosferico concerto tenuto qui in Italia, in ogni caso non dubito che tra fitti boschi di abeti, accompagnato da virtuali principesse e protetto da robot umanoidi, riuscirà a fare tanta strada.
Clara Cuccu
La sede ritrovata
Pur trattandosi di una faccenda di interesse privato che tutt’al più riguarda una parte dei cittadini che in passato hanno militato nello storico PCI e nei partiti suoi diretti eredi (non dunque il PD che è giuridicamente un partito nuovo nato “senza debiti e senza patrimonio”), da un po’ di tempo a questa parte sulle sorti della sede di via Gramsci si stanno ripetutamente accendendo i riflettori dei media. Neanche fosse un affare di Stato, negli ultimi dieci giorni sono comparsi ben tre articoli in proposito sull’Unione Sarda. Stante l’abbondante circolazione di notizie, ormai non sfugge a nessuno che le parti in causa sono rappresentate da un lato dal ristretto gruppo dei componenti la segreteria del PD (sono infatti parecchi i dirigenti e gli iscritti del PD che pur non avendo mai fatto parte dei DS non hanno condiviso né il merito né il metodo della rivendicazione immobiliare della segreteria), dall’altro dai componenti dell’ultimo direttivo DS. Nel confronto tra le parti, particolarmente aggressiva è stata la battaglia portata avanti dalla segreteria del PD. Elio Farris in una chiacchierata di cui abbiamo riferito in questo blog, ci ha raccontato come in seguito alla concessione gratuita e assolutamente non dovuta del locale del primo piano da parte dell’ultimo direttivo DS all’attuale segretaria del PD, i veri proprietari dell’immobile sono stati dapprima totalmente esclusi dall’utilizzo di quei locali, poi estromessi attraverso la sostituzione non autorizzata della serratura, e successivamente accusati di volerla scassinare e con questa motivazione (rivelatasi infondata) sono state anche allarmate le forze dell’ordine e prontamente informati i giornalisti.
A supportare teoricamente questa serie di decise azioni concrete, alcune curiose argomentazioni, tra le quali quella con cui si pretendeva di far prevalere le statistiche nazionali relative alla nascita del PD su quelle locali, o quelle che indicavano come modello da seguire anche a Sestu i casi di alcune sedi ex Ds passate nella piena disponibilità del PD, senza però spiegarne le ragioni sottese. E infine l’argomento prìncipe (ma forse sarebbe meglio chiamarlo dogma rivelato dall’alto) secondo cui nessuno “meglio del PD può rappresentare la continuità nel rispetto di tutti”. Questi e altri argomenti sostenuti dalla segreteria locale del PD, non devono essere apparsi molto solidi, soprattutto non devono aver trovato granché riscontro nel Diritto perché, alla fine, la Fondazione Berlinguer di Cagliari, organismo autonomo e indipendente dai partiti, legale proprietaria dell’immobile, ha deciso di affidare la sede di via Gramsci a un’associazione locale di recente formazione, costituita da persone che hanno fatto parte dell’ultimo direttivo DS, nel solco di una procedura utilizzata per tutte le sezioni territoriali del PCI-PDS-DS donate alla fondazione. Tutto è stato fatto nel rispetto della legalità. I nomi dei responsabili sono noti (sono stati infatti tempestivamente pubblicati domenica scorsa, 22 aprile, sull’Unione Sarda) e non c’è motivo per credere che gli altri componenti dell’associazione vogliano nascondere di farne parte. Queste persone infatti, contrariamente ad altre che pretendono di indicarle al pubblico ludibrio, sono consapevoli di non rappresentare la verità assoluta, sufficientemente mature per sapere che non basta credere di essere nel giusto per esserlo davvero e, infine, sono democratiche quanto basta per ritenere che tanti possono fare meglio di uno. Per tutti questi motivi non dubitiamo che si impegneranno a garantire un utilizzo pluralistico e non esclusivo della sede a favore di tutte le associazioni e formazioni politiche che a vario titolo si riconoscono nella tradizione della sinistra sestese. PD compreso, compatibilmente con le esigenze degli altri soggetti interessati.
Sandra Mereu
Data da difendere e non dimenticare: 25 Aprile
Rare, tremolanti e vive memorie storiche di partigiani per le vie della città; solo quattro fasce tricolori però, tra le quali brillava, per la prima volta, quella del sindaco di Cagliari; energie preziose e contagiose assieme a prove di resistenza da parte di tanti ragazzi e ragazze, in particolare del coordinamento antifascista cagliaritano, meno disposti di tutti a subire l’onta delle contemporanee e autorizzate manifestazioni neofasciste. Scelta incomprensibile e vergognosa. La testimonianza di questa vergogna si è potuta cogliere per intero quando, lasciando la città dopo la manifestazione, è apparsa sulle scalette di Bonaria una parata allucinante con circa trentacinque-quaranta persone inneggianti al fascismo e alla repubblica di Salò con tanto di vessilli. Le stesse che al pomeriggio sono state autorizzate a manifestare davanti al parco delle Rimembranze di fronte a piazza Gramsci. Un oltraggio al senso del 25 aprile che non può non portare a chiedersi come sia possibile che le istituzioni nate dalle lotte partigiane e di liberazione nazionale possano permettere ciò.Volevamo un’Italia migliore
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
(Salvatore Quasimodo)
Di fronte alla barbarie e alla violenza della guerra, le cetre dei poeti oscillano lievi e tristi, mute e impotenti. Non è tempo di poesia quello che i condannati a morte della Resistenza raccontano ai loro cari, attraverso le proprie lettere, in quei seicento giorni che vanno dall’8 settembre del ’43 al 25 aprile del ’45. É tempo invece di azione, come scrisse Franco Antonicelli nella prefazione alle “Lettere dei condannati a morte della Resistenza Italiana, 8 settembre 1943-25 aprile 1945” a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, Einaudi (ultima ristampa con introduzione di Gustavo Zagrebelsky, 2005) “sono azioni che ne aprono altre, che si trasferiscono dai morenti ai superstiti, con la loro eccezionale elevatezza morale, con il loro complesso significato politico e storico, col peso stesso, grave, delle sofferenze umane.” Quelle lettere sono scritte da persone di diversa età, uomini e donne di diverso orientamento politico, lavoratori, studenti, operai, intellettuali, casalinghe, chiamati ad una scelta in un momento tra i più drammatici della storia d’Italia. Sono lettere rivolte a genitori, fratelli, sorelle, fidanzate, amici, scritte da chi sapeva della propria condanna a morte. Una volta che esse da private sono diventate pubbliche, hanno acquisito la forza della testimonianza, e dunque sono rivolte a noi, facendoci superare il ritegno e il pudore che ci ponevano domande quali “perché entrare nei loro affetti? Con quale diritto si rendono pubblici i loro sentimenti?” Le lettere, pur nei diversi accenti, e oltre la commozione, ci parlano di libertà, giustizia, uguaglianza, democrazia, fratellanza, amore, beni insopprimibili per i quali si può rischiare tutto, anche la vita; da esse trapela un ansia per un’Italia migliore, che si manifesta sia in quelli che erano animati da forte tempra morale e ideologica, sia in quelli meno preparati politicamente. I valori a cui si richiamano sono alla base della Repubblica e della Costituzione, e, opportunamente richiamati, sono più che mai attuali in un Italia dalla fragile memoria e in stato di profonda crisi morale.
