Divagazioni intorno alla Chiesa del SS. Salvatore di Sestu (I parte)

Quando da bambino venivo a Sestu a trovare i parenti e soprattutto il nonno Antonio, la cui casa in Via Nuova era molto prossima alla Chiesa del SS. Salvatore, provavo grande attrazione per quel monumento. Dai miei ricordi d’infanzia legati a quella chiesa, affiorano soprattutto quelli legati all’altare ligneo, su cui troneggiava la statua del SS. Salvatore. La sua semplicità la rendeva bellissima agli occhi di un bambino e proprio per questo catturava la mia attenzione sopra ogni altro oggetto. (P. M.)

chiesa-ss-salvatore_sestuQualche tempo fa mi sono ritrovato a sostare nella Piazza del SS. Salvatore con un gruppo di persone che abitano o che hanno abitato nel rione conosciuto come “part’ e susu”, cioè la parte del paese situata a nord del Rio Matzeu dove è appunto ubicata la Chiesa del SS. Salvatore.  Ho così approfittato dell’occasione per manifestare il mio dispiacere per il fatto che nella chiesa non fosse più presente l’altare ligneo di cui conservavo un vivido ricordo d’infanzia, insieme al mio disappunto per la sua rimozione senza un plausibile motivo e per il fatto che non fosse noto il luogo della eventuale attuale conservazione.

Mentre mi intrattenevo a discorrere con queste persone, si è avvicinata, per salutarmi, una vecchia amica, anch’ella risiedente nel rione.  La metto a parte delle nostre discussioni e a lei chiedo esplicitamente se per caso fosse al corrente del destino dell’altare ligneo, un tempo conservato nella chiesa. Al che l’amica, seguendo il filo dei suoi personali ricordi, mi dice: “Mi sono sposata in questa chiesa e allora l’altare c’era ancora.  Ho anche un fotografia, scattata proprio davanti all’altare. Se me ne dai il tempo, vado a casa e te la porto”. Detto, fatto. L’ho già fatto personalmente, ma colgo l’occasione per ringraziare anche pubblicamente questa gentile amica, che non ha esitato a soddisfare la mia curiosità mettendomi a disposizione una preziosa testimonianza del passato della chiesa, anche se legata a un momento strettamente personale della sua vita. chiesa-del-ss-salvatore_altare-ligneoDi quell’altare rimane il pannello della parte inferiore che si può ammirare ancora appeso alla parete immediatamente dopo all’ingresso laterale dalla Piazza. Basta osservarlo per intuire quanto fosse bello nel suo complesso il vecchio altare.

Sulla vicenda della rimozione del vecchio altare e della sua eventuale successiva sistemazione, la conversazione con gli amici del rione non ha offerto significativi elementi di conoscenza. Diverse e contraddittorie le versioni al riguardo. Da par mio consideravo che la rimozione dell’altare fosse dipesa dai necessari adeguamenti seguiti alla riforma liturgica prescritta dal Concilio Vaticano II. Come è noto, le trasformazioni più rilevanti hanno riguardato proprio la costruzione di un nuovo altare al fine di permettere al sacerdote, nello spirito della riforma, di celebrare la messa mostrando la faccia ai fedeli.  Ciò ha comportato lo spostamento della sede dell’altare dalla parte destra del presbiterio al centro di esso.

In alcune chiese si è scelto di non demolire l’altare originario e per consentire la celebrazione con la faccia del presidente rivolta verso il popolo, accanto ad esso è stata sistemata una nuova mensa eucaristica, in posizione centrale. Non sempre però i presbitéri presentavano spazi sufficienti per eseguire i prescritti adeguamenti liturgici senza che ne soffrisse la dislocazione dei vari mobili e immobili che obbligatoriamente devono essere presenti in quell’ambiente. Questo fatto mi portava a concludere che proprio le ridotte dimensioni del presbiterio della Chiesa del SS. salvatore potessero aver portato alla rimozione del preesistente altare ligneo. Una grave perdita, a mio parere, ma come sentenzia un antico detto sardo: “cosa fatta est prus forti  de su ferru”.

A questo proposito Franco Secci, nel suo libro “SESTU tra storia, cronaca e immagini”, riferisce che “l’intonaco della volta e l’altare ligneo settecentesco, di nessun  pregio, sono stati rimossi nel 1988, quando si è provveduto al restauro della chiesa”. Notizia interessante ma tutt’altro che convincente ed esaustiva delle mie curiosità. E’ ipotizzabile che il restauro sia stato eseguito sulla base di un progetto della competente Soprintendenza, o da tecnici e operai di provata capacità e di fiducia di quell’Ufficio. Come è stato possibile – mi domando allora – che un altare in legno del Settecento possa essere stato rimosso perché “privo di valore artistico” o meglio perché considerato “di nessun pregio”? Non sono un tecnico dei beni culturali ma  mi permetto di esprimere forti perplessità su simili valutazioni da parte di professionisti del settore della Tutela. E comunque, quand’anche quell’altare fosse stato privo di valori artistici, resta il fatto che si trattava di un manufatto del Settecento e che pertanto possedeva almeno un valore di testimonianza storica.

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Particolare del pannello inferiore che faceva parte dell’altare ligneo del SS. Salvatore

Né gli amici della piazza, né il libro di Franco Secci erano dunque riusciti a chiarire i miei dubbi. Continuavo a domandarmi: quando è stata realizzata la rimozione dell’altare in legno? Chi ha disposto i lavori per la sua esecuzione? E ancora: la rimozione degli ingombri e la ristrutturazione dello spazio ottenuto sono stati eseguiti sulla base di apposito progetto, presentato al giudizio delle competenti Autorità e regolarmente approvato dalle medesime? E soprattutto: dove è stato conservato l’altare rimosso?

Per cercare di trovare le risposte ai miei interrogativi ho allora deciso di portare avanti alcune ricerche iniziate diversi anni fa, quando ho scelto di tornare a vivere nel mio paese natale. Allora, sulla scorta dei ricordi infantili, il bisogno di approfondire la conoscenza della storia del mio paese era emerso con prepotenza. Ho così ripreso a frequentare archivi e biblioteche. La ricerca sulla Chiesa del SS. Salvatore di Sestu è stata lunga e impegnativa ma devo dire che alla fine ha dato i suoi frutti. I documenti raccolti  mi hanno permesso di allargare oltre ogni aspettativa le mie conoscenze sull’argomento. Non vorrei però annoiare troppo i lettori con le mie divagazioni. Per cui, per ora, mi fermo qui.

Pinotto Mura

Alcune idee sullo spopolamento in Sardegna I Gianfranco Bottazzi

Esiste una stretta connessione tra crescita economica e crescita demografica. Lo sostiene Gianfranco Bottazzi* in questa nuova Ted sarda (www.tedxviatirso.com). Una grande crescita del PIL è in genere collegata a una grande crescita demografica, viceversa quando la popolazione diminuisce molto difficilmente si ha crescita e sviluppo economico. Se ciò è vero, in Sardegna il problema dello spopolamento si propone con la massima urgenza. Circa 270 comuni su 377 si trovano oggi in stato di grave sofferenza demografica e si prevede che – confermandosi la tendenza degli ultimi 20 anni – da qui al 2035/2050 interi paesi siano destinati a scomparire. Una terra desertificata non produce né benessere economico né lavoro. Che fare allora? Qualche soluzione c’è. Ma per percorrerla occorre mettere da parte i pregiudizi e abbattere gli steccati.