(Da Frammenti dalle lettere di condannati a morte della Resistenza a cura di Tonino Sitzia di EquiLibri )
Pedalata ecologica per la Festa della Liberazione
Domani, 25 aprile Festa della Liberazione, è in programma una gita in bici con meta la Chiesa di Santa Lucia nell’agro di Monastir. Si prevede una sosta per il pranzo in compagnia, tra giochi ed escursioni nei dintorni del sito. L’appuntamento è fissato per le 10,30 in piazza Salvo D’Acquisto (piazzale antistante il Municipio). E’ necessario munirsi di bici propria, ma per agevolare la scampagnata e la permanenza nel sito per il pic-nic sarà messo a disposizione un furgone in cui caricare borse, zaini e viveri.
Non Mancate!
Casa Natale Gramsci per il 75° anniversario
L’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci di Ales in ocasione del 75° anniversario della morte dell’intellettuale fondatore del partito comunista italiano ha organizzato una serie di iniziative culturali (conferenze, mostre, film e dibattiti) che si svolgeranno ad Ales questo fine settimana, da venerdì 27 a domenica 29. Tra le tante manifestazioni in programma segnaliamo in particolare l’appuntamento di domenica 27 aprile, alle ore 18, dedicato alla presentazione del libro “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” di Christian Caliandro e Pier Luigi Sacco. La presentazione sarà curata da Alessandra Pigliaru in presenza di uno degli autori, Christian Caliandro. Si tratta di un libro che sta molto a cuore al nostro blog, che non a caso conserva nel nome il richiamo al titolo. Ne condividiamo infatti la tesi di fondo che rifiuta la concezione dei beni culturali intesi come petrolio della nazione, da cui discende la perversa idea per cui il patrimonio culturale non merita di essere conservato per il suo valore etico ed estetico ma per la sua convenienza economica. Per gli autori di questo illuminante saggio invece i beni culturali sono un bene comune e “la cultura, in realtà, non potrebbe essere dal punto di vista economico, più diversa dal petrolio. Richiede investimenti consistenti e rischiosi, ha un enorme valore intrinseco, e produce economie soltanto se è inserita in un contesto sociale caratterizzato da alti livelli di sviluppo umano e da una elevata propensione alla partecipazione dell’intera società civile. La cultura ha bisogno vitale di infrastrutture intangibili: la dimensione dello spazio mentale delle persone […]. La cultura ha bisogno di una società che pensa e che ama pensare. […] i beni culturali non producono quindi valore economico se non si creano le condizioni opportune per la loro fruibilità.” (pg. 98).
Il dettaglio del programma può essere letto cliccando nell’immagine della locandina.
S. M.
Il discorso mancato della capogruppo del PD Giovanna Podda
Se il consigliere Elio Farris ha potuto solo avviare il suo discorso, Giovanna Podda, la capogruppo del PD, ha dovuto proprio rinunciare a pronunciarlo. Il suo contributo al dibattito consiliare non figurerà pertanto nel verbale ufficiale del consiglio comunale svoltosi il 18 aprile 2012. Ma sarebbe davvero un peccato che i contenuti del suo mancato intervento rimanessero chiusi in un cassetto. Il tentativo di intorpidire le acque per fare in modo che non si veda più il fondo, i giochetti con cui si mira a stravolgere i rapporti di causa ed effetto per affermare la propria verità di comodo, le dichiarazioni secondo cui il quadro politico, fatto salvo l’ingresso in maggioranza del consigliere Eliseo Zanda, non è affatto mutato, risulteranno ridicoli se non addirittura infantili dopo aver letto quello che Giovanna Podda avrebbe voluto dire ai suoi concittadini. Perché “non basta proclamarsi nuovi e diversi per esserlo davvero. L’autorevolezza si conquista con l’impegno, la lealtà, l’umiltà, il lavoro condiviso, il rispetto delle regole, non con le autocelebrazioni”. E’ questo fortunatamente sono ormai in molti ad averlo capito.