*Gianfranco Bottazzi è sociologo. Ha insegnato in numerosi Istituti dell’Università di Cagliari, è stato direttore dell’Istituto di “Scienze Politiche” e, attualmente, dirige il Dipartimento di Scienze Sociali. Ha svolto una intensa e vasta attività di ricerca e di consulenza, pubblicando numerosi lavori, articoli e volumi. E  stato inoltre consulente in svariati ed importanti progetti della Pubblica Amministrazione e membro di diverse Istituzioni Pubbliche. Per cinque anni, è stato Presidente della SFIRS, la società finanziaria della “Regione Autonoma della Sardegna”

Ispirati dagli archivi 2016

Dal 14 al 19 marzo 2016, l’Associazione nazionale archivistica italiana (Anai) promuove una settimana di eventi per fare conoscere ai cittadini la ricchezza del patrimonio archivistico del nostro Paese e per richiamare le istituzioni a garantire risorse adeguate per la sua tutela e valorizzazione e a gestire con consapevolezza il tema della conservazione del documento digitale, che offre eccezionali vantaggi ma espone anche a rischi da valutare per tempo e con attenzione.

Numerosi eventi sono in programma anche in Sardegna (LOCANDINA Sardegna). A Cagliari, l’appuntamento è il 19 marzo alla MEM (Locandina evento MEM)

Senza gli archivi perdiamo il patrimonio di documenti che costituisce la nostra storia e la nostra identità collettiva. Perdiamo la possibilità di imparare dal passato per progettare il presente e il futuro. Mettiamo a rischio la possibilità di avvalerci dei nostri diritti di cittadini, nella nostra quotidianità: nel rapporto con la pubblica amministrazione, in banca come clienti, dal medico come pazienti, nell’acquisto di beni e servizi come consumatori, sul posto di lavoro.
Gli archivi sono patrimonio di tutti: documentano attività in corso, tutelano diritti, trasmettono la memoria.
Gli archivi sono ovunque e sono rappresentativi di una molteplicità di contesti sia pubblici sia privati: pubblica amministrazione, enti locali, ospedali, scuole, istituzioni militari, tribunali, imprese, famiglie…
Scopo degli archivi e del lavoro degli archivisti, all’interno di  una comunità, è di evitare che questa ricchezza venga persa.
Senza gli archivi giudiziari non si possono condurre i processi, riaprire le cause quando subentrano nuovi elementi. Senza gli archivi non si sarebbero potute aprire grandi cause di lavoro, come i processi di risarcimento ai morti per l’amianto.
Senza gli archivi è impossibile venire a conoscenza dei soprusi e delle violenze commesse dalle dittature politiche, ricostruire le politiche dei governi nel corso della storia, non si può fare luce su episodi quali il terrorismo, le stragi, la mafia. (Dal sito Ispirati dagli archivi 2016)

A sostegno dell’iniziativa è intervenuto anche lo scrittore siciliano di fama internazionale Andrea Camilleri, autore di romanzi e racconti in cui il documento (originale o inventato) è spesso al centro della narrazione. Nel video che segue Camilleri, citando esempi storici e letterari, spiega l’importanza e il ruolo che gli archivi rivestono per i cittadini e per la società.

 

“L’antro del mostro” di Alessio Simoni (Susil Edizioni)

Alessio Simoni ha finalmente coronato il sogno di pubblicare le sue poesie. Sestu Reloaded lo ha fin da subito incoraggiato e sostenuto in questa impresa ed ora ci piace invitare chi ci segue a leggere il libro che le raccoglie. “L’antro del mostro” contiene 37 originalissime composizioni accompagnate dai raffinati disegni di Antonio Piga.

Potete trovare “L’antro del mostro” nella cartoleria “Green” di via Verdi n. 20, Sestu.

L'antro del mostro 1 L'antro del mostro 2

“Parole al vento”, poesie per iniziare il nuovo anno

reading poesia cif sestuNutrire l’animo per riempire quel senso di vuoto che spesso ci accompagna. Riempirlo di bellezza, spensieratezza, suoni, parole, musica, persone che amano conoscersi e desiderano riconoscersi nel desiderio di condividere tutto questo.

Poesia per iniziare il nuovo anno. Un momento di incontro poetico per trovarsi e conoscersi. Con l’intento di colmare un vuoto, il Centro Italiano Femminile di Sestu organizza una serata di poesia, sabato 2 gennaio alle 17:30 nei locali del parco comunale.

L’organizzatrice della serata, Marinella Fois, ha invitato a partecipare una ventina di autori provenienti da Sestu, da altre parti della Sardegna e del mondo, persone con esperienze umane e professionali diverse, che hanno in comune la passione per la poesia e trovano in quest’arte il modo di esprimersi e esprimere il mondo che li circonda.

‘Parole al vento’, il titolo della serata. Nel segno della massima libertà di espressione, parole che libere si lasciano raccontare, trasportare e interpretare.

La musicalità della parola. Ad accompagnare gli autori ci saranno Ignazio Murru alla chitarra e Michele Ugas al pianoforte. L’intreccio tra musica e poesia è insolubile, un legame profondo. Un mistero che ogni volta si rinnova: la risonanza tra suono e senso.

Vi invitiamo a rinnovare con noi il mistero, sabato 2 gennaio alle 17:30 nei locali del parco comunale.

Gli autori che hanno dato la loro adesione:

Ignazio Murru, Katia Debora Melis, Chicco Pais, Aldo Lai, Ramona Oliviero, Camillo Pili, Giuseppa Sicura, Bianca Mannu, Fabio Pisu, Giorgio Valdes, Maria Tina Biggio, Carlo Onnis, Aldo Loru, Pietro Cogoni, Enrica Meloni, Boucar Wade, Daniela Pia, Carlo Sorgia, Laura Ficco, Fernanda Pinna, Sergio Mereu, Angelica Piras.

Carla Cristofoli

I libri più belli del 2015 secondo il New York Times

GRUPPO/I DI LETTURA

te-nehisi-coates Te-Nehisi Coates

Anche quest’anno, puntuale a dicembre, ecco la lista dei dieci libri migliori di questi dodici mesi secondo il New York Times.

Fiction

Magda Szabò, The door
Al primo posto nelle scelte degli editor della Sunday Book Review del quotidiano di New York troviamo però un romanzo uscito nel 1987 in Ungheria e ora “scoperto” negli Stati Uniti. Si tratta de La Porta (The Door nell’edizione americana pubblicata da New York Review Books), di Magda Szabò (nata in Ungheria nel 1917, morta nel nel 2007), pubblicato  in Italia da Einaudi ormai più di dieci anni fa.

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Le cifine sono tornate!

Colazione CAFFE' TORINO 009L’idea è nata un po’ cosi, quasi per sbaglio. Quando ne parla Anna Maria Pintus ancora oggi si spaventa, ‘Ma cosa mi sarà venuto in mente!?’.
Voleva Anna Maria che di questo paese, di Sestu, se ne parlasse altrimenti, che non i soliti articoli di cronaca, che si desse voce a chi, per fortuna, in cronaca non ci finisce, ma ha comunque qualcosa da dire, da raccontare.
Anna Maria pero’ non sapeva come fare tutta sola, aveva questa bella idea che covava nel cuore e diventava sempre più grande.
L’ostinazione delle cifine la conoscono bene i rispettivi mariti e tutti coloro che ci hanno avuto a che fare. Quando hanno un’idea in testa, con garbo e eleganza, vanno avanti come un treno, con la stessa pazienza e garbo e eleganza con cui sfornano dolci sardi e ricamano tovaglie. Caterpillar del savoir-faire. E pure del savoir-être.
Ad Anna Maria vengono in mente due o tre ‘giovani’ donne (uso le “…” che tanto giovane manco io sono!), di cui pero’ non ha né numero né indirizzo. Penserete mica che si sia arresa, vero?!
Eccola dunque, Anna Maria che va a bussare alla porta delle mamme di queste ‘giovani’ donne, mamme che conosce e che sa dove stanno. Le fa chiamare, le fa cercare, si fa dare il numero, l’indirizzo, le cerca, le trova. Insomma le stana!
Quando mia mamma mi ha chiamato, apposta!, e mi ha raccontato la faccenda, mi è talmente piaciuta questa storia di andar a cercare mamme per stanare figlie, che Anna Maria l’ho chiamata io, per ringraziarla, per aiutarla, per far mia un’idea sua, per farla diventare nostra, di tutti.
‘Noi e gli altri’, appunto.
È nato cosi ‘Sestu: noi e gli altri’, il primo concorso letterario per poesie e racconti brevi.
Quest’anno di figlie da stanare ne abbiamo trovato altre. Succede che quando una bella idea cova nel cuore di molti diventa sempre più grande.
Quest’anno il concorso è ancora più grande. Aperto a tutti in Sardegna, aperto ai bambini e ragazzi delle scuole di Sestu, il tema libero per lasciar spazio a tutti. Una giuria competente, composta da persone provenienti da diverse parti della Sardegna: insegnanti, scrittori, giornalisti, impegnati nella promozione e produzione della cultura.
State in campana, che il bando è pronto, si pubblica a giorni. Le cifine son tornate!