S. M.
Il discorso “interruptus” del consigliere Elio Farris
Il consiglio comunale di ieri, mercoledì 18 aprile, ha segnato la ripresa dell’attività amministrativa dopo lo sconvolgimento politico causato dalla votazione contraria al bilancio comunale da parte di tre consiglieri del PD tra cui l’ex capogruppo Michela Mura. Dopo l’ingresso in maggioranza di Eliseo Zanda e la sua contestuale elezione alla carica di Presidente del Consiglio, lasciata vacante da Giancarlo Angioni dimessosi per motivi personali, quando a tarda sera si è avviato il dibattito i consiglieri hanno espresso le loro valutazioni in merito. In realtà però solo i consiglieri dell’opposizione e il presidente uscente sono potuti intervenire. O meglio, Elio Farris del gruppo “Per l’Unità della Sinistra” ha avuto il tempo di avviare il suo “ragionamento politico” ma, a causa delle immediate proteste della consigliera Michela Mura che chiamata in causa lo ha interpretato come un “processo politico”, e subito dopo dell’obiezione del consigliere Cossa che lo ha giudicato non pertinente all’oggetto della discussione (l’elezione del Presidente), il discorso è stato interrotto. Cosa avrebbe detto, proseguendo nel suo ragionamento, il consigliere Farris se ne avesse avuto la possibilità lo potete leggere QUI.
S. M.
Il medioevo: il cibo e la tavola
Tra le iniziative previste per la XIV Settimana della Cultura (14-22 aprile) si segnala il convegno sull’alimentazione nel medioevo in Sardegna e più in generale nell’area iberica di riferimento che si svolgerà tra Cagliari e Las Plassas nelle giornate del 20 e 21. E’ un tema, quello del cibo e delle abitudini alimentari dell’antichità e del medioevo, che negli ultimi decenni ha incontrato l’interesse di numerosi studiosi e ha dato vita a interessanti pubblicazioni e mostre. Tra queste, a partire dagli anni ’90, rappresentano riferimenti importanti per gli studi di questo genere L’alimentazione a Cagliari nel ’400 di Gabriella Olla Repetto e Carla Ferrante e Note sull’alimentazione a bordo delle navi del basso medioevo di Pinuccia F. Simbula. Notevole successo di pubblico ebbe inoltre la mostra A cena con Publio Sulpicio Rogato allestita presso l’Antiquarium Arborense di Oristano che aveva come protagonisti i cibi e i banchetti nella Tharros romana. Nelle due giornate di studio dedicate al cibo e alla tavola nel medioevo, storici e archeologi dell’Università di Cagliari e ricercatori dell’ISEM CNR raconteranno, a partire dallo studio delle fonti documentarie e dei reperti archeologici, cosa compariva nelle tavole del medioevo in Sardegna, cosa si mangiava presso le corti degli Arborea e dei sovrani catalano-aragonesi e nei castelli dell’isola di cui Las Plassas rappresenta uno dei casi oggetto di recenti indagini. Nell’INVITO potete leggere il dettaglio del programma e gli interventi previsti.
S. M.
Lux in arcana: l’archivio segreto vaticano si rivela
L’archivio segreto vaticano da sempre evoca il mistero, complotti e intrighi, capace per questo di accendere la fantasia di scrittori e registi in tutto il mondo. ”Angeli e Demoni” scritto da Dan Brown e adattato cinematograficamente da Ron Howard è uno dei casi più famosi. Queste storie sono molto affascinanti e stuzzicanti, non c’è dubbio, ma se vogliamo riportare questo istituto a una dimensione più reale va detto innanzitutto che l’appellativo “segreto” è un retaggio di un’epoca in cui, così come avveniva per tutti gli archivi dei Principi di ancien régime, l’archivio del Papa era separato e riservato. L’apertura di questo importantissimo archivio agli studiosi “qualificati e interessati” a compiere indagini di carattere scientifico risale al 1881. Piuttosto, come per tutti gli archivi storici, anche per l’archivio segreto vaticano è stabilito un limite temporale per la consultazione dei documenti che attualmente coincide con la fine del pontificato di Pio XI (1939). Per volontà di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, in deroga alla regola generale, è possibile consultare anche il fondo degli atti prodotti dal Concilio Vaticano II (1962-1965) e il fondo Ufficio Informazioni Vaticano, Prigionieri di Guerra (1939-1947). Data la difficoltà di lettura e interpretazione dei documenti e degli stessi strumenti di ricerca (per decifrare i quali occorre conoscere il latino e le scritture antiche), per poter accedere all’archivio segreto vaticano è inoltre necessario possedere il titolo di Laurea specialistica (quinquennale) o di altro diploma universitario equivalente e, naturalmente, non chiamarsi Dan Brown.
Ma eccezioni a parte, l’accesso all’archivio segreto vaticano da parte di semplici studenti universitari e operatori dei beni culturali è sempre stato possibile, prenotando apposite visite guidate. In una di queste, a metà degli anni ’90, ho avuto la fortuna di visitare questo straordinario luogo della memoria. Attraverso i depositi dislocati nei vari ambienti del Palazzo Apostolico e nel bunker sotterraneo in cemento armato scavato sotto il cortile dei Musei vaticani, per un’intera giornata il gruppo di cagliaritani di cui facevo parte fu accompagnato in un affascinante ed emozionante viaggio nel tempo e nella storia. Che è storia della Chiesa ma, per il ruolo rivestito in passato da questa istituzione, è anche storia dell’Umanità. Tutta quella storia studiata per anni sui libri si materializzò allora davanti a noi, secolo dopo secolo, avvenimento dopo avvenimento. La damnatio memoriae inflitta da Bonifacio VIII a Filippo il Bello era lì, in quelle abrasioni provocate sul supporto in pergamena del “registro vaticano”, per cancellare per sempre il nome del sovrano scomunicato, colpevole dello schiaffo di Anagni. E c’era anche il Concordato di Worms datato 23 settembre 1122, che mise fine alla lotta per le investiture.