Carla Cristofoli

“I dannati dell’Asinara” – Percorso bibliografico attraverso “l’altra faccia della guerra”

U.S._6 ottobre 2015Relazione 1915-1916Interludio di Sardegna0668_001

Le due facce della guerra. Gli studi recenti  stanno mettendo in luce il duplice volto della Prima guerra mondiale. Da un lato c’è la guerra tramandata dai libri di storia, quella combattuta con “gloria e onore” dai soldati al fronte. Dall’altro lato c’è la guerra a lungo sottaciuta o rimossa, quella dei morti per malattia e dei prigionieri di guerra. La Sardegna ne rappresenta un esempio emblematico. Il primo aspetto è rappresentato dalle “eroiche” vicende della Brigata Sassari; il secondo dalla tragica storia dei prigionieri austro-ungarici deportati nell’isola dell’Asinara.

(Leggi l’articolo integrale nella Pagina del Blog dedicata ai Cent’anni dalla Prima Guerra mondiale)

Gli archivisti… sono ricercatori.

«I ricercatori non possono essere pagati come i funzionari ministeriali che si occupano di procedure amministrative e si occupano di gestione di archivi».

Questa affermazione è stata fatta dal Ministro Giannini il 26 ottobre, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano. A parte  l’indegna comparazione di valore che fa tra le professioni, il Ministro (o la signora Ministra, se si preferisce!) mostra di essere particolarmente disinformata su cosa fanno, da circa 12 secoli, gli archivisti in Italia. Di seguito la risposta che la professoressa Maria Guercio ha dato al Ministro in qualità di presidente ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana).

ANAI_Comunicato 27-10-1015L’ANAI – Associazione nazionale archivistica italiana, in margine all’intervento all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano del Ministro Giannini, ritiene opportuno ricordare alla segreteria del Ministro, che probabilmente informa il suo responsabile in modo un po’ confuso e superficiale, che gli archivisti… sono ricercatori.

E svolgono una delicata duplice funzione tecnico-scientifica.

Da un lato infatti sono responsabili della corretta tutela, conservazione, descrizione, accessibilità e valorizzazione del patrimonio storico archivistico pubblico e privato accumulato in Italia da una dozzina di secoli (un patrimonio unico al mondo che il sistema educativo nazionale purtroppo utilizza assai poco per la didattica di tutte le materie, anche quelle scientifiche).

Dall’altro gli archivisti contribuiscono, direttamente o mediante la loro consulenza e vigilanza, alla creazione ordinata e giuridicamente affidabile degli archivi contemporanei della Pubblica Amministrazione in tutti i suoi livelli. E un simile ruolo, spesso, gli archivisti lo svolgono anche nelle aziende private, occupandosi di organizzare la gestione dei flussi documentali in ambiente digitale.

Nell’esercizio di tale funzione, che si svolge tra incredibili difficoltà, gli archivisti difendono alcuni caratteri fondamentali di una moderna società democratica: la trasparenza, l’efficacia, l’economicità, il buon andamento, l’imparzialità dell’amministrazione e la tutela della riservatezza personale.

In conclusione ci fa piacere ricordare che proprio al Miur compete la cura delle scuole di alta specializzazione in archivistica e biblioteconomia dalle quali escono ottimi archivisti che trovano con soddisfazione lavoro anche in altri Paesi (in Europa, in Nord America, in Australia, ma anche ormai nel continente asiatico e in Sud America).

Cordialmente, a nome di tutti gli archivisti italiani

Maria Guercio, Presidente ANAI

Festa dei lettori 2015

Festa dei lettori_AngelicaElmas,  3 ottobre 2015 – Piazza Cambosu, dalle 15.00 alle 19.00

Non si nasce con l’istinto della lettura come si nasce con quello di mangiare e bere…bisogna educare i bambini alla lettura (Gianni Rodari)

PROGRAMMA

Ore 15.00 – 16.00 Animazione per bambini: Cada Die Teatro, Giancarlo Biffi presenta “Quincho e la gatta dal ciuffo rosso”

 A partire dalle ore 16.00 circa:Spazio alla creatività”.

L’Associazione FogliVolanti proporrà l’attività laboratoriale intitolata “Giardino di farfalle”, dove ogni bambino verrà guidato nella realizzazione di piccole farfalle di cartoncino colorato (da portare via o lasciare nei prati).

Ore 18.00 – 19.00  Reading di poesia (a cura di Angelica Piras).

Hanno dato la loro adesione i poeti:  Rosaria Floris,  Katia Debora Melis, Giuseppa Sicura, Bianca Mannu, Carlo Onnis, Silvia Serafi, Massimo Steri, Sergio Mereu, Marilisa Boi, Marina Cozzolino, Maria Tina Biggio,Fernanda Pinna, Marinella Fois, Anna Pistuddi, Marina Corona, Carlo Sorgia, Giorgio Peddio, Enrica Meloni, Boukar Wade, Roberto Concu, Gabriele Soro, Beppe Roggio. Accompagnamento di Manuel Cabras.

BOOKCROSSING in Piazza a cura di “Equilibri, Circolo dei Lettori e Presidio del Libro di Elmas” (prestito, scambio, suggerimenti su libri e letture per bambini, ragazzi e adulti)

L’ANGOLO DELLA BIBLIOTECA. La Biblioteca comunale curerà un suo apposito spazio. Sarà possibile iscriversi, chiedere informazioni sui servizi, sui libri a disposizione, dare suggerimenti e fare richieste di libri che si vorrebbe fossero acquistati.

PER I BAMBINI: saranno messi a disposizione tavolini, album e colori per tutti quei bambini che vorranno inventare disegni, pensieri, sui libri e sulla lettura. I tre lavori migliori saranno premiati con la copia di un libro scelto dagli organizzatori.

“Domenica di carta”. Viaggio attraverso i depositi del tempo.

L’Archivio di Stato di Cagliari aderisce alla Giornata nazionale “Domenica di Carta” con un’apertura straordinaria domenica 11 ottobre, dalle ore 17 alle ore 20. Per la prima volta saranno organizzati dei percorsi guidati nei depositi archivistici alla scoperta dei fondi più antichi come l’Antico Archivio Regio del periodo catalano-aragonese e spagnolo (secoli XIV-XVIII), ma anche dei fondi più moderni e vicini a noi tra i quali l’Archivio del Carcere di Buon Cammino. Sarà un viaggio tra le carte per apprendere i principali metodi di conservazione e di restauro e le principali tecniche della digitalizzazione.

Domenica di carta