Grande effetto fece la “Causa anglica”, una lettera sottoscritta da 85 membri del parlamento inglese e munita di una cascata di sigilli pendenti in ceralacca rossa. E’ il documento datato 13 luglio 1530, con cui duchi, marchesi, conti, visconti, baroni, vescovi, arcivescovi, abati e teologi, ”sollecitati” nottetempo dal sovrano, chiedevano al papa Clemente VII l’annullamento del matrimonio di Enrico VIII da Caterina d’Aragona, da cui prese avvio lo scisma anglicano. Ma il documento più solenne e spettacolare che ci fu mostrato fu il processo all’ordine dei templari, una pergamena di 60 metri contenente le drammatiche deposizioni di 231 cavalieri templari francesi, rese quando già erano a conoscenza della condanna al rogo di decine di loro confratelli, che la nostra guida srotolò sul pavimento di un ampio salone, tra lo stupore e l’ammirazione di tutti. Non sempre però la solennità del documento corrisponde all’importanza del fatto testimoniato e del peso che questo ha poi avuto nella storia. Con un po’ di delusione scoprimmo infatti che il processo a Galileo, fatto storicamente ben più rilevante del processo ai templari, è al contrario un anonimo volumetto di piccole dimensioni.
Questi e un centinaio di altri documenti originali, dal 29 febbraio scorso sono esposti in una straordinaria mostra allestita nei Musei capitolini di Roma in occasione del IV centenario dalla fondazione dell’archivio segreto vaticano (1612-2012), scelti tra quelli che hanno segnato i momenti più significativi della storia millenaria della Chiesa, a partire dalla fine dell’VIII secolo. Si tratta di un evento di eccezionale importanza, per il valore storico-culturale dei documenti esposti e per il fatto che questi vengono per la prima offerti in visione ad un vasto pubblico fuori dal loro contesto naturale. L’intento dichiarato della mostra è quello di fare “lux in arcana”, senza alcun tipo di rimozione o di censura. Tra i documenti esposti pertanto non poteva mancare il processo a Galileo Galilei, condannato nel 1633 per le sue teorie copernicane esposte nel “Dialogo sopra i due massimi sistemi” e costretto all’abiura, e il sommario del processo a Giordano Bruno, redatto nel 1598 e contenente ampi stralci degli atti riguardanti il filosofo mandato al rogo dall’Inquisizione il 17 febbraio del 1600. Non meno imbarazzante per la Chiesa, tra i documenti esposti è inoltre presente una copia cinquecentesca della falsa donazione di Costantino composta dopo la metà dell’ VIII secolo.
La mostra è stata studiata per favorire la lettura e l’interpretazione dei documenti da parte di un pubblico di non specialisti per cui ciascuno dei pezzi esposti è accompagnato da una presentazione semplice ma esaustiva, anche su supporto multimediale, contenente le informazioni necessarie utili a definirli e inquadrarli nel contesto storico di riferimento. Scopo della mostra è anche quello di catturare l’attenzione di quei visitatori abituati a modalità di ricerca dell’informazione modellate sull’uso di internet, dove la curiosità delle persone è alimentata da suggestioni e da impulsi emozionali. E tra “Conclavi, eresie, papi e imperatori. Crociate, scomuniche, lettere cifrate. Manoscritti, codici, antiche pergamene” c’è davvero di che emozionarsi. Lux in arcana è un evento da non perdere. La mostra resterà aperta sino al 9 settembre.
Sandra Mereu
Una nuova maggioranza per un rinnovato impegno
Si è appena conclusa la conferenza stampa nella quale il sindaco e la maggioranza di centro sinistra hanno annunciato l’ngresso nella coalizione del consigliere Eliseo Zanda della lista “CRESCERE INSIEME”. Di seguito si riporta il testo del comunicato stampa nel quale si ripercorrono gli avvenimenti politici delle ultime settimane e si annuncia l’intento di proseguire nell’attività amministrativa “con rinnovato impegno e senso di responsabilità, nonostante le difficoltà frapposte dalla legislazione nazionale”. (S. M.)
In occasione del consiglio comunale del 29 marzo scorso, tre consiglieri del Partito Democratico hanno votato contro il bilancio di previsione del 2012, in contrapposizione con gli altri dieci consiglieri della coalizione di centro sinistra e in stretto accordo con quasi tutta l’opposizione, con il chiaro intento di sciogliere il consiglio comunale.
Questo gravissimo fatto, motivato dai tre consiglieri con argomentazioni tecnicamente e praticamente inconsistenti, che ci si aspetta da chi sta all’opposizione e non da chi è chiamato a responsabilità amministrative, è stato ispirato in realtà da un intento ricattatorio. Si è rischiato di consegnare il nostro comune per un lungo anno nelle mani di un Commissario Prefettizio, che certamente non avrebbe avuto alcuna remora a caricare sui cittadini il massimo dei tributi, come è stato previsto dalle ultime manovre finanziarie nazionali.
Tuttavia, grazie al lavoro svolto con grande impegno e competenza e al senso di responsabilità dimostrati dalla maggioranza presente in aula e dal consigliere Eliseo Zanda, della lista civica “Crescere Insieme”, oggi Sestu può contare su un bilancio che prevede un livello di tributi tra i più bassi rispetto ai comuni piccoli e grandi non solo della Sardegna, ma a livello nazionale, come chiunque può verificare dai dati del Ministero dell’Economia o semplicemente dalle cronache dei giornali.
Le misure deliberate torneranno indistintamente a vantaggio di tutti i cittadini e di quelle categorie che vivono momenti di particolari difficoltà economica a causa della recessione in atto.
Innanzi tutto, non sarà applicata l’addizionale IRPEF per i redditi fino a 10.000 € di imponibile, favorendo soprattutto le fasce più deboli dei pensionati. L’IMU (ex ICI) per la prima casa è stata ridotta al 2 per mille, prevedendo in tal modo l’esclusione dal pagamento del tributo della quasi totalità dei proprietari della prima casa. E’ stata ridotta l’IMU per le case invendute e non affittate, considerata la grave crisi del settore edilizio, e per le aree edificabili, per le quali in modo particolare esistono difficoltà e impedimenti oggettivi ad avviare lottizzazioni. Nonostante le agevolazioni previste, verranno mantenute inalterate le prestazioni dei servizi sociali a favore delle categorie più svantaggiate per salute e condizione economica, così come verranno riconfermati e incrementati tutti i servizi di manutenzione generale, ambientale, scolastici e di investimenti. L’adozione di misure così importanti non sarebbe stata possibile se il bilancio non fosse stato approvato. Per la loro attuazione è necessario che l’attività amministrativa prosegua senza interruzioni, con rinnovato impegno e senso di responsabilità, nonostante le difficoltà frapposte dalla legislazione nazionale.
Con questo spirito e con tali motivazioni i dieci consiglieri della maggioranza di centro sinistra, in rappresentanza dei rispettivi gruppi politici, e il consigliere Eliseo Zanda hanno deciso di valutare congiuntamente se esistono le condizioni per poter proseguire l’attuale esperienza amministrativa a favore dell’intera comunità.
Dopo un confronto aperto e leale si è registrata fra le parti una perfetta coincidenza di intenti sul piano programmatico, considerato che l’attuale esperienza amministrativa, arricchita di nuovi contenuti e sensibilità, risulta la naturale prosecuzione del lavoro svolto nella precedente consiliatura, in cui il consigliere Eliseo Zanda ha ricoperto con impegno e competenza un importante ruolo assessoriale, contribuendo concretamente alla formazione delle idee e dei progetti che l’hanno caratterizzata.
Pertanto, per affrontare in modo responsabile il grave momento economico e sociale che vive il nostro paese, per fare in modo che ogni cittadino di Sestu sappia di trovare in Comune interlocutori attenti e presenti, per poter proseguire nell’attuazione delle numerose opere già impostate negli scorsi anni e di quelle in fase di avanzata progettazione, per rendere ancora più efficiente l’azione dei servizi sociali e di tutte le attività rivolte a migliorare la qualità della vita della nostra comunità, si è stabilito concordemente che il consigliere Eliseo Zanda farà parte integrante della maggioranza, proseguendo l’esperienza positiva iniziata nel 2005 con l’intento di portare alla naturale scadenza l’attuale consiliatura.
Special Contest Unione Sarda: tanto rumore per nulla
Si sono appena concluse le vacanze pasquali del 2012, e con esse anche la prima scrematura dei selezionati per il chiacchieratissimo concorso per gruppi emergenti “Unione Sarda Special Contest”, organizzato da L’Unione Sarda e Ichnusa. Ma che cos’è questo “Specialcontest”? Provo a raccontarvelo a modo mio.
Dopo il successo del concerto del 30 aprile 2011 svoltosi in Piazza dei Centomila a Cagliari, il quotidiano di Zuncheddu ha ben pensato di riproporre una seconda edizione, osando di più sugli ospiti della serata e integrandola con un contest per dare visibilità anche alle realtà nostrane emergenti. Quest’anno, infatti, tasteranno il palco niente di meno che il leggendario Pete Doherty (per gli amici “Metadone”), leader dei Babyshambles (e dei The Libertines), ed ex della modella Kate Moss; i Jon Spencer Blues Explosion e i Casino Royale. Un trio internazionale di tutto rispetto, a cui si aggiungono i sardi Sikitikis, Tamurita e Train To Roots. Obiettivamente un gran bel colpo per Cagliari, più nota per proporre minestre riscaldate che artisti dei giorni nostri (a domanda corrisponde offerta: è legge di mercato, credo). Un applauso va dunque agli organizzatori della serata.
Ma veniamo al nocciolo. In un mese 223 candidati, tra gruppi e artisti singoli, tra questi solo venti andranno a comporre le tre serate di Videolina. E infine solo tre suoneranno sul palco il prossimo 30 aprile per la serata finale, in Piazza dei Centomila, per contendersi rispettivamente il premio Unione sarda, il premio Ichnusa e quello della critica. Quest’ultimo sarà assegnato dagli stessi artisti ospiti della serata. Tanti artisti saranno giudicati dall’espertissimo Giacomo Serreli (un nome che non ha bisogno di presentazioni) dal leader dei Dorian Gray e della “Vox Day” Davide Catinari (che mastica musica e contest da più di vent’anni), dal giornalista Francesco Abate e da Luigi Mameli di Radiolina. E fin qui tutto ok. Cosa c’è allora di strano? Niente. Se non il fatto che da quindici anni a questa parte nulla è cambiato nella mentalità di chi bazzica negli ambienti musicali sardi, musicisti e non.
Era dai tempi del sito “Fuoriditeschio” (non so se qualcuno se lo ricorda, erano gli anni 2000) e dei primi “Sottosuoni” (i concorsi annuali della Vox Day) che non mi capitava di leggere di veleni, guerre tra gruppi, invidie varie, tecniche di sabotaggio da parte dei fans, di strategie militari, di pulizia etnica musicale e quant’altro, come per quest’ultimo evento. E’ stato molto interessante osservare il ruolo che la scienza comportamentale ha avuto nel giochetto delle stelline” (“Star Wars”), un simpatico quanto inutile meccanismo, ai fini della selezione, messo punto dagli organizzatori per rilevare il gradimento popolare sulle bands partecipanti, che ha avuto come unico effetto, oltre a quello di deprimere la media, quello di esasperare la conflittualità tra i concorrenti e tra i loro sostenitori. Di sicuro anche il “cretinismo” deve aver giocato la sua parte nella determinazione del giudizio finale, considerato che il materiale non mancava. Una malcelata scarsa considerazione di sé rivelava l’insicurezza di fondo della “giuria”. Come accade quando si tenta di proteggere la propria fidanzata dagli sguardi altrui, per paura che ce la rubino. Ma se non credi nella tua musica, è meglio che ti cerchi altro da fare.
Tra commenti autocelebrativi, iscritti dell’ultim’ora che intervenivano per incoraggiare i propri amici (un modus pensandi radicato, della serie “Vince chi porta più pubblico”) e ansie varie, si è arrivati al 10 aprile, data in cui sono stati comunicati i nomi dei venti finalisti del contest (la lista completa su http://specialcontest.unionesarda.it/ mentre l’elenco di tutte le band iscritte si trova alla voce “Identikit”). E, come da copione, c’è stato chi ha gridato al complotto e chi si è lamentato della poca serietà della giuria. Tra dietrologie, complimenti, poca trasparenza, esultanze – più consone agli esiti di un concorso pubblico che a una selezione musicale – il tempo sembrava essersi fermato a 15 anni fa. Per fortuna tra tanto clamore c’è stato anche chi ha scelto il silenzio, lasciando parlare la musica e permettendo al tempo di riprendere a scorrere. Perché si sa, il silenzio racchiude in sé la saggezza, così come il bianco racchiude tutti i colori. Chi parla troppo, non conclude mai (un po’ come nel sesso, no?).
Alla fine di tutto mi chiedo, da critico, se davvero siano state scelte le migliori produzioni musicali, o i migliori pezzi. Uno come Patrick (http://specialcontest.unionesarda.it/scheda-band/259586/patrick.html), per me, avrebbe senza dubbio meritato il passaggio del turno. Così come tanti validissimi gruppi che invece sono stati esclusi, a differenza di altri (e qui mi trovo d’accordo con i giurati) che magari avevano presentato un pezzo registrato nell’andito di casa, dei rockers incompresi, dei cloni di gruppi sardi del momento o di chi si sente il migliore ma nessuno ne è a conoscenza. Ma chi non è emerso in questo contest non deve disperare. Si sa che non sempre chi esce vincitore da una selezione è il migliore, così come chi si laurea con 110 e lode non sempre è il più intelligente. Penso ad Enrico Fermi, ad Einstein ed altri premi nobel che a scuola sono stati dei pluri-ripetenti. E, come ci ha sempre ricordato Red Ronnie, pure ai Beatles, scartati al primo provino. E allora, buona fortuna ai musicisti di tutta la Sardegna.
Angelo Argiolas
Un recente “viaggio della memoria”: la cattedrale di San Pietro di Sorres (Borutta – SS)
Può capitare di partire per una piccola escursione che ripercorra le memorie della famiglia. Può capitare che un percorso, pensato e valutato prima, accolga delle varianti, spesso perché i tempi stimati in eccesso lasciano qualche ora in più da dedicare ad altre curiosità.
E’ in uno di questi viaggi della memoria che mi è capitato di rivedere la bellissima chiesa cattedrale che sorge a poca distanza dal centro abitato di Borutta, e che insiste nel suo territorio comunale.
Sono tanti i motivi per cui si ha voglia di arrampicarsi su quel pianoro. Primo tra tutti la magnifica vista di cui si può godere nelle giornate battute dal vento, quando l’aria è tersa e si può apprezzare il paesaggio sottostante per diversi chilometri intorno.
Si arriva alla chiesa seguendo le indicazioni e attraversando diversi terreni delimitati da muretti a secco nei quali trovano posto molti ricoveri per animali, la cui struttura è interamente in pietra chiara. Le greggi pascolano sui campi in rigoglio e a incorniciare quest’immagine bucolica sembra mancare soltanto la colonna sonora dell’Intervallo di tanti e tanti anni fa… e, ahimè, questo mi qualifica già dal punto di vista anagrafico, perché solo i lettori di una “certa” età ricorderanno a cosa mi riferisco…
Ma procediamo… Lasciata la macchina a congrua e rispettosa distanza, l’ultimo piccolo tratto a piedi predispone all’impatto con la maestosità della chiesa, che si presenta in tutta la sua bellezza e grandiosità: un biglietto da visita che lascia davvero senza fiato. Ci si sente istintivamente piccoli all’atto di ammirare le fini decorazioni ad intarsio che incrostano la facciata in modo particolare, e si ripetono in tono minore nei fianchi e nel prospetto absidale.
Il primo incontro con questo bellissimo monumento risale ai primi anni ’90, quando preparavo l’esame di Arte medievale all’Università e dovevo scegliere un monumento sardo da studiare attraverso la stesura di una “temutissima” (…eh si…) tesina da esporre al docente. Non avevo avuto dubbi su cosa scegliere: mi imbarcai in un viaggio un po’ avventuroso in treno (gli scioperi imperversavano) e alla stazione di Giave mi venne a prendere uno dei monaci della comunità benedettina che attualmente vive a Sorres. Arrivammo a destinazione, presi posto nella foresteria e dopo pranzo iniziai con macchina fotografica, taccuino e matita a girare dentro e fuori il monumento, prendere appunti, fare schizzi e studiare in biblioteca, in una full immersion durata due giorni.
Cronologia e descrizione
Si deve a Raffaello Delogu il merito di averne individuato i diversi momenti costruttivi. Alla prima fase (compresa tra il 1050 e il 1100 e proseguita quasi immediatamente non oltre i primi decenni del secolo successivo) si ascrive la parte inferiore del fianco meridionale. La lettura dell’edificio palesa il ruolo decisivo delle maestranze toscane (per la struttura) che operavano nel settentrione sardo, alle quali si aggiunsero probabilmente esponenti di cultura diversa. Il completamento (così lo definiva il Delogu, mentre Renata Serra preferisce pensare a una “ricostruzione”) è precisabile grosso modo tra il 1170 e il 1190. Non sarebbe inusuale questo andamento “a singhiozzo” dei cantieri, tanto più nel caso di edifici di grandi dimensioni che presupponevano un impegno economico rilevante. E’ importante, tuttavia, riflettere sulla posizione di Renata Serra secondo la quale il momento di ipotetica interruzione dei lavori coinciderebbe con una fase di grande attività dei vescovi sorrensi e sarebbe difficile, dunque, pensare per quel periodo a una cattedrale non del tutto agibile.
Non è stato possibile individuare il committente della chiesa e della struttura episcopale (della quale residua la porzione che oggi collega l’edificio sacro alle strutture monastiche recenti) ma doveva essere sicuramente di alto rango sia per il ruolo della cattedrale stessa, sia per le sue dimensioni e per l’impegno economico intuibile.
Se in facciata una falsa loggia movimenta le murature con decori delicati come trine, con gran profusione di motivi geometrici, l’interno acquisisce un ritmo ordinato dettato dalla sola evidenza della struttura architettonica in cui grandi pilastri – che suddividono lo spazio rettangolare in tre profonde navate terminanti nel presbiterio rialzato – sorreggono le arcate sulle quali si impostano le scure volte, probabilmente dovute a maestranze francesi. Per maggiori approfondimenti su questi aspetti (che richiederebbero troppo spazio) si rimanda alla bibliografia e al link in calce. Qui si propone la suggestione di un interno che si gioca tutto sui contrasti dovuti all’alternanza di filari di pietra chiara con filari di pietra scurissima, unica forma di “decoro” (a parte i capitelli di pilastro) che esclude ogni orpello e sembra voler valorizzare la “sostanza”. Viene spontaneo riflettere sulla valenza del contrasto tra il bianco e il nero, normalmente indicanti la luce e le tenebre, ci si chiede se questa scelta di essenzialità e semplificazione volesse invitare anche il fedele a tralasciare tutto per concentrarsi nella preghiera, senza distrazioni. E, perché no, si riflette sull’effetto che produce l’introdursi e il sostare (credenti o meno) in uno spazio così particolare.
Maestro Mariano: committente o architetto?
Si deve a “+ Mariane maistro” (così è definito nell’iscrizione presente sulla soglia del portale di facciata) la capacità di orchestrare armoniosamente tendenze architettoniche e culture differenti. Di lui si conosce solo il nome, ma non tutti concordano nell’identificarlo come architetto, proponendo che possa trattarsi del committente. La questione è spinosa, ma finora la bibliografia ha privilegiato l’identificazione di Mariano come architetto, in attesa e nella speranza che nuove acquisizioni documentarie possano chiarire l’enigma.
Se tuttavia così dovesse essere, era sicuramente a capo di un cantiere di grande rilevanza e dimensioni, deve considerarsi come una sorta di impresario a capo di una bottega capace di soddisfare richieste importanti e impegnative se, contrariamente alla prassi più comune per quei tempi, il suo nome (una firma?) campeggia in un punto di passaggio che tutti dovevano vedere all’atto dell’ingresso in cattedrale.
In previsione dei prossimi giorni di festa, si consiglia di recarsi a vedere di persona il luogo sacro e lasciarsi coinvolgere dalle tante suggestioni che un occhio attento può cogliere.
Anna Pistuddi
Per approfondire:
-D. Scano, Storia dell’arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 177-191;
-R. Delogu, L’architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 76-77;
-R. Serra, La Sardegna, collana “Italia romanica”, Milano, Jaca Book, 1989, pp. 301-310;
-R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ’300, collana “Storia dell’arte in Sardegna”, Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 20;
-R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana “Patrimonio artistico italiano”, Milano, Jaca Book, 2004, pp. 169-179;
-R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, pp. 46-49.
Dal web:
http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=17800&v=2&c=2660&c1=2633&visb=&t=1
http://www.sanpietrodisorres.net/
Il folk rock dei Mumford & Sons – Sigh no more (2009)
Sarà che mi hanno fatto conoscere il bajo, che non è esattamente una chitarra (ma neanche un tamburo) e la chitarra resofonica (che invece è proprio una chitarra) allargando così le mie esigue conoscenze in fatto di strumenti musicali.
Sarà che sono gentiluomini il giusto e veraci quanto basta.
Sarà che hanno a mala pena 26 anni e già scorrazzano da una parte all’altra del globo animando concerti straripanti di gente.
Sarà che sono stati in India (il paese delle contraddizioni e della rinascita) e vi hanno girato un documentario di viaggio BELLISSIMO, che vi consiglio fortemente di vedere (e ascoltare).
E sarà pure che hanno diffuso su youtube (Chad Hurley, il fondatore, santo subito!) delle Bookshop sessions registrate all’interno di una piccola libreria, dove tra scaffali, fate e creature fantastiche regalano esibizioni difficili da dimenticare.
Forse questo bel mucchio di “sarà che…” potrebbe essere sufficiente per far spuntare un rigagnolo di curiosità dai vostri pensieri, se poi aggiungiamo che questo giovane gruppo folk rock si distingue per lo stile scattante, a tratti sanguigno e con dolci pause da ballata, e per la graffiante voce di Marcus che energica e profonda prende e trascina, direi che ascoltarli diventi doveroso (e a mio avviso pure piacevole).
Sigh no more (2009) è il disco di esordio di questo quartetto originario di Londra: Marcus Mumford, Winston Marshall, Ben Lovett e Ted Dwane ovvero i Mumford & Sons.
L’album si apre con l’omonimo singolo, un incipit corale e ingannevole distrae ma poco dopo si viene investiti da una vivace impennata , quasi a tradimento. Mantiene il ritmo The Cave (il video girato in India è bello come uno zaffiro) e passando per l’intensa White Blank Page, la delicata Awake my soul si arriva quasi in chiusura, a Dust Bowl Dance, una delle mie preferite.
Qualche volta quando li ascolto, sogno di cavalcare spensierata senza meta per la campagna in fiore, in un’assolata mattina che profuma di primavera. Poi apro gli occhi. Accendo il motore e parto, mi guardo intorno e mi accorgo che la campagna è lontana e che di cavalli neanche l’ombra, nemmeno in formato trudino. Mi consolo pensando che sognare è spontaneo, illimitato e che è una bella sensazione dipingere i propri sogni con una colonna sonora che vi calzi a pennello.
Ghosts That We Knew, è il primo singolo che precede l’uscita del nuovo album (2012, la data ufficiale non è ancora nota). Già scalpito all’idea di ascoltarlo e continuo a scalpitare pensando a quando potrò vedere Wuthering Heights (Cime tempestose), riadattamento dell’omonimo classico proposto dalla regista e sceneggiatrice inglese Andrea Arnold per il quale questi talentuosi giovanotti hanno scritto 2 canzoni.
Dedico questo disco a chi ama la musica folk rock e a chi inizierà a farlo dopo averli ascoltati, ma una dedica speciale va a coloro i quali un bel giorno si sono ritrovati davanti alla vetrina di un negozio di strumenti musicali, a contemplare un banjo, immaginando di suonarlo come Winston…
Clara Cuccu
Procurad’ e moderare assessores sa tirannia…
In questi ultimi giorni sulla tempesta politica sestese se ne sono sentite e lette di tutti i colori. Spiccano tra tutte, per gravità, le dichiarazioni della segretaria locale del PD Michela Mura la quale non ha esitato ad attribuire a motivi politici lo squarcio delle gomme dell’auto della consigliera Valentina Ledda, individuandone la causa nel “clima di odio diffuso in merito alle questioni che attengono all’amministrazione” e più specificatamente “al voto contrario al bilancio dei tre consiglieri” (Unione Sarda, lunedì 2 aprile 2012). Se la solidarietà alla consigliera Ledda è giusta e doverosa, al pari di quella che si deve a tutte le altre persone che, stando alle dichiarazioni del sindaco (sempre sull’Unione Sarda del 2 aprile), in questi ultimi tempi a Sestu sono state oggetto di atti vandalici, nondimeno in attesa che le forze dell’ordine trovino i colpevoli o si pronuncino in merito, ci si sarebbe aspettati un po’ più di prudenza da parte di chi riveste un ruolo pubblico e di responsabilità. Non è corretto mettere in relazione l’atto di alcuni vandali con la discussione politica, pur accesa, che è in atto a Sestu. Simili tesi ricordano la strategia berlusconiana per la quale ogni violenza (tipo il lancio della statuetta del duomo) era dettata dal clima di odio che la sinistra generava nei suoi confronti.
Leggendo le varie dichiarazioni che si sono susseguite in questi ultimi giorni, inoltre, emerge abbastanza chiaramente che le motivazioni del voto contrario al bilancio sono spiegate dal sindaco e dai tre consiglieri dissidenti del PD in maniera diametralmente opposta. Il sindaco Aldo Pili nell’intervista riportata sull’Unione del 2 aprile ha ribadito che all’origine del mancato sostegno al bilancio ci sono motivazioni molto concrete che poco hanno a che fare con il bene della collettività: “volevano un assessorato”, ha dichiarato. I tre consiglieri nella loro Lettera ai cittadini di Sestu sostengono invece che il loro voto a sfavore è dovuto a motivi politici. A loro un’assessorato non interessa affatto: si sono opposti all’approvazione del bilancio perché questo, in sintesi, non contiene principi di equità e non ha recepito le loro proposte di riduzione della spesa e di valorizzazione del patrimonio comunale. A margine poi i tre consiglieri dissidenti del PD sostengono che il sindaco amministra nell’interesse di pochi (che non sono i più deboli), che usa metodi dispotici tesi ad escluderli dalle decisioni, che la giunta è sorda alle loro istanze, e così via in un crescendo di denunce contra de sos feudatarios per indurli a procurad’ e moderare sa tirannia, senza trascurare di ricordare loro che sas tassas su principiu exigiad limitadas…
Tra le tante esternazioni fatte in questi ultimi giorni, i tre dissidenti omettono però di dire che – come sottolineato sia dal sindaco nell’intervista sopra citata che dai consiglieri della Sinistra nel comunicato pubblicato in questo blog - hanno sistematicamente disertato le riunioni di maggioranza dove si discutevano e si prendevano le decisioni in merito al bilancio e persino la prima seduta del consiglio (27 marzo) in cui sono stati esaminati gli emendamenti presentati. Nondimeno nel lamentare la richiesta di intervento esterno da parte del sindaco, finalizzata a trovare una composizione tra le parti, dimenticano il conflitto di interessi che si realizza in capo alla consigliera Michela Mura. Chissà perché il sindaco non ha chiamato la segretaria del circolo locale per mediare tra le diverse posizioni espresse rispettivamente dalla consigliera del PD Mura (già capogruppo) e dalla maggioranza del gruppo PD?
Sandra Mereu
UN INFUSO UN RACCONTO
Infusi di Sardegna e Mieleamaro hanno indetto un concorso letterario per racconti brevissimi inediti (lunghezza massima di 2000 battute compresi gli spazi), a tema libero. In palio un montepremi di quasi mille euro in prodotti e la pubblicazione nella collana I Racconti della tisana. La partecipazione al Concorso è gratuita è la scadenza per l’invio dei lavori è il 30 luglio 2012.
Tutte le info e il Regolamento integrale (brevissimo anch’esso) li trovate QUI.
Alè, tirate fuori i raccontini dal cassettino!
(Dal sito di Mieleamaro, il circolo dei lettori)























